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martedì 5 giugno 2012

Inaspettato anche per l'obiettivo di Roberto Panucci (intervista)


Marco Mengoni live in uno scatto di Roberto Panucci 
www.robertopanucci.it

Roberto Panucci.
Un nome che noi
associamo alle belle
gallerie fotografiche
che ci raccontano
i concerti di Marco Mengoni.
Lo abbiamo intervistato per provare a capire
cosa trasforma uno scatto
in una foto che parla
e abbiamo scoperto che...

 

 

 


Le fotografie sono, per chi scrive, lo strumento per attirare l'attenzione dei lettori. E più la foto è bella, più le parole che vi scorrono tutto attorno avranno un senso.
È ovvio che stiamo parlando di immagini belle, che sanno raccontare un'emozione, che sanno darci del soggetto fotografato un'istantanea del suo carattere, del suo modo di essere, della sua professionalità.
Oggi vogliamo farvi conoscere Roberto Panucci, le cui foto di Marco Mengoni sono ben note ai nostri lettori, e di cui ci onoriamo di ospitare, proprio in apertura del nostro blog (sotto il titolo, nella home page), uno scatto che meglio di ogni altro racconta la forza dello spettacolo che Marco ha portato in giro per l'Italia con il suo Tour Teatrale 2012.

Lo abbiamo contattato proprio per chiedergli l'autorizzazione all'uso del suo scatto e da qui è scaturita la piccola intervista che segue. 

Sotto un palco, con gente che urla e spinge a pochissimi centimetri... eppure la sua macchina fotografica riesce a cogliere sempre "quel" dettaglio in grado di raccontare un'emozione, spesso un'intero pezzo musicale. È la foto che arriva e bussa oppure è una danza di cui si deve imparare il ritmo per muovere i passi giusti?
"Spesso per noi è una piccola sfida... abbiamo pochi pezzi a disposizione (spesso tre ma alcune volte anche uno solo...) e in quel magico momento in cui il buio cala e il pubblico inizia a gridare si cerca di non pensare ad altro se non alla musica e a quello che di emozionante ci regala... si cerca di raccontare quello che la mia posizione privilegiata (tranne casi particolari dove purtroppo siamo molto lontani) mi regala.... e spesso se il cantante è molto vicino a noi ne rubiamo le emozioni, gli sguardi, le gocce di sudore, i lampi negli occhi... e la cosa più bella che mai mi può capitare lì sotto al palco è di farmi rapire dalla musica... Per me è una grande unica emozione"

Nel suo book ci sono artisti di ogni stile ed età, tutti perfettamente raccontati in un solo click. La emoziona di più la loro musica o la loro immagine dentro il suo obiettivo?
"Spesso fotografiamo musicisti, cantanti, artisti che non abbiamo mai conosciuto (artisticamente parlando) e per me è sempre una grande sorpresa oltre che una crescita musicale... Le immagini vengono da sole cercando di farsi trasportare dal momento, dalla situazione. Ogni sera è una situazione ed una emozione diversa, ma rimangono dentro, credimi, e certe volte ci vogliono giorni prima che le emozioni lascino il posto alle foto. Un esempio per tutti: il concerto per L'Aquila del Teatro degli Orrori e degli Afterhours. Una giornata indimenticabile,vissuta accanto agli artisti e a tutte le persone venute dal primo mattino, tra una citta martoriata e chiusa in una immensa gabbia da una parte, purtroppo morta e silenziosa, ma dall'altra viva e urlante delle migliaia di ragazzi che non si sono arresi e son venuti a ribadirlo ancora una volta! Per giorni ho riguardato le foto della zona rossa, del dolore, dei sogni spezzati, della musica e dei ragazzi urlanti e felici... e i brividi non andavano via. Devo dire anche grazie agli artisti e a tutti coloro che hanno fatto sì che tutto ciò si avverasse. Una giornata così la poteva creare solo la musica!".

Le sarà certamente capitato di fotografare un suo idolo musicale. Cosa ha provato nel doverlo raccontare agli altri con una sua foto?
"Spesso capita di trovarmi di fronte a chi stimo e ammiro, musicalmente e umanamente. In quel momento prevale un po' di timidezza... mi chiudo in silenzio e mi sento fortunato per quello che faccio".

Ha una predilezione tra il bianco&nero e il colore?
"Amo il bianco e nero, anche perché fotografando da più di trent'anni ho passato giorni e notti in camera oscura. Fu proprio questa magia a rapirmi e a far sì che seguissi scuole professionali di fotografia e arti grafiche a Roma.  Purtroppo adesso si lavora per il 95% in digitale e fin troppo spesso i ragazzi che si avvicinano alla fotografia non sanno cosa si perdono come emozione e crescita professionale se lavorassero anche solo per poco in analogico. Anzi, molti - non avendo questa esperienza - non hanno una visione del bianco e nero che io descrivo emozionale... e purtroppo si vede. Poi, e mi spiace dirlo, le agenzie,i giornali, le riviste poche volte vogliono il bianco e nero: al 90% prediligono il colore e noi ci dobbiamo adattare (spesso facendo miracoli)".

Siamo su un blog dedicato a Marco Mengoni, protagonista di molte sue bellissime foto. Come definirebbe questo "soggetto fotografico"?
"Dico la verità, la prima volta che l'ho fotografato è stato al Palalottomatica (fine novembre 2011) ed ero molto diffidente perchè lo conoscevo poco,  e specialmente per il fatto che fosse uscito fuori da un talent show. Invece la cosa che colpì tutti noi fotografi fu che rimanemmo molto convinti e stupiti dalla sua professionalità e dalle qualità canore, vocali e di palco, cosa poi riconfermata nelle altre due volte che ho avuto il piacere di (ri)fotografarlo, ad Assisi e a Roma per la recentissima tournée teatrale".

Qual è la difficoltà più grande che hai avuto nel fotografarlo? E la soddisfazione più inaspettata?
"Nel concerto di novembre poche: era un impianto molto bello, luminoso, spettacolare...da grandi palazzetti insomma. Invece nella tournée teatrale la situazione era un po' più intima (ovviamente parlo solo dei primi tre pezzi a me concessi) e perciò le luci erano più fioche e lui - specialmente ad Assisi - era un po' distante dalla mia posizione. Mettici anche che ad Assisi Marco aveva una forte febbre e si vedeva che faceva fatica a fare il suo spettacolo abituale... e invece ci ha stupito! A Roma - anche per via delle riprese televisive- le luci erano leggermente più forti,  ma sempre intime, e la soddisfazione più bella è stata aver rapito una sua bellissima espressione proprio durante un lampo di luce... e lì c'è tutto Marco!".

Dovessi raccontarti tu con una foto, dove la scatteresti?
"Bella domanda, anche perché non sembra ma son molto timido e chiuso... sinceramente io mi vedrei su una spiaggia, lunga e deserta, a camminare lungo la riva... ovviamente un bel bianco e nero e il mare molto mosso... ".


Roberto Panucci
Roberto Panucci nasce a Roma il 10 Ottobre 1965 e dal 2002 vive a Ciampino.
A 13 anni in terza media impara, grazie al suo insegnante di tecnica, a stampare in bianco e nero in camera oscura.
Innamorandosi della fotografia decide di proseguire gli studi nel campo della stessa presso l’IPSIA Panfilo Castaldi di Roma, dove si specializza in Fotoriproduzione e poi si diploma in Arti Grafiche. Inizia sin da subito a lavorare presso vari studi fotografici, per poi approdare nel campo pubblicitario presso la Art Service di Roma dove si occupa di campagne pubblicitarie di rilevanza nazionale.
Da anni opera nel mondo della Fotografia Musicale, Concerti, Reportage , Cd e altro.

Fotografo Ufficiale di OnStage Magazine, collaboratore di Rolling Stone Magazine (web) e fotografo Ufficiale presso la Tosky Records, ha pubblicato su: Rolling Stone Magazine, On Stage, OnStage Live Book 2011, Radio Deejay, Repubblica Web, Repubblica, Messaggero, TrovaRoma, Jazz.Pt (Portogallo), Rumore, Mucchio, Blow Up, Corriere dello Sport, Corriere della Sera, Leggo, Metromorfosi, Ulisse Alitalia, Ville e Casali, Musica Jazz, All About Jazz, Marte Magazine, Terra, Albayan (Dubai), L’Isola, Roma Creativa 2011, E’Lifestyle, Martini Group, Universal Music, Rock Action, Rock Island, 06 Live, RomaLivEventi, Jazz Italia ed altri

Infinita la lista dei premi vinti, che potete leggere sul suo sito www.robertopanucci.it cui si è recentemente aggiunto il primo premio per la fotografia di scena e il primo premio per la foto della miglior locandina assegnati dalla Federaziona Italiana Teatro Amatoriale per lo spettacolo "Tango" di Salvatore Margiotta.


Disclaimer: le foto a corredo dell'articolo sono di proprietà di Roberto Panucci. 

2 commenti:

  1. Germano Pozzati5 giugno 2012 22:24

    Grazie per questo prezioso articolo. L'ho letto con attenzione e mi colpisce l'approccio rispettoso ed umano che Roberto esprime nel considerare il proprio lavoro artistico. Ne farò tesoro.
    Complimenti per le bellissime foto.

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