Velocizzare un passaggio… usare una intonazione diversa dalla precedente… un respiro fra una frase e l’altra per allungare di poco il ritmo… usare la musica per una parola soppesandola, rendendola più importante, più piena… Un concerto da ascoltare, da guardare, da gustare: sì perché mi piace ascoltare le parole, mi piace ascoltare la “fisicità” e i gesti; mi piace ascoltare solo una corda di chitarra o tutte insieme, il tasto per un accordo, i piatti della batteria che si baciano.
Mi piace ascoltare la goccia di sudore che percorre tutto il corpo indice di fatica, di passione, di comunione; mi piace ascoltare tutto ciò che la musica e l’arte producono: il totale abbandono, lasciarsi cadere tutto addosso e assorbire tutto il colore del miele e dell’ambra.
Questo e molto altro ancora lasciano segni indelebili, che come un tatuaggio non saranno cancellati via dalla mia anima che tonerà ad essere stropicciata o zuccherata ogni volta che mi troverò davanti alla musica, a tutto quello che su un palcoscenico viene rappresentato.
In confronto di un cuore che si ferma, di un cuore che schizza fuori, di un cuore che fatica a tornare al suo posto... cosa volete che siano un paio di bermuda o un paio di calzini arrotolati? (nunzia fontana)
La cosa che è più importante in assoluto è la libertà. Questo è il concetto che Marco Mengoni non ha mai mancato di sottolineare, da sempre, in ogni sua intervista. Una predisposizione di spirito che è propria dell'artista, proprio quella che lo rende così “necessario” per chi gode dei frutti della sua arte.
La libertà. La libertà di proporsi sempre diverso che ci fa esclamare i nostri oooooh! di felice sorpresa. La libertà di proporre nuove note che ci spinge a vedere il maggior numero possibile di concerti, perché non ce ne sarà mai uno uguale all'altro.
La libertà di pensare – liberamente – cosa e come offrirlo al pubblico, che affolla i suoi live, appunto, per cercare l'incanto di un pensiero artistico libero, tutte le volte nuovo e “inaspettabile”.
A Trento – prima tappa dell'Essenziale Tour – abbiamo trovato un artista ancora una volta rinnovato. Nella comunicazione musicale – i suoni sono stati, per molti versi, più rock – e anche in quella visiva, dove il gusto mengoni-glam la fa da padrone.
“Inaspettatevi”, ha raccomandato l'anno scorso. E così facciamo, data dopo data. E ne siamo felici ed orgogliosi, perché è prorio questo “inaspettarci” che ci restituisce la cifra di colui che può davvero fregiarsi del titolo di artista.
Che cambia, muta, cresce, segue percorsi liberi e libere sperimentazioni.
Se Bob Dylan avesse eseguito per tutta la vita Blowin' In The Wind, se non si fosse sentito libero di proporre anche Like A Rolling Stone noi avremmo perso la gioia immensa di “inaspettarci” il nuovo. Se David Bowie avesse riproposto sempre Starman, forse non avremmo avuto China Girl.
Perchè Dylan e Bowie sono stati – e lo sono – artisti, uomini liberi.
Perché è la libertà (il coraggio e la capacità di saperla mettere in gioco) di sovvertire un comodo ordine di successi sicuri che rende “artista” un musicista. Ed è all'artista che urla e applausi vengono tributati, riconoscendogli non solo il diritto ma addirittura il dovere di sorprendere con la sua arte chi ne usufruisce.
Così, tornando al nostro Re Matto, arriverà il giorno in cui non ci sarà più In Un Giorno Qualunque, perché avrà lasciato il posto a un nostro nuovo oooooh!
No, non c'è un solo concerto di Marco Mengoni che sia uguale al precedente o al successivo. E non c'è pezzo che si possa dire migliore dal disco rispetto alla versione live. Perché è live che l'artista si misura con la sua arte, nell'eterno tentativo di superarsi, sempre un po' di più. E quando questo accade, per libera scelta, per libertà artistica, c'è solo da tirar fuori il più sorpreso degli oooooh! e applaudire forte.
Perché di artisti veri non ce ne sono poi tanti in giro. Noi siamo fortunati a vivere nello stesso tempo (e nello stesso luogo) di uno che – seppur giovane – ha fin da subito dimostrato la sua diversa statura. Che è tutta in quella libertà che ci rende felici ad ogni suo concerto.
Non sono immagini scattate con il cellulare o con la fotocamera o tutte le tecnologie ottiche di cui oggi disponiamo.
Sono flash di momenti vissuti dal vivo o attraverso i video, un respiro profondo, un sorriso, uno sguardo fulminante, una giravolta... o uno strusciare il mento sul microfono mentre le labbra cercano di serrare una lacrima ribelle.
Marco. Ne abbiamo parlato mille volte della sua umiltà, del suo coraggio di mostrarsi così com'è.
Che porti il berretto al contrario e che faccia il cazzaro con i suoi amici, o che indossi il completo Ferragamo verde pavone, teso nel suo essere professionale davanti a un pubblico di altra lingua.
Tutto questo c'è. Ma è tanto di più di quanto sembri.
Sotto un cielo di stelle per il suo pubblico. Ecco, la differenza tra Marco e la stragrande maggioranza degli altri artisti visti dal vivo sta tutta in quel “per”.
“Per” che non è un segno di moltiplicazione, cosa che invece accade di solito. Un artista canta per il pubblico, dando al pubblico quello che il pubblico si aspetta. Aderendo completamente a quello che è il ruolo che il pubblico gli riconosce.
Un rocker canterà per un pubblico che lo vuole rocker, e avrà atteggiamenti da rocker, pantaloni da rocker, sguardo da rocker, sorrisi da rocker eccetera. Un pop-singer canterà per un pubblico che lo vuole pop, aderendo alla richiesta del pubblico, moltiplicando il suo vero io e declinandolo secondo le aspettative di chi ha davanti.
Marco non si moltiplica. Marco è. E non aderisce alla musica che canta, ma fa aderire la musica che sente dentro a quello che lui è, sopra un palco o nella sua stanza. Perché quel Marco intimo e privato – ci scommettiamo – è più o meno lo stesso di quello che abbiamo tutte le sere sotto i riflettori, o sotto un cielo di stelle che sia.
Ha scelto la via più "semplice" per essere un personaggio famoso: niente trucchi, o costumi di scena (e non parliamo di vestiti). Semplicemente lui, e il suo modo reale di intendere un live show; semplicemente lui e il suo modo reale di intendere il rapporto con il pubblico, schietto, sincero.
La via più "semplice" perché non c'è menzogna e quindi non c'è alcuna fatica a ripetersi uguale ma sempre diverso. La via più difficile in assoluto perché tutto questo può far paura in chi non ha confidenza con la generosità d'animo (e la vita insegna presto che è molto meglio essere diffidenti). E la paura può, a volte, generare persino il sospetto di una finzione raffinatissima.
Scommettiamo che tutto questo Marco lo sa, ma ha fatto la sua scelta. Ha scelto quella prigione immensa che è la libertà di essere semplicemente se stesso.
E sotto un cielo di stelle, per il suo pubblico, Marco sarà sempre, ancora, se stesso. Uguale, ma diverso.
A stargli appresso bisogna avere le ali
ai piedi, altro che scarpe da corsa! Lo sapevamo che sarebbe
accaduto, lo sapevamo che tutti lo avrebbero voluto sentire. E quel
momento è adesso, quel momento è arrivato. Ne siamo così fieri
e orgogliosi che passare ore e ore davanti a un pc (con una
temperatura ambientale ababstanza torrida) per cercare tutte le
biglietterie “di prima mano” in grado di assicurarci un posto ai
suoi concerti non ci è pesato neanche un po'! Questo è quanto
abbiamo trovato, ma invitiamo tutti i nostri lettori a farci sapere
se ci sono altri siti/blog che hanno la prevendita on line e che non
sono inclusi in questa lista.
P.S. Abbiamo scelto solo biglietterie di
prima mano: niente X-Bis, XGig, X-Go, ché i prezzi di “seconda
mano” non ci piacciono... E ci sarebbe anche il circuito Unicredit, ma è troppo complicato da inserire nel dettaglio.
P.S. 2 > Questo post sarà costantemente aggiornato
Marco Mengoni in una foto postata da lui stesso sulla sua pagina facebook
Che notte, sabato notte!
Firenze a splendere dalla valle, le
stelle dal cielo terso e il sorriso di Marco a illuminare il suo
Senti il Sound per festeggiare gli MTV Awards conquistati...
Eh sì, la vena poetica si fa strada.
Perché conquistare per il secondo anno consecutivo l'award come
best male non è roba da poco! Ma in questo 2013 sembra che nulla sia
impossibile al nostro Mengoni!
Iniziamo con la performance energica e
coinvolgente di #Prontoacorrere, con tutto il pubblico degli MTV
Awards a scandire il tempo con le braccia e a tenere in alto i
cellulari per registrare i tre minuti preziosi. Preziosi, sì.
Perché quanto abbiamo sentito è davvero la conferma che c'è un
certo SOUND che si fa largo, che si impone sempre di più e che ci
piace da matti!
Abbiamo atteso con l'ansia che ci
aggrovigliava le budella. Ce l'avremo fatta? Saremo stati concentrati
a votare solo il Capo, evitando di disperdere i nostri voti
giornalieri in un golosissimo Best Fan Award? MA SÌ!
Certo che ce l'abbiamo fatta! Un unico obiettivo – Marco Mengoni –
ed ecco che la fanbase più compatta che ci sia consegna per il
secondo anno di seguito il Super Man Awards a Super Marco!
Fino all'ultimo istante, fino
all'ultimo voto possibile, chiedendoli a mamma, papà, sorelle,
fratelli, zii, cugini, amici, colleghi, vicini di casa e twittatori
sconosciuti. Perché magari non avremo vinto il Best Fan, ma è certo
che ci siamo comportati come il Best Fan più BEST che ci sia,
consegnando al Capo una nuova corona, quella dell'Artist Saga: è lui
il migliore di tutto il contest!
La gamba si sarà anche addormentata,
ma noi fan siamo rimasti svegli e adrenalici fino a quando non
abbiamo sentito AND THE WINNER IS...
Le stelle splendono su un sorriso
luminoso, specchio di tutti gli oltre 400mila fan che lo hanno
supportato. Un sorriso che presto tornerà a illuminare le notti italiane:
Marco, noi siamo tutti #prontiacorrere!
Marco corre avanti, noi ci fermiamo un momento per gustare ciò che è stato e per sognare quel che sarà
ZERO/UNO Facile come un click. Dal vuoto apparente di una cifra piena di presagi – come il buio in una stanza che diventa solido come la luce, o come il silenzio prima o dopo la musica – al tuttopieno di 10 sold out consecutivi per una lussuosa Anteprima voluta da un artista che, fortunatamente, in questo caso non sa aspettare di tornare sopra un palco.
ZERO Come l'anteprima dell'Anteprima, come l'ultima occhiata allo specchio prima di uscire e di correre, con una lisciata al ciuffo solo apparentemente distratta e la voglia di fare musica, ma anche parole, di raccontarsi per davvero.
UNO Come la prima che deve essere talmente perfetta da fare quasi paura, con quei mille e mille occhi pieni di aspettativa e la decisione di non accettare altri errori di valutazione perché questa volta si sale sul palco da vincitori e se deve capitare – come dice Paolo Conte - "si sbaglia da professionisti". DUE Un artista e la sua manager. La voglia di cambiare, il bisogno di rischiare, il tuffo tra le grandi onde, quelle in cui se sai muoverti vai sulla cresta oppure ti ricacciano a fondo senza misericordia. TRE ragazzi che c'erano e che ci sono ancora. Tre amici con cui crescere insieme, con cui sognare e poi dare un nome al sogno. La ritmica e la fantasia, la base di tutto. QUATTRO Il battito della cassa, il rock, ma anche tutto il resto. Il tempo che fugge via disegnato, scolpito, colorato, ballato e che resterà tuo per sempre. CINQUE Le dita di una mano che è cresciuta e diventata più forte, concreta. Che si tende e taglia l'aria o che afferra il microfono con la decisione di un atleta che corre la staffetta. Una mano che parla,come la voce che accarezza. SEI Le corde di una chitarra magistrale, cristallina, fluida, elegante. Che sa scintillare negli assoli e ricamare sotto la voce. Venuta ad insegnare che non c'è altra distinzione se non tra musica bella o brutta, e da queste parti il brutto non si sa cosa sia. SETTE Le note che si inseguono, si aggrovigliano e si srotolano in intrecci sempre nuovi e sorprendenti nei "tastierismi" di due eccellenti maestri che sanno anche sorridere.
SETTE-bis Scusate se è poco, ma da quella sera a Malmö il settimo posto in classifica è diventato una sciccheria. La differenza tra fama e popolarità, mentre l'album scala le classifiche di tutto il mondo. OTTO Il numero dell'infinito, perché infinite sono le volte in cui si ripete il rito quasi nuziale tra Marco e il suo pubblico, e al posto di un sì, lo voglio si sussurra un grazie. Parole diverse, significato identico. NOVE Come le code di un “gatto” malefico che ha sibilato nell'aria lasciando cicatrici d'inchiostro. Ma è storia antica: il Medioevo può restare chiuso nella nostra memoria. UNO/ZERO Dieci. Quando sono tanti gli zeri, anticipati da un singolo 1, acquistano il significato di massa, di folla. Di esercito, in questo caso. Che da anni o da un giorno si trova a pensare – citando De Gregori: "E non hai capito ancora come mai, gli hai lasciato in un minuto tutto quel che hai... Però stai bene dove stai".
L'Anteprima è terminata con i suoi straordinari momenti di entusiasmo e di musica, coi palloncini, i cartelli, le canzoni cantate in coro e il silenzio meraviglioso di un pubblico incantato nell'ascolto.
E poi la belle chiacchierate di Marco in cui – con sempre maggiore libertà – si sdoppia nel tipo che vuole a tutti i costi essere riconosciuto e il buttafuori che non guarda in faccia nessuno, neanche l'artista.
La fiducia che diventa complicità nel raccontare come è nata una canzone, il divertimento di un imprevisto durante lo spettacolo, quella gioia incredibile nel trovarsi tutti insieme – in sala oppure dietro uno schermo e condividere immagini, suoni, emozioni.
L'estate porterà altri concerti, nuovi viaggi, nuovi spazi e Marco incontrerà tanti occhi nuovi davanti a sé. Sarà un'altra sfida, una di quelle che un artista vero ama affrontare: portare tutti quei cuori nel suo mondo e regalare due ore di meraviglia.
Il giovane fool è diventato un mago consapevole che spariglia e ricompone il gioco con maestria, senza però smettere di emozionarsi su quel palco che forse è il paradiso qui, adesso. (mlml)