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giovedì 25 settembre 2014



C'abbiamo pensato e ripensato, ma una traduzione migliore del nostro giudizio sulla app di Marco Mengoni non l'abbiamo trovata, per cui... 

È una figata pazzesca!!! 


Dopo l'immagine profilo dell'app, la foto del menu, tre screenshot e la riproduzione del simbolo grafico
che dà l'indicazione del movimento possibile sull'app


Dopo una settimana di corse da un social all'altro e di ipotesi – tutte molto fantasiose ma nessuna tanto azzardata – e persino con un giorno d'anticipo sul countdown, Marco Mengoni ha aperto il download della sua “casa”, lì #dovenasconoleidee

Una casa virtuale, aperta a tutti perché totalmente gratuita, da cui si può accedere sia via itunes che via android, costruita con i materiali tecnologici più avanzati che ci siano in giro e arredata con un gusto grafico davvero spettacolare! 

Andiamo con ordine e cominciamo proprio dall'arredo: la grafica. 
Scelti per le immagini i colori più giusti in assoluto, giallo – blu – rosso, e messi a contrasto con un elegantissimo bianco&nero, i dettagli colorati sembrano balzare fuori dallo schermo, come fossero dei portali liquidi dentro cui guardare qualcosa che realmente vive dall'altra parte. Poi, la semplicità (ah, chissà quanto c'hanno pensato prima di arrivare a questa soluzione “semplice”!) di due cerchi di diverse dimensioni che, posti uno sull'altro, danno il verso allo scroll, ovvero al movimento che bisogna dare allo schermo sfiorandolo con le dita. 

Questo è uno di quei dettagli tecnici che più ci è piaciuto: il movimento. L'app, grazie a chissà quali robe tecno-avanzate, è in continuo movimento. Si scrolla verso il basso e verso l'alto, va a destra e a sinistra, e basta bussare con un tap su un qualunque pezzo di schermo che si entra nella stanza di riferimento. Insomma, basta bussare e la porta viene aperta. 

Il movimento è davvero la particolarità di questa “casa”, che non solo si muove dall'artista verso i fan, ma anche al contrario: i fan, infatti, possono votare ogni singolo post o commento con il classico sistema dei pollici (pollice in giù rosso per “non mi piace” e pollice in su blu per “mi piace”), così da comunicare in tempo reale con il padrone di casa. Si possono votare i suoi post, ma addirittura anche tutti i commenti altrui grazie al fatto che nell'app vengono pubblicati in tempo reale tutti i tweet, tutti i post su facebook e tutte le foto su instagram che contengano l'hashtag selezionato da Mengoni: in questo momento il musicista segue #Mengonilive2015 e #8suoniper3colori, certo gli argomenti più felicemente scottanti di questi giorni. I due argomenti, in più, non stanno insieme in un unico guazzabuglio di tweet-immagini-post. Per ciascuno è riservata come una libreria nella stanza della Community, così da poter leggere tutto quello che succede in modo organizzato. 

C'è la stanza Tour, dove si comprano i biglietti per le attesissime otto date live del musicista targate 2015 (e se questi sono gli #8suoni, cosa saranno i #3colori?), e c'è la stanza Updates, ovvero quel posto in cui leggere tutte le comunicazioni ufficiali che riguardano Marco, i cui post scritti “di persona personalmente” stanno invece in un altro posto. Dove? Nella Community, lì, in una libreria a lui dedicata, a ribadire ancora una volta quanto lui desideri condividere tutto il condivisibile INSIEME con i suoi fan. 

C'è il pannello per accedere direttamente dalla app alle comunicazioni ufficiali su facebook, twitter, instagram e vevo (quest'ultimo è il canale primario su cui l'artista apre al pubblico i suoi video), e ci sono altre due stanze che, però, risultano ancora chiuse: Life e Exclusive. Forse serve ancora un po' di tempo per arredarle – come se non avessero ancora consegnato il mobilio e le tappezzerie... o la musica! – ma scommettiamo che saranno in futuro tra le più affollate. 

Solo 2 dettagli tecnici: l'app funziona con i sistemi operativi dal 4.0 di android e dal 7.1 di iOs (apple). Questa “casa” è stata pensata e fatta per i #nuovifuturi, utilizzando tutto il meglio che c'è oggi a disposizione per poter offrire tutto il meglio a un esercito di appassionati. 

Appassionati, sì, ma anche molto attenti. Per questo abbiamo fatto un giro su altre app e, con tutta onestà, dobbiamo ammettere che non siamo stati capaci di trovare un'altra app che possa essere paragonata a questa per innovazione e per filosofia: in quelle da noi visitate, lo scambio di idee tra artista e fan non è pensato, non è possibile. Ed è questo movimento, oltre alla grafica elegantissima e alla qualità straordinaria delle immagini, che ci ha fatto esclamare: che figata pazzesca!!!

Stay tuned!

 
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domenica 21 settembre 2014



E se fosse “facile”? E se non ci fosse proprio niente da indovinare? E se tutto quello che c'era da dire è stato detto chiaramente?


Da una settimana i fan di Marco Mengoni volano da un social all'altro seguendo le parole che l'artista scrive ora qui, ora là cercando di coglierne un significato nascosto, quasi fossero indizi, indovinelli. E se non lo fossero? E se i suoi messaggi fossero chiari e limpidi, e proprio per questo avessero sortito l'effetto contrario, ché niente è meglio “nascosto” di quanto viene tenuto in bella mostra?

Noi abbiamo seguito la via più semplice, e il doppio mosaico che ne è venuto fuori ci ha resituito precisamente #8suoni:

1 – il suono del silenzio
(Quando senti il silenzio. E sai che devi riempirlo perché è così forte il suo rumore che non riesci a sopportarlo. Chiuso dentro questa stanza. Poca luce... Flash di colore. Odore di chiuso. I pensieri si accavallano. Silenzio_)

2 – il suono del vento
(Vorrei restare qui dentro. Se potessi chiuderci i pensieri e lasciarli sedimentare un po’. Sbatte di continuo che sembra mi faccia compagnia. Questo chiudersi e riaprirsi a tempo di vento... Quasi suggerendomi la ritmica giusta. Esco_)

3 – il suono (il ritmo) delle cose
(Tengo il tempo fuori tempo massimo. Il ritmo delle cose.)

4 – il suono del pianoforte
(Non penso questo suono possa mai staccarsi da me... È come fosse un prolungamento delle braccia, una connessione wifi costante. Le dita che toccano i tasti freddi. Quasi impersonali. Eppure io sento il caldo quando suono...)

5 – il suono di una matita su un foglio di carta
(Striscia e incespica. Incerta per la ruvidezza. Quasi faccio fatica a ripassarne il tratto. Poi ci riesco e ascolto solo questo. Una matita su cartoncino può regalare un bel viaggio. Soprattutto d'inverno!)

6 – il suono del tempo
(Sembra quasi sia trascorsa una settimana invece è solo un'ora che sono seduto qui dentro. Questo suono loopante tic tac tic tic. Devo cambiarlo, magari spostarlo nell'altra stanza. Ti ipnotizza e di colpo perdo la concentrazione... Tanta scrittura, troppi pezzi, non sono sicuro riuscirò a sacrificarne qualcuno_ )

7 – il suono delle voci altrui
(Parliamo? Mi viene da ridere se penso a tutte le volte in cui ho simulato una discussione con chi c'era fuori. Ho immaginato i loro discorsi, mi sono immedesimato nelle telefonate, cercando di ripercorrere con le parole su carta tutti i lori dialoghi. In qualunque stagione. Come se davvero potessi sentire il suono delle voci, di qua dal vetro_)

8 – il suono della sua voce
(Il suono della mia voce. Questo suono sto cercando di conoscerlo ogni giorno di più. Di non odiarlo e di non amarlo, troppo. Sto imparando ad usarlo meglio, ci sto giocando. Ogni errore o dubbio mi serve per cercare di migliorare, divertendomi sempre. Questi 8 suoni sono solo un riassunto della miriade di suoni che mi hanno accompagnato e accompagnano ognuno di noi. In questo caso hanno ingrassato le pagine vuote, hanno animato delle basi nude. 8 giorni, 8 suoni e un messaggio. A BREVE in una casa, insieme... dove nascono le idee_)



 
Sono proprio otto suoni, e sono proprio gli otto suoni con i quali si “costruisce” un disco.

Un disco nasce dal silenzio che, come un contenitore vuoto, deve  essere riempito. Deve essere riempito da quello che, pur arrivando dall'esterno, ci ispira, ci conquista, ci avvince, ci spettina: proprio come il vento. Il vento “suona” a ritmo, perché è il ritmo che pompa energia da e dentro un disco; e il ritmo, il “tempo” musicale, è il vero cuore pulsante di un disco.

Accanto alla ritmica, in musica c'è la linea melodica, qui rappresentata dal pianoforte, e nel suono della matita ritroviamo il momento della stesura dei testi, a quanto sembra scritti questo scorso inverno. Il suono di un orologio che ticchetta è il suono del tempo che passa, delle mille cose da fare e da decidere. Ma non da soli: ecco il suono delle altre voci, di tutto quel mondo che lì, dietro al vetro della sala d'incisione, collabora e lavora affinché il progetto diventi oggetto concreto.

Perchè questo accada, c'è un ultimo passaggio: la registrazione della voce, della parte cantata. La registrazione della SUA voce.

Ed è lui, l'artista, il musicista, il cantante, il suonatore di corde vocali la vera origine di tutto. Lui è l'energia per cui tutto comincia e prende vita. Lui è il giallo, così come dichiarato a grandi lettere dalla foto profilo della sua pagina facebook. Da qui è facile, limpido addirittura, comprendere come il blu sia la musica, l'essenza profonda attraverso cui il musicista giunge al suo pubblico, l'appassionato punto rosso che chiude la sequenza dei #3 colori.

Avremo indovinato? Lo sapremo solo nei prossimi giorni, aspettando di leggere il “messaggio” che Mengoni scriverà nella sua casa: sarà il suo sito?

(elucubrato e scritto da mlml, nz, eg)
Stay tuned!


read more "#8suoniper3colori - COME nascono le idee"

martedì 16 settembre 2014



#8suoniper3colori #dovenasconoleidee è il doppio fil rouge lanciato da Marco Mengoni ai suoi fan, tutti coinvolti in una speciale – e divertentissima – caccia al tesoro “con sorpresa”. 


Questa è la prima foto postata da Marco Mengoni sulla sua pagina facebook: è da qui che è partita una strepitosa caccia al tesoro per la quale l'artista sta lasciando messaggi su ciascuno dei suoi social

Sì, con sorpresa. Perché nessuno ha idea di cosa accadrà allo scadere del countdown, sincronizzato dal musicista con scadenza lunedì 22 settembre.

Intanto, tutto l'Esercito è in fibrillazione da domenica 14 settembre, quando Mengoni ha cambiato la cover della sua pagina facebook: un enorme rettangolo bianco da cui si intravedevano, granzie a un buco, le nocchie della sua mano. Ma neanche il tempo di porsi la questione del significato di questa novità, che viene sostituita la foto profilo: via la cover dell'ep spagnolo, su un punto giallo in campo grigio.

Qui bisogna soffermarsi un attimo, perché se le cover “vanno e vengono”, le foto profilo – che nel mondo dei social rappresentano il brand e quindi sono la parte più importante dell'iconografia – le foto profilo, dicevamo, si cambiano solo per eventi importantissimi. Di solito i musicisti usano come foto profilo le cover delle loro ultime fatiche discografiche.

È chiaro che a questo punto di domenica sera l'Esercito era completamente, ma felicemente, disorientato, proprio come quando un bimbo si ritrova tra le mani il regalo che tanto aspetta ma in un tempo assolutamente non previsto.

Tempo. Parola fondamentale visto quello di cui stiamo discutendo. Perché di tempo Marco non ne ne ha dato che pochissimo prima di postare su facebook la sua immagine scattata in sala di registrazione accompagnandola con queste parole:


«Quando senti il silenzio. E sai che devi riempirlo perché è così forte il suo rumore che non riesci a sopportarlo. Chiuso dentro questa stanza.
Poca luce... Flash di colore. Odore di chiuso. I pensieri si accavallano. Silenzio_
#8suoniper3colori #dovenasconoleidee

- 8 > next stop > instagram
»

Confusi e felici (e ci scappa pure la citazione!), i fan sentono moltiplicare l'eccitazione ancor di più a fronte di quel tempo scandito: -8 > next stop > instagram.

Più che uno stop, è stato un pit-stop ché pochi minuti dopo ecco apparire sul social fotografico il profilo Mengonimarcoofficial. Tutto vuoto, tutto bianco (eccezion fatta per la foto profilo che riprende il segno grafico del punto, qui declinato nei tre colori fondamentali giallo-blu-rosso) ma con il conta-follower impazzito.

È già lunedì 15 settembre. E proprio su instagram arriva la seconda foto del protagionista, con un gioco di riflessi su una porta che ha fatto letteralmente “dare i numeri” ai blogger: se ne sono sentite di cotte e di crude ( “È il Tizio!” -  “È il Caio!”), e tutte ovviamente senza alcuna base di fondatezza. 

Torniamo alla foto, perché anche da qui passa il fil rouge di questo tour labirintico tra i social: come didascalia leggiamo:

«Vorrei restare qui dentro. Se potessi chiuderci i pensieri e lasciarli sedimentare un po’. Sbatte di continuo che sembra mi faccia compagnia. Questo chiudersi e riaprirsi a tempo di vento... Quasi suggerendomi la ritmica giusta. Esco_
#8suoniper3colori #dovenasconoleidee 


7 > next stop > twitter
»

Sarà anche uscito, ma prima di andare ha aperto un altro buco (anonimo) sulla sua cover facebook...

Immaginatevi come si è svegliato l'Esercito! Non vogliamo dire che tutti cinguettassero, ma è certo che twitter deve essere stato preso d'assalto fin dalle prime ore del mattino,  perché i tempi mengoniani conosciuti erano quelli notturni... Ma no, questa volta il cantautore di Ronciglione sbaraglia ogni scommessa e posta ad ora di pranzo la foto delle sue dita che accarezzano i tasti di un pianoforte. Con questa didascalia:

«Tengo il tempo fuori tempo massimo. Il ritmo delle cose. #8suoniper3colori #dovenasconoleidee 
-6 >next step> YouTube»

Fuori tempo massimo, come dire “in corto circuito”, sono andati i neuroni di chi segue con affetto e passione la carriera di questo Artista: leggere che domani mercoledì 17 settembre verrà postato qualcosa sul social che suona... bè, dovreste avere anche solo una vaga idea degli errori di battitura commessi per scrivere questo post per comprendere a quale livello di curiosità, ansia, eccitazione, divertimento Marco Mengoni sta portando i suoi fan!

Tempo. Mentre sulla cover della pagina facebook spunta un terzo buco (da cui occhiegga - sembra - una giacca di velluto giallo) tutti quanti si stanno ponendo le stesse domande: quanto tempo manca davvero alla pubblicazione del prossimo album? quanto tempo manca alla pubblicazione del nuovo singolo? Ma soprattutto, quanto tempo manca alla follia totale dei suoi fan più appassionati? “Poco, forse pochissimo” è la risposta per tutt'e tre le domande.

-6 (quasi -5) > next step > YOUTUBE


read more "Adesso è solo questione di TEMPO"

venerdì 18 luglio 2014


Marco Mengoni canta con Elisa al Lucca Summer Festival - Foto di @feverwyatt

Di solito qui ci impegnamo in analisi (da appassionati quali siamo) che hanno per oggetto la musica. Ma dopo aver sentito Marco Mengoni ed Elisa in concerto a Lucca, e dopo aver consumato la meraviglia della “trilogia mengoniana” (voce-interpretazione-intenzione), ci siamo ritrovati tra le mani una scaletta che certo non è stata messa lì per caso. 

Marco Mengoni, ospite della tappa toscana dell'Anima Vola Tour, ha molte cose in comune con la musicista friulana: oltre a una solida amicizia, c'è il rispetto per l'ambiente ma soprattutto una forte presa di posizione nei riguardi della guerra, da entrambi ripudiata con forza e a chiare lettere tutte le volte che se ne presenta l'occasione. Ed ecco la scelta dei tre pezzi da cantare insieme sul palco, certamente pensati qualche tempo prima del disastroso impatto del missile contro un aereo di linea malysiano del tutto estraneo alla vicenda Kiev-Mosca, ma certo guardando alle atrocità che accadono in Medio Oriente e in tante altre parti del mondo. 

Ecco Hallelujah, la preghiera di Leonard Cohen per la quale lo stesso autore ha detto: «La canzone spiega che diversi tipi di hallelujah esistono, e tutte le hallelujah perfette e infrante hanno lo stesso valore. È un desiderio di affermazione della vita, non in un qualche significato religioso formale, ma con entusiasmo, con emozione. So che c'è un occhio che ci sta guardando tutti. C'è un giudizio che valuta ogni cosa che facciamo». 
Una canzone che con tutti i suoi riferimenti biblici parla di Medio Oriente fin dalla sua prima strofa, citando Davide e Saul e Betsabea, e Sansone e Dalila, tutti protagonisti di azioni che, seppur lontanissime dai campi di battaglia, hanno poi avuto conseguenze disastrose per il mondo.

Ecco L'Essenziale, con il testo di Casalino e Mengoni che tutti ben conosciamo, con quel “mentre il mondo cade a pezzi” che certo non si riferisce solo all'universo quotidiano di ognuno di noi, ma – proseguendo con “io compongo nuovi spazi” - ci racconta della speranza che ognuno di noi deve continuare a coltivare affinché ciascuno, nel suo microcosmo, possa diventare quella goccia di cui si compongono gli oceani. E che questa sia una canzone d'Amore nel senso più elevato del termine non c'è bisogno di ripeterlo.

Infine, ecco Sunny. Scritta da Bobby Hebb nelle 48 ore successive all'assassinio di John Kennedy, proprio contemporaneamente all'uccisione di suo fratello Harold davanti a un club di Nashville. «Ho scritto Sunny con l'intenzione di pensare a giorni felici e di rendere omaggio a mio fratello, sempre speranzoso di giorni più luminosi visto che stiamo vivendo un tempo buio», ha detto lo stesso autore. 

Una scaletta coraggiosa. Brani scelti con cura e con la forza di chi vuole porsi sulla sponda pacifica del fiume, lì dove attraverso la musica far passare un messaggio di speranza. Perché la musica, che non è filosofia, anche se non è deputata a lanciare messaggi è certo che le “intenzioni” riesce a contagiarle. E le intenzioni di Marco Mengoni sono sempre più chiare e nette.

read more "Una scaletta piena di luce"

martedì 1 luglio 2014




di Emilia Gatti 

Basta con le fantasie! Basta con le notizie inventate! Basta con gli articoli pieni zeppi di sciocchezze! Basta! 



Non se ne può più! In questi giorni abbiamo davvero toccato il fondo: un'intervista è stata riportata in modo assolutamente falso, mettendo insieme in modo scoordinato le risposte a domande differenti fino a far diventare le parole di Marco Mengoni surreali (“faccio sesso quando non ho il cellulare vicino”), quando non offensive visto che chi parla è un musicista (“la mia canzone preferita è Life on Mars di David Bowie e parla di corteggiamento”). 



E si potrebbe andare avanti così riempiendo pagine e pagine, ma visto che noi di “notizie false” non ne vogliamo dare, preferiamo postare le immagini di quanto di meglio è stato scritto nelle ultime 48 ore. E cominciamo con l'articolo che pubblica la foto di una fan tutta contenta di aver incontrato il suo idolo alla stazione di Milano. 


Leggendo l'articolo, potete venire a sapere che Marco era in stazione per andare a trovare i suoi genitori, con tanto di indicazione di treno e di cambio per la sua destinazione finale.

Peccato che Marco, in realtà, è partito qualche ora dopo per Los Angeles... 


E mentre continua la saga costruita sull'intervista rilasciata al magazine spagnolo Divinity (video intervista con risposte in italiano) ecco che si avanzano nuove perle "giornalistiche", come quella che prende spunto dal post con cui Mengoni saluta i suoi fan poco prima di salire sull'aereo che lo avrebbe portato oltre oceano. 


Leggete con i vostri stessi occhi: 


Fin qui, tutto abbastanza divertente e innocente, però man mano che le ipotesi avanzano ecco che il veleno raggiunge l'orlo fino a traboccare: 


No comment. Noi però ci scusiamo con gli abitanti di Ronciglione per aver riportato questo stralcio: lo abbiamo fatto solo per dissociarci. Sì, visto che non possiamo impedire che chiunque scriva quel che gli pare sul web (la libertà di internet la difenderemo con le unghie e con i denti), possiamo però prendere le nostre contro-misure. 

Non condivideremo più nulla che non sia corretto. E per corretto intendiamo esatto, vero, giusto, preciso. Basta con lo "schiaffa Marco Mengoni in pagina" al solo scopo di calamitare l'attenzione del suo Esercito, così da collezionare visualizzazioni e partecipazione. 

Basta con i post scritti al solo scopo di infiammare polemiche e con il gossip esasperato e con tutti i mille trucchetti che in questi anni abbiamo letto al solo scopo di avere le nostre condivisioni. Basta. 

Ora non ci faremo più abbagliare da titoli forti, da tweet pruriginosi. Ora ignoreremo tutti gli articoli di ogni blog/sito/magazine/quotidiano che oltrepassino il confine tra "curiosità" e "sberleffo". Perché Marco Mengoni merita rispetto. E anche il suo Esercito.

Sgrunt!

 
read more "C'è chi dice NO!"

venerdì 20 giugno 2014




Anche se siamo quasi a fine giugno, qui vi parleremo del mese di maggio, di numeri, di incremento, crescita... Economia? No! È l'analisi mensile della presenza di Marco Mengoni sui social networks più usati: facebook, twitter e youtube.



Cominciamo da facebook. Avendo rilevato i dati ai primi di giugno, la pagina ufficiale di Marco Mengoni non aveva ancora superato quota 1.300.000 ma, in ogni caso, suo è il 12°posto assoluto della classifica nazionale - categoria "cantanti". 




Gli artisti che lo precedono, però, hanno tutti una carriera più lunga, e infatti, guardando alla velocità di crescita, ecco che la bacheca di Mengoni è la quinta per incremento. E qui parliamo ancor di più di "assoluto", visto che abbiamo analizzato tutte le pagine italiane di tutti i cantanti presenti su facebook: vederlo in compagnia di Taylor Swift e Rihanna fa un certo effetto! 




Incuriositi, abbiamo azzardato una classifica mondiale: Marco Mengoni, da soli 5 anni su un palcoscenico da professionista, lo troviamo alla posizione 553 della classifica di tutte le pagine di tutti i cantanti del mondo. 




Apriamo il capitolo twitter. Marco è il settimo cantante italiano per popolarità sul social cinguettante. E visto che questi dati sono stati rilevati prima della pubblicazione del suo disco in Spagna, aspettiamo con curiosità di vedere che numeri avremo a metà luglio.




Lo abbiamo fatto per facebook, lo facciamo anche per twitter: nella classifica di tutti i cantanti di tutto il mondo presenti su twitter, Marco si colloca nella casella 656. Anche questo è un dato molto, molto importante.


E ora passiamo al social musicale, dunque il più importante nel nostro caso: youtube. Anche qui, la situazione supera le nostre aspettative. Sempre considerando la classifica assoluta di tutti i cantanti italiani, Marco Mengoni - con i suoi 16 video - è addirittura sesto per numero di visualizzazioni.



La classifica che guarda alla velocità di crescita conferma quanto appena detto, mettendo il canale di Marco Mengoni al terzo posto. Quello che ci piace sottolineare è che al primo posto troviamo i Modà con i loro 152milioni di visualizzazioni ottenuti con 71 video, mentre i 55milioni di visualizzazioni di Marco Mengoni Vevo girano sugli unici 16 video che il musicista ha realizzato nella sua giovanissima carriera!


 

I numeri, lo confessiamo, di solito non ci affascinano. Ma questi ci piacciono tanto: calzano a pennello con un paio di hashtag come #solocosebelle e #nuovifuturi.

Stay tuned!


read more "#CorreSuiSocial "

martedì 10 giugno 2014






Più che una corsa, per i fan di Marco Mengoni l'approdo del “nuevo rey” in terra spagnola si è trasformato in una sorta di spassoso rebus, complici i titoli, gli hashtag twitterini e la confusione tra EP e CD. Occorre mettere tutte le cose nella giusta casella, così che un certo “piccolo” dettaglio si mostri in tutto il suo extra-ordinario valore. 

Procediamo con ordine.
Il 19 marzo del 2013 è uscito per il mercato italiano #Prontoacorrere, il CD (compact disc) che tutti ben conosciamo con le sue 15 tracce in italiano. Il 10 giugno 2014 è uscito #Prontoacorrere, CD messo in vendita solo per il mercato spagnolo che si differenzia dall'originale del 2013 perché ha No Me Detendré al posto di Prontoacorrere, Nunca se Irà al posto di Non Passerai, e Incomparable al posto de L'Essenziale. Questo CD in versione fisica si può acquistare solo in Spagna oppure attraverso Amazon (che al momento in cui scriviamo ha esaurito le scorte, ma non dubitiamo che in pochi giorni possa tornare ad attivarne la vendita). 


Oggi 10 giugno 2014 giunge notizia via twitter che le Fnac di Madrid e Barcellona, e La Inglés di Madrid hanno esaurito le copie fisiche in vendita, ma ai fan spagnoli (e solo a loro) resta la possibilità, oltre che prenotare e attendere la nuova fornitura, di scaricare il formato digitale del disco o tramite il comodo iTunes o tramite lo stesso sito Amazon.


Sì, solo gli spagnoli possono. Perché nel resto del mondo gira #ProntoacorrereSpain, un EP (extended play) con i soli 3 pezzi in lingua spagnola più una preziosissima versione acustica di Nunca se Irà, arrangiata e suonata da Marco Mengoni (voce e chitarra), Peter Cornacchia (chitarra) e Gianluca Ballarin (tastiere). 


Questo EP – che è arrivato al 1° posto della classifica iTunes Italia già in preorder e lì è rimasto – è proprio quel “piccolo” dettaglio che qui vorremmo mettere in risalto. Perché non è affatto l'ennesimo “disco da vendere”. 


Per spiegare meglio la faccenda, cominciamo con il dire che protagonisti della nostra storia sono due personaggi: l'Artista e la Casa Discografica. L'Artista è quella persona che ha il talento, la Casa Discografica è quella entità che il talento dell'artista lo vende. Perché anche se l'artista è “Artista”, resta sempre un umano con le sue necessità umane. La Casa Discografica è fatta di tanti umani che hanno le stesse necessità ma, tra i due, c'è una grande differenza: l'Artista la sua arte ce l'ha inside, la Discografica no. E non è neanche un suo dovere averlo: l'unico “compito” della Casa Discografica è prendere il talento dell'artista e venderlo più che può. 

L'Artista può essere anche il più bravo di tutti, ma ha bisogno di una Casa Discografica che prenda il suo talento e lo porti in giro per il mondo, così come una Casa Discografica può essere la più generosa del mondo ma deve avere in scuderia Talenti da vendere. Altrimenti si fallisce e si chiude.  (NDR: Chiedo umilmente scusa ai protagonisti per questa super-semplificazione, ma è necessario per chiarire quanto segue.) 
 
A questo punto risulta chiaro come fosse interesse della Casa Discografica (e quindi anche dell'Artista) mettere in vendita solo il CD #Prontoacorrere con i brani in spagnolo, quello che costa € 9,90 in digitale e € 15 in formato fisico: costando di più, avrebbe fruttato un incasso molto più cospicuo. Invece noi italiani – al momento i maggiori acquirenti del prodotto #Prontoacorrere - ci ritroviamo con la possibilità di acquistare su iTunes  i tre nuovi pezzi in spagnolo più quella chicca acustica al costo irrisorio di € 2,90 (di questo EP non esiste la versione fisica, quella su plastica). 

Come è possibile? Il mercato va all'incontrario? 

No. C'è solo un motivo perché accada una cosa del genere: è volontà dell'Artista. Che ha voluto regalare ai suoi fan italiani quelle quattro canzoni, mettendo in vendita un EP da cui ricavare solo i soldi per pagarci tasse e spese vive (musicisti, sala di registrazione, bolli e imposte varie, oltre alla percentuale che va riconosciuta a iTunes stesso). 


Quando si parla di Arte e Artisti è quasi volgare parlare di soldi, ma per riconoscere questo Omaggio Speciale a chi ce lo ha voluto offrire era indispensabile farlo: quella Nunca Se Irà acoustic version è stata fatta per noi, pensando a noi, solo ed esclusivamente per dirci ancora un altro ennesimo “grazie”. È nostra.  In un rapporto virtuale tra Artista e il suo pubblico non c'è cosa più preziosa. 

Anche questo è Marco Mengoni: oltre il talento c'è molto, molto di più!

 
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martedì 6 maggio 2014




Non ci si sveglia una mattina e ci si scopre "artista". "Artista" è una parola che si scrive sui contratti e sugli articoli di giornale, che si trova nei libri di scuola o sulle riviste di gossip, ma nessun essere umano che si muove in un universo artistico vedrà mai aprirsi le nuvole per sentire una voce divina che gli comunica: "Tu sei un vero Artista!". 

Marco Mengoni - photo@Claudia De Santis

Le decine di migliaia di persone di tutte le età che si presentano ai provini di un talent show inseguono il sogno di affermarsi professionalmente in quello che fino ad allora hanno fatto – più o meno – per divertimento, anche se con molto impegno. Molti di loro pensano se stessi come "artisti", ma quanti lo sono veramente? 

Nel dicembre del 2009 un giovanissimo Marco Mengoni vinse la III edizione italiana di X-Factor e, di fatto, divenne un professionista in campo musicale all'uscita del suo primo EP. Ma quanto allora fosse consapevole -o sicuro- del suo essere artista solo lui può saperlo. Di sicuro era bravo, eccezionalmente bravo (anche "troppo", come gli avevano detto alcuni) e capace di suscitare forti emozioni in chiunque lo ascoltasse. 

Differente, dotato, molto espressivo e ora "professionista" dato che incideva dischi e firmava autografi... Quindi si può dire che il suo sviluppo artistico fosse compiuto? 

"Essere artista" non è un lavoro come "fare l'artista". Sono sì due facce della stessa medaglia, ma sono due inquilini dalla non facile convivenza nell'anima di chiunque, più che mai in quella di una persona giovane. Una cosa però è stata subito chiara: Marco non si sarebbe lasciato conquistare dalla via più facile, non avrebbe mai rinunciato al suo istinto. 

Fin da subito lui fece capire quale fosse la direzione verso la quale orientarsi. In una delle sue prime interviste, quella a RDS del marzo 2010, la conduttrice gli chiese se si sentisse più vicino a John Lennon o a Paul McCartney - quindi se gli fosse più consona la parte più cerebrale, idealistica, a volte distaccata dei Beatles rappresentata da Lennon, oppure quella più totalmente musicale, melodica o rock che fosse ma certo più immediata e vicina al cuore del pubblico, quella rappresentata da McCartney. Con un sorriso forse un po' sornione Marco si disse più incline verso Paul, e così ha sempre confermato in seguito: la musica, secondo lui, deve essere un momento di gioia, intensità, emozione ma soprattutto abbandono alla propria istintività, al vero io di ciascuno che può finalmente affiorare in tutta libertà. 

La sua vocalità così stupefacente era allora il suo punto di partenza, il suo "ferro del mestiere", nel cui sfoggio certamente mai si è esaurito il suo progetto artistico. La strada che Marco ha percorso – e che certamente sarà ancora lunga ed avvincente – è esattamente quella che si è rivelata fin dall'inizio attraverso l'uso della sua voce. 

Ma dopo l'esplosione delle sue potenzialità, che hanno sbrigliato la fantasia di entusiasti e di critici, e dopo aver ricomposto un'identità che sembrava fratturata tra un'espressività prorompente e un comportamento timido ed ombroso, Marco ha cominciato quasi a prenderne le distanze. È come se dopo un periodo iniziale di galoppo sfrenato avesse conquistato il piacere di passi più cadenzati che gli lasciassero il tempo di parlare, oltre che di cantare, di raccontare e soprattutto di ascoltarsi. 

Il canto non inizia quando la voce esce dalla bocca, ma molto prima. Inizia col respiro che allarga i polmoni, con la postura del corpo, con l'accento che si vuole imprimere ad una certa nota. Tutto questo avviene dentro di sé, come da dentro si muovono le emozioni che il cantante vuole comunicare: c'è un punto misterioso in cui la vibrazione dell'aria incontra la tensione emotiva e le dà corpo, la rende materia sonora che l'ascoltatore può condividere. È la percezione di questo "punto" in cui l'idea musicale diventa suono che rende un cantante consapevole di cosa vorrà esprimere e di come potrà farlo.  È la forza e la chiarezza di questa percezione che sostanziano l'essere artista. 

Marco ha lavorato molto sull'ascolto di se stesso, sia dal punto di vista umano che da quello tecnico, e la maturazione della sua voce ha coinciso con quella personale. Il risultato è stato un album che è in classifica da ben più di un anno e non sembra aver intenzione di uscirne. 

Poi c'è l'altra faccia della medaglia, quella del fare l'artista in modo professionale, ovvero il costruire una carriera coi passi e coi tempi giusti, il dover trovare l'equilibrio tra la popolarità e la possibilità di proporre qualcosa di nuovo. 

Mengoni ama sperimentare, contaminare, mischiare suoni di oggi con quelli del passato per creare un sound tutto suo, fatto di tante idee e suggestioni diverse, ma senza intellettualismi, senza creare fratture fra sé e il grande pubblico, anzi cercando di coinvolgere il maggior numero di persone possibile nella sua bellissima avventura di uomo-artista, proprio nel segno di quell'abbandono all'istintività capace di liberare per tre minuti o per due ore le emozioni di chi lo ascolta.

Proprio nel segno di una voce che canta per noi. Tutti noi. (mlml)
read more "C'è e ci fa"

domenica 4 maggio 2014



È passato un mese dalla nostra prima analisi sul Mengoni Social Impact. È tempo di andare a guardare che cosa è successo durante questo aprile, mese in cui Marco ha trascorso molto più tempo in studio che sotto i riflettori. I social avranno risentito di questa sua assenza, oppure la sua musica è così potente da aver guadagnato nonostante la lontananza? 

La foto di Marco Mengoni è di Annalisa Canducci

La risposta esatta è "la seconda che hai detto!", e adesso andiamo a guardare i dettagli iniziando da facebook. 


Il grafico che vi proponiamo riporta in blu il numero degli iLike aggiornati al 3 maggio; in rosso il numero dei fan che si sono aggiunti nel mese di aprile e - nel numeretto tra parentesi - la posizione in classifica  relativamente alla crescita della pagina. Quindì, sì, la bacheca ufficiale di Marco Mengoni è la dodicesima in assoluto tra tutte le bacheche dei cantanti italiani, ma è sesta (+2 posizioni rispetto a marzo) per crescita, testimoniando un interesse vivacissimo nei confronti dell'artista.

Soprattutto in questi ultimi tempi, però, Marco è stato più attivo su twitter. Cosa è succeso in questo mese?


L'aumento di ben quindicimila followers per un artista che non ha un nuovo disco in uscita e non è in promozione è davvero importante: Marco, infatti, è sesto per crescita del suo profilo twitter nonostante il periodo di silenzio (solo per fare un esempio, all'ottavo posto troviamo Cremonini, che ha da poco pubblicato il nuovo disco). La sua crescita è maggiore persino di quella di Tiziano Ferro (anche lui in piena fase creativa), per cui quel sesto posto assoluto ci sembra davvero a portata di mano.  

Ma le belle notizie non sono finite qui. Anzi, adesso viene il meglio! Parliamo di musica e andiamo a guardare il social che si ascolta: youTube.


Nel post relativo al mese di marzo, causa scarsa attitudine alle statistiche, non abbiamo inserito nelle nostre ricerche i parametri più corretti (ovvero la selezione in assoluto tra tutti i cantanti italiani). Questa volta abbiamo fatto tutto in modo esatto ed ecco che nel mese di aprile Marco conta oltre 52 milioni di visualizzazioni per i suoi 15 video (il 16° sul backstage per La Valle dei Re è arrivato su youtube il 3 maggio e quindi non influenza la classifica), classificandosi terzo tra i canali con maggior crescita, con i suoi quasi due milioni e mezzo di visualizzazioni  nel solo mese di aprile. 

Una chicca: nel mese di marzo le visualizzazioni settimanali erano circa cinquecentomila; nel mese di aprile la media settimanale è cresciuta fino a settecentomila. Considerando che il suo disco #Prontoacorrere è sempre in top chart Fimi e che proprio Marco Mengoni è tra gli artisti più ascoltati con la piattaforme Deezer e Spotify (secondo quest'ultimo, l'album è l'undicesimo più ascoltato tra tutti gli italiani), bè... c'è proprio da dire #solocosebelle!!!

Stay tuned!

 
read more "Il suo Social Impact è tutto in ascesa"

giovedì 24 aprile 2014




Ma perché tutti lo chiamano Re? Perché tutti i suoi fan insistono su questo appellativo, nonostante il diretto interessato si schermisca?  



Certo, "re" per la sua famiglia lo è e lo è sempre stato (e questo lo ha detto forte e chiaro), ma poi si lascia strattonare da passanti frettolosi come se in fondo fosse solo una rappresentazione, un ologramma tridimensionale. Una figura in bianco e nero tra le figure in bianco e vuoto di Valerio Berruti, quasi volesse giocare a nascondino tessendo complicate trame da svelare, semprecché se ne veda l'intreccio. «Vuoi sapere chi sono? trovami in questo continuo rimando di immagini», come in un disegno di Escher, in cui quello che si vede è solo l'ombra di qualcos'altro. Ma quell'ombra allora cosa è? È lì che si nasconde il Re?

No. Un Re non si nasconde. Così come lui non nasconde certo la sua voce scegliendo di cantare una meravigliosa Io Che Amo Solo Te in Sol, una tonalità più bassa rispetto alla sua naturale, invece che indossare l'ermellino del suo La, da sfoggiare con corona e scettro. Se fosse arrivato a cavallo di un bianco destriero tutti sarebbero rimasti abbagliati dalla Sua Maestà e forse avrebbero dato poco ascolto alle parole. Quindi, meglio un più umano abito elegante, un tono caldo quasi sussurrato ed ecco che un'intera platea (quasi nove milioni di persone) respira più piano per ascoltare quel che canta. Perché questo ci è sembrato fosse il motivo vero di quel Sol: «Sono qui per portare la musica di Sergio Endrigo, per rendere omaggio a lui, non per richiamare a me l'applauso». Vano tentativo, ché quei tre minuti di eleganza sono stati così belli che ricordarsi della versione originale richiede ogni volta grande sforzo (e di questo ce ne scusiamo con l'Autore).

Un Re non si nasconde, non si nasconde mai. Neanche quando vorrebbe, ché essere Re a volte (e questa lo è) non è una scelta, ma è predisposizione naturale. Così non basta un arpeggio bellissimo di chitarra, o un pianoforte suonato come si deve per distogliere l'attenzione da una Tu Non Mi Basti Mai pensata a voce sommessa dietro a un microfono, scrivendo a ricalco le sue emozioni sul cuore di chi ascolta. 


Perché è questo quello che fa un vero Re: ascolta quello che gli viene chiesto e fa di tutto per offrirlo. Perché lui può e sa di potere. E sa che tutto ciò è un onore, ma è anche un onere. Non gli è consentito fare una briciola in meno di quanto tutti sanno che può fare.

Sì, il Re è il Re. Il Re deve essere sempre maestoso, elegante, profumato e molto "Re". Il Re deve guardare tutti, stringere le mani agli eletti, parlare con i più intimi, abbracciare quei due o tre davvero fondamentali... E il Re guarda tutti, stringe le mani a tutti come fossero gli eletti, parla con tutti come se fossero i più intimi e abbraccia tutti come se tutti fossero fondamentali. Perché per il Re, per un vero Re, tutti sono fondamentali per davvero.

Il Re, come tutti i re, ha le sue stanze private in cui progetta il futuro e "disegna nuovi spazi". Che sono segreti fino a quando non saranno pronti per essere compresi. Non c'è pittore che ami mostrare la tela appena abbozzata, non c'è scultore che sveli l'opera ai primi intagli di scalpello, non c'è musicista che suoni una composizione già alle prime frasi... Ma un Re, che se è un buon re ha sempre una folla acclamante fuori dalle finestre, ogni tanto si affaccia e saluta. Con la mano, da lontano. Ma quel gesto - che lo distoglie dalle sue stanze segrete - nasconde in sé la bellezza di un pensiero: «Sono re grazie a loro, e loro sono così importanti che valgono ben più di qualche minuto di lavoro». E sebbene le finestre si chiudano sempre troppo in fretta, siamo certi che quegli applausi e quelle acclamazioni arrivano fin oltre i muri delle stanze più interne, così che il Re sappia quanto il suo lavoro sia atteso con affetto e passione.

Il Re ha uno sguardo penetrante. A volte tagliente. Che tiene custodito dietro un'espressione svagata, mentre lascia scivolare certi suoi desideri, come voler far cantare di più due giovani contendenti invece che conquistare la paltea con la sua presenza. «Diamo più spazio a loro ché io i miei spazi li ho già avuti», dice. Ma quando la piccola spia rossa della telecamera si accende solo per lui, ecco che quello sguardo viene fuori. E con lui tutta la maestosità di chi viene giustamente riconosciuto Re. Prima arringa la folla parlando con l'intonazione più colloquiale possibile (miscelando la raffinatezza del suo dire con sorrisi di gioiosa complicità), e poi, quando ha la piena attenzione di tutti, ecco che indossa la corona, l'accende con saggezza regale e - attraverso quell'opera d'arte di oro, platino e diamanti - rifrange tutta la sua luminosa potenza su chi lo sta ad ascoltare ammaliato.

Perché un Re, un vero Re, certo non si presenta con la didascalia "sono-il-re", ma fa in modo che tutti, al suo cospetto, si sentano privilegiati già solo per il fatto di essere lì.

E al suo cospetto non ci sentiamo forse tutti principi e principesse?


 
read more "La fondatezza di un titolo"