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martedì 1 luglio 2014




di Emilia Gatti 

Basta con le fantasie! Basta con le notizie inventate! Basta con gli articoli pieni zeppi di sciocchezze! Basta! 



Non se ne può più! In questi giorni abbiamo davvero toccato il fondo: un'intervista è stata riportata in modo assolutamente falso, mettendo insieme in modo scoordinato le risposte a domande differenti fino a far diventare le parole di Marco Mengoni surreali (“faccio sesso quando non ho il cellulare vicino”), quando non offensive visto che chi parla è un musicista (“la mia canzone preferita è Life on Mars di David Bowie e parla di corteggiamento”). 



E si potrebbe andare avanti così riempiendo pagine e pagine, ma visto che noi di “notizie false” non ne vogliamo dare, preferiamo postare le immagini di quanto di meglio è stato scritto nelle ultime 48 ore. E cominciamo con l'articolo che pubblica la foto di una fan tutta contenta di aver incontrato il suo idolo alla stazione di Milano. 


Leggendo l'articolo, potete venire a sapere che Marco era in stazione per andare a trovare i suoi genitori, con tanto di indicazione di treno e di cambio per la sua destinazione finale.

Peccato che Marco, in realtà, è partito qualche ora dopo per Los Angeles... 


E mentre continua la saga costruita sull'intervista rilasciata al magazine spagnolo Divinity (video intervista con risposte in italiano) ecco che si avanzano nuove perle "giornalistiche", come quella che prende spunto dal post con cui Mengoni saluta i suoi fan poco prima di salire sull'aereo che lo avrebbe portato oltre oceano. 


Leggete con i vostri stessi occhi: 


Fin qui, tutto abbastanza divertente e innocente, però man mano che le ipotesi avanzano ecco che il veleno raggiunge l'orlo fino a traboccare: 


No comment. Noi però ci scusiamo con gli abitanti di Ronciglione per aver riportato questo stralcio: lo abbiamo fatto solo per dissociarci. Sì, visto che non possiamo impedire che chiunque scriva quel che gli pare sul web (la libertà di internet la difenderemo con le unghie e con i denti), possiamo però prendere le nostre contro-misure. 

Non condivideremo più nulla che non sia corretto. E per corretto intendiamo esatto, vero, giusto, preciso. Basta con lo "schiaffa Marco Mengoni in pagina" al solo scopo di calamitare l'attenzione del suo Esercito, così da collezionare visualizzazioni e partecipazione. 

Basta con i post scritti al solo scopo di infiammare polemiche e con il gossip esasperato e con tutti i mille trucchetti che in questi anni abbiamo letto al solo scopo di avere le nostre condivisioni. Basta. 

Ora non ci faremo più abbagliare da titoli forti, da tweet pruriginosi. Ora ignoreremo tutti gli articoli di ogni blog/sito/magazine/quotidiano che oltrepassino il confine tra "curiosità" e "sberleffo". Perché Marco Mengoni merita rispetto. E anche il suo Esercito.

Sgrunt!

 
read more "C'è chi dice NO!"

venerdì 20 giugno 2014




Anche se siamo quasi a fine giugno, qui vi parleremo del mese di maggio, di numeri, di incremento, crescita... Economia? No! È l'analisi mensile della presenza di Marco Mengoni sui social networks più usati: facebook, twitter e youtube.



Cominciamo da facebook. Avendo rilevato i dati ai primi di giugno, la pagina ufficiale di Marco Mengoni non aveva ancora superato quota 1.300.000 ma, in ogni caso, suo è il 12°posto assoluto della classifica nazionale - categoria "cantanti". 




Gli artisti che lo precedono, però, hanno tutti una carriera più lunga, e infatti, guardando alla velocità di crescita, ecco che la bacheca di Mengoni è la quinta per incremento. E qui parliamo ancor di più di "assoluto", visto che abbiamo analizzato tutte le pagine italiane di tutti i cantanti presenti su facebook: vederlo in compagnia di Taylor Swift e Rihanna fa un certo effetto! 




Incuriositi, abbiamo azzardato una classifica mondiale: Marco Mengoni, da soli 5 anni su un palcoscenico da professionista, lo troviamo alla posizione 553 della classifica di tutte le pagine di tutti i cantanti del mondo. 




Apriamo il capitolo twitter. Marco è il settimo cantante italiano per popolarità sul social cinguettante. E visto che questi dati sono stati rilevati prima della pubblicazione del suo disco in Spagna, aspettiamo con curiosità di vedere che numeri avremo a metà luglio.




Lo abbiamo fatto per facebook, lo facciamo anche per twitter: nella classifica di tutti i cantanti di tutto il mondo presenti su twitter, Marco si colloca nella casella 656. Anche questo è un dato molto, molto importante.


E ora passiamo al social musicale, dunque il più importante nel nostro caso: youtube. Anche qui, la situazione supera le nostre aspettative. Sempre considerando la classifica assoluta di tutti i cantanti italiani, Marco Mengoni - con i suoi 16 video - è addirittura sesto per numero di visualizzazioni.



La classifica che guarda alla velocità di crescita conferma quanto appena detto, mettendo il canale di Marco Mengoni al terzo posto. Quello che ci piace sottolineare è che al primo posto troviamo i Modà con i loro 152milioni di visualizzazioni ottenuti con 71 video, mentre i 55milioni di visualizzazioni di Marco Mengoni Vevo girano sugli unici 16 video che il musicista ha realizzato nella sua giovanissima carriera!


 

I numeri, lo confessiamo, di solito non ci affascinano. Ma questi ci piacciono tanto: calzano a pennello con un paio di hashtag come #solocosebelle e #nuovifuturi.

Stay tuned!


read more "#CorreSuiSocial "

martedì 10 giugno 2014






Più che una corsa, per i fan di Marco Mengoni l'approdo del “nuevo rey” in terra spagnola si è trasformato in una sorta di spassoso rebus, complici i titoli, gli hashtag twitterini e la confusione tra EP e CD. Occorre mettere tutte le cose nella giusta casella, così che un certo “piccolo” dettaglio si mostri in tutto il suo extra-ordinario valore. 

Procediamo con ordine.
Il 19 marzo del 2013 è uscito per il mercato italiano #Prontoacorrere, il CD (compact disc) che tutti ben conosciamo con le sue 15 tracce in italiano. Il 10 giugno 2014 è uscito #Prontoacorrere, CD messo in vendita solo per il mercato spagnolo che si differenzia dall'originale del 2013 perché ha No Me Detendré al posto di Prontoacorrere, Nunca se Irà al posto di Non Passerai, e Incomparable al posto de L'Essenziale. Questo CD in versione fisica si può acquistare solo in Spagna oppure attraverso Amazon (che al momento in cui scriviamo ha esaurito le scorte, ma non dubitiamo che in pochi giorni possa tornare ad attivarne la vendita). 


Oggi 10 giugno 2014 giunge notizia via twitter che le Fnac di Madrid e Barcellona, e La Inglés di Madrid hanno esaurito le copie fisiche in vendita, ma ai fan spagnoli (e solo a loro) resta la possibilità, oltre che prenotare e attendere la nuova fornitura, di scaricare il formato digitale del disco o tramite il comodo iTunes o tramite lo stesso sito Amazon.


Sì, solo gli spagnoli possono. Perché nel resto del mondo gira #ProntoacorrereSpain, un EP (extended play) con i soli 3 pezzi in lingua spagnola più una preziosissima versione acustica di Nunca se Irà, arrangiata e suonata da Marco Mengoni (voce e chitarra), Peter Cornacchia (chitarra) e Gianluca Ballarin (tastiere). 


Questo EP – che è arrivato al 1° posto della classifica iTunes Italia già in preorder e lì è rimasto – è proprio quel “piccolo” dettaglio che qui vorremmo mettere in risalto. Perché non è affatto l'ennesimo “disco da vendere”. 


Per spiegare meglio la faccenda, cominciamo con il dire che protagonisti della nostra storia sono due personaggi: l'Artista e la Casa Discografica. L'Artista è quella persona che ha il talento, la Casa Discografica è quella entità che il talento dell'artista lo vende. Perché anche se l'artista è “Artista”, resta sempre un umano con le sue necessità umane. La Casa Discografica è fatta di tanti umani che hanno le stesse necessità ma, tra i due, c'è una grande differenza: l'Artista la sua arte ce l'ha inside, la Discografica no. E non è neanche un suo dovere averlo: l'unico “compito” della Casa Discografica è prendere il talento dell'artista e venderlo più che può. 

L'Artista può essere anche il più bravo di tutti, ma ha bisogno di una Casa Discografica che prenda il suo talento e lo porti in giro per il mondo, così come una Casa Discografica può essere la più generosa del mondo ma deve avere in scuderia Talenti da vendere. Altrimenti si fallisce e si chiude.  (NDR: Chiedo umilmente scusa ai protagonisti per questa super-semplificazione, ma è necessario per chiarire quanto segue.) 
 
A questo punto risulta chiaro come fosse interesse della Casa Discografica (e quindi anche dell'Artista) mettere in vendita solo il CD #Prontoacorrere con i brani in spagnolo, quello che costa € 9,90 in digitale e € 15 in formato fisico: costando di più, avrebbe fruttato un incasso molto più cospicuo. Invece noi italiani – al momento i maggiori acquirenti del prodotto #Prontoacorrere - ci ritroviamo con la possibilità di acquistare su iTunes  i tre nuovi pezzi in spagnolo più quella chicca acustica al costo irrisorio di € 2,90 (di questo EP non esiste la versione fisica, quella su plastica). 

Come è possibile? Il mercato va all'incontrario? 

No. C'è solo un motivo perché accada una cosa del genere: è volontà dell'Artista. Che ha voluto regalare ai suoi fan italiani quelle quattro canzoni, mettendo in vendita un EP da cui ricavare solo i soldi per pagarci tasse e spese vive (musicisti, sala di registrazione, bolli e imposte varie, oltre alla percentuale che va riconosciuta a iTunes stesso). 


Quando si parla di Arte e Artisti è quasi volgare parlare di soldi, ma per riconoscere questo Omaggio Speciale a chi ce lo ha voluto offrire era indispensabile farlo: quella Nunca Se Irà acoustic version è stata fatta per noi, pensando a noi, solo ed esclusivamente per dirci ancora un altro ennesimo “grazie”. È nostra.  In un rapporto virtuale tra Artista e il suo pubblico non c'è cosa più preziosa. 

Anche questo è Marco Mengoni: oltre il talento c'è molto, molto di più!

 
read more "Oltre al talento c'è un "piccolo dettaglio"..."

martedì 6 maggio 2014




Non ci si sveglia una mattina e ci si scopre "artista". "Artista" è una parola che si scrive sui contratti e sugli articoli di giornale, che si trova nei libri di scuola o sulle riviste di gossip, ma nessun essere umano che si muove in un universo artistico vedrà mai aprirsi le nuvole per sentire una voce divina che gli comunica: "Tu sei un vero Artista!". 

Marco Mengoni - photo@Claudia De Santis

Le decine di migliaia di persone di tutte le età che si presentano ai provini di un talent show inseguono il sogno di affermarsi professionalmente in quello che fino ad allora hanno fatto – più o meno – per divertimento, anche se con molto impegno. Molti di loro pensano se stessi come "artisti", ma quanti lo sono veramente? 

Nel dicembre del 2009 un giovanissimo Marco Mengoni vinse la III edizione italiana di X-Factor e, di fatto, divenne un professionista in campo musicale all'uscita del suo primo EP. Ma quanto allora fosse consapevole -o sicuro- del suo essere artista solo lui può saperlo. Di sicuro era bravo, eccezionalmente bravo (anche "troppo", come gli avevano detto alcuni) e capace di suscitare forti emozioni in chiunque lo ascoltasse. 

Differente, dotato, molto espressivo e ora "professionista" dato che incideva dischi e firmava autografi... Quindi si può dire che il suo sviluppo artistico fosse compiuto? 

"Essere artista" non è un lavoro come "fare l'artista". Sono sì due facce della stessa medaglia, ma sono due inquilini dalla non facile convivenza nell'anima di chiunque, più che mai in quella di una persona giovane. Una cosa però è stata subito chiara: Marco non si sarebbe lasciato conquistare dalla via più facile, non avrebbe mai rinunciato al suo istinto. 

Fin da subito lui fece capire quale fosse la direzione verso la quale orientarsi. In una delle sue prime interviste, quella a RDS del marzo 2010, la conduttrice gli chiese se si sentisse più vicino a John Lennon o a Paul McCartney - quindi se gli fosse più consona la parte più cerebrale, idealistica, a volte distaccata dei Beatles rappresentata da Lennon, oppure quella più totalmente musicale, melodica o rock che fosse ma certo più immediata e vicina al cuore del pubblico, quella rappresentata da McCartney. Con un sorriso forse un po' sornione Marco si disse più incline verso Paul, e così ha sempre confermato in seguito: la musica, secondo lui, deve essere un momento di gioia, intensità, emozione ma soprattutto abbandono alla propria istintività, al vero io di ciascuno che può finalmente affiorare in tutta libertà. 

La sua vocalità così stupefacente era allora il suo punto di partenza, il suo "ferro del mestiere", nel cui sfoggio certamente mai si è esaurito il suo progetto artistico. La strada che Marco ha percorso – e che certamente sarà ancora lunga ed avvincente – è esattamente quella che si è rivelata fin dall'inizio attraverso l'uso della sua voce. 

Ma dopo l'esplosione delle sue potenzialità, che hanno sbrigliato la fantasia di entusiasti e di critici, e dopo aver ricomposto un'identità che sembrava fratturata tra un'espressività prorompente e un comportamento timido ed ombroso, Marco ha cominciato quasi a prenderne le distanze. È come se dopo un periodo iniziale di galoppo sfrenato avesse conquistato il piacere di passi più cadenzati che gli lasciassero il tempo di parlare, oltre che di cantare, di raccontare e soprattutto di ascoltarsi. 

Il canto non inizia quando la voce esce dalla bocca, ma molto prima. Inizia col respiro che allarga i polmoni, con la postura del corpo, con l'accento che si vuole imprimere ad una certa nota. Tutto questo avviene dentro di sé, come da dentro si muovono le emozioni che il cantante vuole comunicare: c'è un punto misterioso in cui la vibrazione dell'aria incontra la tensione emotiva e le dà corpo, la rende materia sonora che l'ascoltatore può condividere. È la percezione di questo "punto" in cui l'idea musicale diventa suono che rende un cantante consapevole di cosa vorrà esprimere e di come potrà farlo.  È la forza e la chiarezza di questa percezione che sostanziano l'essere artista. 

Marco ha lavorato molto sull'ascolto di se stesso, sia dal punto di vista umano che da quello tecnico, e la maturazione della sua voce ha coinciso con quella personale. Il risultato è stato un album che è in classifica da ben più di un anno e non sembra aver intenzione di uscirne. 

Poi c'è l'altra faccia della medaglia, quella del fare l'artista in modo professionale, ovvero il costruire una carriera coi passi e coi tempi giusti, il dover trovare l'equilibrio tra la popolarità e la possibilità di proporre qualcosa di nuovo. 

Mengoni ama sperimentare, contaminare, mischiare suoni di oggi con quelli del passato per creare un sound tutto suo, fatto di tante idee e suggestioni diverse, ma senza intellettualismi, senza creare fratture fra sé e il grande pubblico, anzi cercando di coinvolgere il maggior numero di persone possibile nella sua bellissima avventura di uomo-artista, proprio nel segno di quell'abbandono all'istintività capace di liberare per tre minuti o per due ore le emozioni di chi lo ascolta.

Proprio nel segno di una voce che canta per noi. Tutti noi. (mlml)
read more "C'è e ci fa"

domenica 4 maggio 2014



È passato un mese dalla nostra prima analisi sul Mengoni Social Impact. È tempo di andare a guardare che cosa è successo durante questo aprile, mese in cui Marco ha trascorso molto più tempo in studio che sotto i riflettori. I social avranno risentito di questa sua assenza, oppure la sua musica è così potente da aver guadagnato nonostante la lontananza? 

La foto di Marco Mengoni è di Annalisa Canducci

La risposta esatta è "la seconda che hai detto!", e adesso andiamo a guardare i dettagli iniziando da facebook. 


Il grafico che vi proponiamo riporta in blu il numero degli iLike aggiornati al 3 maggio; in rosso il numero dei fan che si sono aggiunti nel mese di aprile e - nel numeretto tra parentesi - la posizione in classifica  relativamente alla crescita della pagina. Quindì, sì, la bacheca ufficiale di Marco Mengoni è la dodicesima in assoluto tra tutte le bacheche dei cantanti italiani, ma è sesta (+2 posizioni rispetto a marzo) per crescita, testimoniando un interesse vivacissimo nei confronti dell'artista.

Soprattutto in questi ultimi tempi, però, Marco è stato più attivo su twitter. Cosa è succeso in questo mese?


L'aumento di ben quindicimila followers per un artista che non ha un nuovo disco in uscita e non è in promozione è davvero importante: Marco, infatti, è sesto per crescita del suo profilo twitter nonostante il periodo di silenzio (solo per fare un esempio, all'ottavo posto troviamo Cremonini, che ha da poco pubblicato il nuovo disco). La sua crescita è maggiore persino di quella di Tiziano Ferro (anche lui in piena fase creativa), per cui quel sesto posto assoluto ci sembra davvero a portata di mano.  

Ma le belle notizie non sono finite qui. Anzi, adesso viene il meglio! Parliamo di musica e andiamo a guardare il social che si ascolta: youTube.


Nel post relativo al mese di marzo, causa scarsa attitudine alle statistiche, non abbiamo inserito nelle nostre ricerche i parametri più corretti (ovvero la selezione in assoluto tra tutti i cantanti italiani). Questa volta abbiamo fatto tutto in modo esatto ed ecco che nel mese di aprile Marco conta oltre 52 milioni di visualizzazioni per i suoi 15 video (il 16° sul backstage per La Valle dei Re è arrivato su youtube il 3 maggio e quindi non influenza la classifica), classificandosi terzo tra i canali con maggior crescita, con i suoi quasi due milioni e mezzo di visualizzazioni  nel solo mese di aprile. 

Una chicca: nel mese di marzo le visualizzazioni settimanali erano circa cinquecentomila; nel mese di aprile la media settimanale è cresciuta fino a settecentomila. Considerando che il suo disco #Prontoacorrere è sempre in top chart Fimi e che proprio Marco Mengoni è tra gli artisti più ascoltati con la piattaforme Deezer e Spotify (secondo quest'ultimo, l'album è l'undicesimo più ascoltato tra tutti gli italiani), bè... c'è proprio da dire #solocosebelle!!!

Stay tuned!

 
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giovedì 24 aprile 2014




Ma perché tutti lo chiamano Re? Perché tutti i suoi fan insistono su questo appellativo, nonostante il diretto interessato si schermisca?  



Certo, "re" per la sua famiglia lo è e lo è sempre stato (e questo lo ha detto forte e chiaro), ma poi si lascia strattonare da passanti frettolosi come se in fondo fosse solo una rappresentazione, un ologramma tridimensionale. Una figura in bianco e nero tra le figure in bianco e vuoto di Valerio Berruti, quasi volesse giocare a nascondino tessendo complicate trame da svelare, semprecché se ne veda l'intreccio. «Vuoi sapere chi sono? trovami in questo continuo rimando di immagini», come in un disegno di Escher, in cui quello che si vede è solo l'ombra di qualcos'altro. Ma quell'ombra allora cosa è? È lì che si nasconde il Re?

No. Un Re non si nasconde. Così come lui non nasconde certo la sua voce scegliendo di cantare una meravigliosa Io Che Amo Solo Te in Sol, una tonalità più bassa rispetto alla sua naturale, invece che indossare l'ermellino del suo La, da sfoggiare con corona e scettro. Se fosse arrivato a cavallo di un bianco destriero tutti sarebbero rimasti abbagliati dalla Sua Maestà e forse avrebbero dato poco ascolto alle parole. Quindi, meglio un più umano abito elegante, un tono caldo quasi sussurrato ed ecco che un'intera platea (quasi nove milioni di persone) respira più piano per ascoltare quel che canta. Perché questo ci è sembrato fosse il motivo vero di quel Sol: «Sono qui per portare la musica di Sergio Endrigo, per rendere omaggio a lui, non per richiamare a me l'applauso». Vano tentativo, ché quei tre minuti di eleganza sono stati così belli che ricordarsi della versione originale richiede ogni volta grande sforzo (e di questo ce ne scusiamo con l'Autore).

Un Re non si nasconde, non si nasconde mai. Neanche quando vorrebbe, ché essere Re a volte (e questa lo è) non è una scelta, ma è predisposizione naturale. Così non basta un arpeggio bellissimo di chitarra, o un pianoforte suonato come si deve per distogliere l'attenzione da una Tu Non Mi Basti Mai pensata a voce sommessa dietro a un microfono, scrivendo a ricalco le sue emozioni sul cuore di chi ascolta. 


Perché è questo quello che fa un vero Re: ascolta quello che gli viene chiesto e fa di tutto per offrirlo. Perché lui può e sa di potere. E sa che tutto ciò è un onore, ma è anche un onere. Non gli è consentito fare una briciola in meno di quanto tutti sanno che può fare.

Sì, il Re è il Re. Il Re deve essere sempre maestoso, elegante, profumato e molto "Re". Il Re deve guardare tutti, stringere le mani agli eletti, parlare con i più intimi, abbracciare quei due o tre davvero fondamentali... E il Re guarda tutti, stringe le mani a tutti come fossero gli eletti, parla con tutti come se fossero i più intimi e abbraccia tutti come se tutti fossero fondamentali. Perché per il Re, per un vero Re, tutti sono fondamentali per davvero.

Il Re, come tutti i re, ha le sue stanze private in cui progetta il futuro e "disegna nuovi spazi". Che sono segreti fino a quando non saranno pronti per essere compresi. Non c'è pittore che ami mostrare la tela appena abbozzata, non c'è scultore che sveli l'opera ai primi intagli di scalpello, non c'è musicista che suoni una composizione già alle prime frasi... Ma un Re, che se è un buon re ha sempre una folla acclamante fuori dalle finestre, ogni tanto si affaccia e saluta. Con la mano, da lontano. Ma quel gesto - che lo distoglie dalle sue stanze segrete - nasconde in sé la bellezza di un pensiero: «Sono re grazie a loro, e loro sono così importanti che valgono ben più di qualche minuto di lavoro». E sebbene le finestre si chiudano sempre troppo in fretta, siamo certi che quegli applausi e quelle acclamazioni arrivano fin oltre i muri delle stanze più interne, così che il Re sappia quanto il suo lavoro sia atteso con affetto e passione.

Il Re ha uno sguardo penetrante. A volte tagliente. Che tiene custodito dietro un'espressione svagata, mentre lascia scivolare certi suoi desideri, come voler far cantare di più due giovani contendenti invece che conquistare la paltea con la sua presenza. «Diamo più spazio a loro ché io i miei spazi li ho già avuti», dice. Ma quando la piccola spia rossa della telecamera si accende solo per lui, ecco che quello sguardo viene fuori. E con lui tutta la maestosità di chi viene giustamente riconosciuto Re. Prima arringa la folla parlando con l'intonazione più colloquiale possibile (miscelando la raffinatezza del suo dire con sorrisi di gioiosa complicità), e poi, quando ha la piena attenzione di tutti, ecco che indossa la corona, l'accende con saggezza regale e - attraverso quell'opera d'arte di oro, platino e diamanti - rifrange tutta la sua luminosa potenza su chi lo sta ad ascoltare ammaliato.

Perché un Re, un vero Re, certo non si presenta con la didascalia "sono-il-re", ma fa in modo che tutti, al suo cospetto, si sentano privilegiati già solo per il fatto di essere lì.

E al suo cospetto non ci sentiamo forse tutti principi e principesse?


 
read more "La fondatezza di un titolo"

giovedì 10 aprile 2014



Mentre dall'altro lato del desktop cominciano a prendere forma briciole di note, per ingannare l'attesa facciamo "cose serie" e guardiamo un po' di numeri. 



Lo facciamo perché si tratta di numeri molto belli e, per certi versi, persino sorprendenti. Per farla breve, proviamo un po' a "misurare" l'impatto sui social network di Marco Mengoni, esaminando quanto è successo nella settimana che va dal 2 all'8 aprile 2014. E, per capire un po' più chiaramente come stanno le cose, cominciamo con il pesare con il bilancino l'impatto del Nostro su facebook. 

Questi i primi 12 big della canzone italiana, inseriti in classifica per numero di follower "globali". Una precisazione fondamentale visto che - ad esempio - Laura Pausini, su 4.715.789 di iLike totali, ne conta 1.436.835 di italiani.
Certo, è un'artista da vent'anni sulla cresta dell'onda, che ha vinto ben 2 (due) Grammy e che ha giustamente un pubblico internazionale - cosa che ci rende "italianamente" molto orgogliosi. Altri dati di cui bisogna tener conto sono: l'età artistica di questi protagonisti (il primo disco di Vasco Rossi, ad esempio, data 1978, anno in cui Laura Pausini non era neanche nata), ovvero il numero di anni durante i quali hanno conquistato i propri fan; e la data di attivazione delle pagine, i "contenitori" di questi numeri: il Blasco e i Negramaro sono i più "anziani", avendo aperto la comunità facebookiana nel febbraio 2008. Considerato tutto ciò, ritrovare Marco Mengoni, tra questi big di gran lunga il più giovane per età artistica e per iscrizione al social, addirittura dodicesimo assoluto nella classifica italiana è davvero straordinario. 


Ma c'è di più. Perché se è vero che Marco Mengoni è dodicesimo per numero di iLike globali, guardando all'incremento settimanale di follower - sempre degli stessi 12 big perché a loro appartiene il record in questo segmento - ecco che lo ritroviamo all'ottavo posto!

E per gustare meglio questo gradino, ricordiamo che al momento Mengoni non sta facendo promozione né ha un disco fresco di produzione. Un paragone possiamo farlo comodamente con il grande Lorenzo Jovanotti Cherubini, adesso più o meno nella stessa situazione di Marco, ma undicesimo in questa classifica.


Chiuso il capitolo facebook, apriamo quello twitter. E qui bisogna fare i conti con l'attività degli artisti sul social cinguettante: se non scrivi, se non cinguetti, i follower non li conquisti. Tutti sappiamo quanto siano rari i tweet del nostro @mengonimarco (in 4 anni e 3 mesi ne risultano 1096 - tra quelli personali e quelli dello staff - contro gli oltre 9000 "personali" di Jovanotti nello stesso lasso di tempo!) , eppure la classifica stilata in base ai followers dice che...

... che Marco Mengoni è il sesto musicista italiano in assoluto, nonostante sia - anche qui - di gran lunga il più giovane, sempre artisticamente parlando (sì, lo è anche anagraficamente, ma questo è un dato di cui non abbiamo tenuto conto). 
Con molta soddisfazione notiamo, tra l'altro, che non manca molto alla conquista del quinto gradino: questa classifica è aggiornata all'8 aprile 2014, chissà cosa troveremo tra un paio di settimane! Al contrario di facebook, su twitter non esiste suddivisione tra follower globali e nazionali, visto che il sistema non tiene in considerazione l'origine degli utenti cinguettanti.

Terzo social, youTube, il social che per un musicista è certo il più importante. Qualche dettaglio sui dati analizzati per rendere chiara l'importanza di questa classifica: abbiamo letto solo i canali ufficiali e abbiamo guardato solo al numero complessivo delle visualizzazioni, ovvero abbiamo messo insieme tutte le visualizzazioni di tutti i video presenti.

Svetta al primo posto Fedez, che con i suoi 80 video, mette insieme la bellezza di 141.628.411 visualizzazioni, con una media di oltre 1.770.355 visualizzazioni per singolo clip. Bene, ottimo.
E Marco? In questa classifica "assoluta" tra i big italiani, Marco è quinto, con i suoi 15 video e un numero di visualizzazioni che ammonta a 50.199.873! Ovvero, una media di 3.346.658 visualizzazioni per ciascun singolo clip. E tenendo conto del fatto che di questi 15 video uno è uscito due settimane fa e uno (In Un Giorno Qualunque) ha perso oltre 4 milioni di visualizzazioni per l'annessione al canale Vevo, ci verrebbe da dire "mica ciufoli!". Ma non lo diciamo adesso, ché ce lo riserviamo per la sotto-tabella youTube, ovvero quella dell'incremento settimanale (sempre con riferimento alla settimana 2-8 aprile 2014): qui Marco è addirittura secondo, mettendo a segno un +510.847 cui riesce a far fronte solo Jovanotti (+682.245): bè, però Lorenzo può contare su 247.916 iscritti, mentre Marco - e anche qui l'età artistica ha il suo bel peso - ne ha 123.725, ovvero meno della metà. E quindi... altro che pizza e fichi!

Se fra un mese avremo dimenticato la fatica che ci è costata redigere questo post, torneremo con gli aggiornamenti.

Stay Tuned!


 
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mercoledì 2 aprile 2014



L'annuncio del video per La valle dei re ha creato particolare aspettativa: avremmo visto realizzata l'idea "torri-corone-castelli" o quella di una corona virtuale e di un regno fatto di quattro assi e un po' di luci?





Marco Mengoni sta vivendo la sua vita. Questa frase così semplice, addirittura banale potrebbe essere la più indicata a riassumere almeno uno dei messaggi contenuti nel video de La Valle dei Re, quinto singolo estratto dall'inossidabile #Prontoacorrere, ormai veterano delle classifiche.

Che Marco stia “vivendo” come forse non faceva da quando la sua esistenza è stata – fortunatamente – stravolta dalla vittoria di X Factor 3 nel 2009 non è una riflessione poi così scontata. La grande popolarità, il bombardamento mediatico, l'assalto alla sua privacy, l'accanimento o l'esaltazione da parte di chiunque si sentisse libero di parlare di lui come artista ma anche come persona, gli insulti e le dichiarazioni d'amore, il dovere di sorridere a tutti sempre e comunque non sono certo facili compagni di viaggio per un ragazzo in quegli anni cruciali in cui diventa l'uomo che sarà per sempre. 

Se poi il ragazzo è un artista, magari anche timido, dal carattere complicato e – come è giusto a quell'età – pieno di incertezze su se stesso e sul mondo, il rischio di “scoppiare” è altissimo. E lì, ad aspettare lo scoppio, erano già tanti tra avvoltoi del gossip, giornalisti-crociati anti talent e pubblico allevato alla bulimia da “idolo” stagionale. 

Ma Marco non è scoppiato, anzi, come il nuotatore che arrivato in fondo alla piscina fa una capriola e riprende la gara, lui per andare avanti si è girato indietro, verso le sue origini, e con L'Essenziale ha impresso alla sua vita e alla sua carriera una nuova energia. 

La valle dei re è un pezzo di Cesare Cremonini, uno degli artisti che ha voluto dare a Marco un pezzo di sé da inserire nel suo terzo album di inediti, ed è quindi frutto dell'esperienza emotiva del cantautore bolognese. Mengoni l'ha interpretato sia in studio e poi dal vivo, durante il tour, con un'impronta forte e personale, come è naturale che avvenga in questi casi di "adozione", giocando con il suo ruolo di "re" sul palcoscenico, un "re" che con ironia si guarda allo specchio quando invece ne è fuori. 

L'annuncio del video di questo brano ha creato particolare aspettativa: avremmo visto realizzata l'idea del "padre naturale" con torri-corone-castelli o quella del "padre adottivo" che parla di una corona virtuale e di un regno fatto di quattro assi e un po' di luci? La risposta è arrivata, come sempre, in modo inaspettato e con le riprese che nessuno mai avrebbe pensato di veder trasmesse in ogni luogo del pianeta. 

L'inizio è spiazzante: immagine ritagliata su uno sfondo, bianco e nero e voci di bambini. Geniale: è l'inizio di un film, non di un videoclip. 

Il tempo di leggere luogo e data e si sente risuonare il nome di Marco, il bimbo che gonfia ben bene le guanciotte per spegnere le due candeline sulla torta. Eccolo lì: il re della festa, il re della sua famiglia, il re del suo mondo. E Marco adulto che si sveglia in un letto sormontato da una coroncina d'oro non ha perso nulla del bambino che si vede giocare, correre, gesticolare. Anzi, vive la sua realtà di uomo finalmente padrone del proprio tempo con lo stesso sguardo, il suo sguardo. 

Non l'occhio truccato dell'idolo di stagione che fa notizia più per la sua ambiguità che per la sua musica, non l'occhio iniettato di sangue di un bello-e-maledetto che fa notizia per i suoi eccessi (con gli avvoltoi pronti a gettarsi sul suo eventuale dramma-dark "de noantri"), ma l'occhio limpido di un artista che ha appena cominciato la sua avventura e vuole andare molto lontano sperimentando e reinventandosi mille volte. Re di se stesso, quindi, come dovremmo sentirci tutti, e soprattutto libero di tenere dentro la sua valle, nelle mura della sua città, chi ha voglia di seguirlo nel suo percorso e di buttare fuori chi invece di capirlo ha provato a farne un fantoccio. 

Aspettando la nuova musica di Marco, i suoi voli e le sue scoperte, gustiamoci questo video fatto di immagini sapientemente intrecciate, in cui passato e presente sfumano l'uno nell'altro con grande dolcezza, e godiamoci il sorriso tranquillo con cui sembra volerci dire che prima dell'artista c'è l'uomo e prima dell'uomo c'è il bambino. (mlml)

read more "Il discorso del Re"

lunedì 24 febbraio 2014


Riproporre con una canzone le emozioni che facevano battere i cuori cinquantadue anni fa, senza alcuna malinconia ma con la gioia piena di un attimo che palpita vivo, è cosa assai difficile. E chi ci riesce può -a ragione- essere chiamato "grande". Come Marco Mengoni
 
A sinistra, Sergio Endrigo canta nel 1962 "Io che amo solo te". A destra, Marco Mengoni con la stessa canzone nel 2014

Si fa presto a dire “gli anni Sessanta”. Si fa presto a dire “canzone d'autore”. Ci si sente già più belli, più eleganti, più “bon ton” solo a pronunciarle queste definizioni, e molti lo fanno con la certezza di andare sul sicuro, senza tema di smentita. Ma una cosa è l'ennesima operazione nostalgia - le pettinature cotonate, le minigonne, la plastica color pastello, la dolce vita e così via– e un'altra è far rivivere attraverso la musica lo spirito di un'epoca. 

Nella quarta serata del Festival di Sanremo 2014 si è voluto omaggiare il fiore all'occhiello della produzione musicale del nostro Paese, quel patrimonio di brani che oltre ad entrare a far parte della nostra vita l'hanno anche resa più bella - o comunque più intensa- e stanno già scavalcando le generazioni. Dalla, De Gregori, Bindi, Tenco, De André, Bennato, Paoli... autori molto diversi sia per stile che per modo di arrivare al pubblico, ma tutti ugualmente capaci di dare ai pochi minuti della canzone un peso specifico espressivo molto importante. 

È normale che la distanza temporale abbia dato ad alcuni pezzi una patina di antico o che li abbia, apparentemente, allontanati un po' dall'ascolto di oggi, ma giustamente è con uno di questi che è stata aperta la serata. 

Senza inutili presentazioni, palco vuoto, accordi d'orchestra e Marco Mengoni che entra avvicinandosi al microfono. C'è gente che ama mille cose... e la magia è così immediata da spegnere ogni ultima distrazione e far chiudere gli occhi. 

Si, è proprio “Io che amo solo te” di Sergio Endrigo. Per molti, un bouquet di ricordi da assaporare, per altri una sorpresa di parole incredibilmente dirette, forti ma proposte quasi con umiltà. E con grande umiltà Marco entra nel pezzo: calibrando il tono sommesso nei versi iniziali, quelli in cui l'autore parla degli “altri”, quelli che amano e ricercano le mille cose del mondo, e slanciandosi poi, ma sempre con grande dolcezza, nella dichiarazione più forte che si possa fare “io che amo solo te non ti lascerò”. 

Amore. Senza dubbi, senza incertezze: amore per tutta la vita. Quasi un atto di fede. L'amore che basta a superare ogni difficoltà, che sembra così ingenuo, oggi, così datato.

Marco sorride, perché interpreta un uomo che sorride alla vita, che sta parlando alla donna che ama e con la quale vede il suo futuro. Marco canta la vita come la si vedeva allora: non facile, non ricca, ma straordinariamente bella.

Le canzoni degli anni Sessanta non avevano solo stile, dolcezza e i verbi all'infinito senza l'ultima lettera (veder, capir, amar...), ma anche una struttura musicale impeccabile e la capacità di andare subito al nocciolo delle emozioni: la nota distesa e libera che arrivava con la sua luminosità dopo il passaggio tra la strofa e l'inciso, la ripresa identica con poche parole cambiate, il gusto di poter dire -ad alta voce in pubblico- parole come “bacio”, “labbra”, “stringimi” in un'epoca in cui le ragazze dovevano cercare scuse per uscire sole da casa. 

Stupore. Meraviglia. Le canzoni allora erano un codice che i ragazzi usavano per dirsi le cose da una finestra all'altra quando il telefono era chiuso con il lucchetto. 

Questa è la forza di una canzone dei primi anni Sessanta, e questo Marco ha fatto sentire sulla pelle, ha fatto respirare, ha fatto sorridere con la sua voce morbidissima e fluida, intensa ed elegante. Con la misuratissima gestualità di Endrigo e la parola “gioventù” che diventa un sospiro.

Marco che fa saltare indietro il calendario di 50 anni in pochi minuti senza fare “operazioni nostalgia” ma, come sempre, grande musica. (mlml)

 
read more "Il mago che gioca con il Tempo"

sabato 22 febbraio 2014

 

Dopo il dati Auditel, arrivano i dati Social. Ma tanto sono complicati i primi, quanto – e più – sono complicati i secondi. E noi che da fan certo non abbiamo dimestichezza con le analisi twitteriane, ci troviamo un po' spiazzati tra quanto si dice e quanto si legge.



È fortemente possibile che ci sbagliamo. Però i nostri dati social, che non sono nostri bensì sono quelli letti dai “termometri” anonimi di twitter, ovvero i software messi a disposizione sul web che non conoscono nessuno, non guardano in faccia nessuno, e si limitano a riportare i risultati dati dagli algoritmi Twitter, i dati twitter – dicevamo – raccontano un'altra storia. E visto che abbiamo photoshop, lo usiamo, facciamo STAMP e dimostriamo che... 



Leggendo queste tabelle riportate puntualmente dal sito trends24,sembrerebbe che la tendenza #MengoniOspiteSpecialeSanremo2014 sia stata, in merito alla quarta serata sanremese, la più forte. Possiamo sbagliarci, certo. Magari ci sono calcoli che noi non sappiamo fare, ed è vero che tutto è relativo. 

Infatti, quelli riportati qui sopra sono solo le tendenze italiane. Nel mondo, invece, la situazione è stata questa:



Quindi sì: è vero, "il web si inchina a Marco Mengoni", proprio come titola oggi qualche blog. Ma consentiteci, a noi che siamo solo fan, di esibire con orgoglio QUANTO estusiastico sia questo inchino, che passa sì per l'hashtag usato dai fan – cui si aggiunge tutto quel pubblico richiamato dalla magnifica esibizione dell'Artista – ma anche per la comunicazione social di giornalisti e piattaforme musicali, cui aggiungiamo con grande emozione il post di Claudia Endrigo, figlia di Sergio, che nessun contatto con l'universo mengoniano ha mai avuto. 


Marco Mengoni canta e INcanta pubblico in sala e famiglie davanti alla televisione, giornalisti e comuni mortali. Perché, facendo la citazione, per capire la musica basta avere le orecchie. 

Stay tuned!
read more "Il web lo incorona Re. E molto più di quanto sembri"