Ad Three Slide Menu

domenica 31 maggio 2015

di Margherita Laurenti
 
Per fortuna ci sono loro, gli artisti. Quelli veri. Quelli che dentro di sé hanno mondi così vasti e così intensi da non aver posto per il chiacchiericcio inutile degli sputasentenze. Quelli che dicono “mi piace” e “non mi piace” perché così è, e non per la ricerca di un consenso che li porterebbe ad andare dietro al pubblico, mentre loro -gli artisti-  sono sempre, per forza di cose, avanti.


Un artista, famoso o meno, sa che una condizione gli sarà sempre estranea, quella dell'immobilità. La sua anima ha gli stesso colori del mondo, ne avverte gli odori, i suoni, ed il cambiamento (rapido o lento che sia) è una costante che le appartiene quanto la vita stessa.

Invece molti tra il pubblico di questi stessi artisti (a volte proprio tra i più antichi ed accaniti) li vorrebbe sempre uguali a se stessi, fermi in un santino che ripete sempre lo stesso modulo anno dopo anno, decennio dopo decennio.
 

Ma ci sono artisti che neanche la morte può fermare, la cui forza creativa resta dirompente ed innovativa anche attraverso i giovani che hanno avuto accanto e che in molti casi hanno aiutato a crescere.
Lucio Dalla e Fabrizio De André. Due pietre miliari, ci viene da dire, ma due “rolling stones”, pietre che non riescono a star ferme nemmeno sotto la lapide della beatificazione mediatica, e che continuano a mandare il loro messaggio di poetica irriverenza anche attraverso quei social networks che non hanno frequentato nella loro vita terrena.


Non si può parlare di Samuele Bersani senza citare Lucio Dalla. L'autore di Giudizi Universali lo  ricorda con un affetto palpabile ad ogni suo concerto, in ogni intervista. Poter crescere artisticamente con un genio simile accanto è un privilegio che Bersani conferma in ogni suo brano.
E Lucio Dalla ha potuto tendere una mano anche a Marco Mengoni, giovanissimo cantautore degli anni Duemila, proveniente dal mondo dei talent show che la critica (ed il pubblico) più snob non voleva neanche sentir nominare.

Marco rese splendidamente Meri Luis e il suo autore ebbe per lui parole di grandissima stima artistica ed umana.

Ma dato che il nostro Paese vive sulla chiacchiera, possibilmente inutile, Mengoni ha “dovuto” conquistare agli occhi di quel pubblico che si considera di élite un “permesso di soggiorno” artistico  che, oltre alle classifiche (e da questo punto di vista non vola più una mosca da tempo), gli permettesse di frequentare i nomi più scelti del nostro panorama musicale.
Poco importa se fin dai suoi esordi artisti del calibro di Mina, Renato Zero, Celentano e altri lo avessero incoraggiato e sostenuto: per un certo tipo di pubblico Mengoni era solo da ignorare. Perfino dopo lo “sdoganamento” di molti giornalisti inizialmente assai diffidenti, la roccaforte degli alfieri del cantautorato d'antan o della musica per pochi eletti non ha mostrato aperture. Come se Cesare Cremonini, Ivano Fossati e, appunto, Lucio Dalla fossero gente di tutt'altro mestiere.


Il 30 maggio Samuele Bersani ha tenuto un concerto al Parco della Musica di Roma in cui ha ripercorso tutta la sua carriera di autore e musicista. E molti dei puristi di specchiata inutilità si sono sentiti sorpresi e traditi quando tra nomi DOC come Carmen Consoli, Caparezza, i Musica Nuda e Pacifico è spuntato quello di Marco Mengoni. 


Ma come? Il cantautore di miglior pedigree, prediletto di Dalla e Guccini, autore di testi che richiedono a volte l'uso del vocabolario, ha voluto accanto a sé il cinguettante re delle classifiche, adorato da schiere di donne senza cervello? Il “palazzettaro” di turno? 

Mentre nella loro bocca spalancata volavano le mosche, Marco e Samuele hanno ricamato Il Pescatore di Asterischi, brano amoroso e poetico, dolce ed ironico, dalla melodia avvitata e dal tempo insidioso, portando ciascuno fili colorati secondo il proprio stile e rendendolo emozionante in modo nuovo. Il padrone di casa ha condiviso con l'ospite uno dei suoi gioielli più amati, con la sua sorridente riservatezza e la certezza di aver realizzato un desiderio di Lucio, quel “commendator Domenico Sputo” che delle paturnie degli altri si faceva beffa ogni momento.


Ma i puristi hanno passato un brutto fine settimana anche per un altro fatto. Cristiano De Andrè ha partecipato ad Amici duettando con Emma Marrone su Bocca di Rosa.
Apriti cielo e spalancati terra! Da parte dei pretesi custodi delle sacre memorie è arrivata una valanga di insulti e maledizioni al cantautore, di cui perfino la paternità è stata messa in discussione.
Con molta eleganza Cristiano ha risposto che nessuno si può arrogare il diritto di aver conosciuto suo padre più e meglio di lui, e che le barriere di qualsiasi natura erano il contrario di quanto Fabrizio avesse detto e cantato in tutta la sua vita.

Ma di cosa ha paura chi teme il “mezzosangue” Mengoni che duetta con Samuele Bersani? Cosa c'è di sconvolgente in un Cristiano De Andrè che canta un classico di suo padre in un talent show?
 


È molto semplice: si rompe un modo di pensare la musica fatto a camere stagne, in cui il meglio è riservato a pochi mentre la “massa” si crogiola nella poltiglia commerciale...  No, non è affatto così: si creano cortocircuiti, si inventano nuovi linguaggi. Si contamina.
Si fa arte, vita.




read more "Certi sconvolgenti cortocircuiti..."

domenica 17 maggio 2015

di M La Marghe Laurenti

Marco Mengoni on stage. Foto tratta dal profilo instagram ufficiale @mengonimarcoofficial

Dire che Marco Mengoni è bravo è come dire che il sole splende. Anche il più accanito dei suoi detrattori della prima ora non ha mai potuto negarlo. Sappiamo, anzi, che un “eccesso di bravura” è stato il motivo di rifiuto da parte di alcuni discografici troppo impegnati alla ricerca di giovani che rispecchiassero lo “stile del momento”.
Anche dire “quanto” è bravo sta diventando inutile. Nei concerti del suo Live 2015 è riuscito a coinvolgere – e sconvolgere – pubblico e critica che ora procedono felicemente a braccetto come era giusto che accadesse.


Dire “come” è bravo invece lascia ancora qualche margine.
Con Mengoni la parola talento ha ritrovato la sua dignità. Indica dote, qualità, ma anche rarità. Indica qualcosa di eccezionale rispetto alla media, una caratteristica innata, ma che può essere sviluppata e raffinata quasi all'infinito. Un purosangue che corre velocissimo non ha talento, segue la sua natura. Il talento è quello del fantino che sa come e quando amministrare le doti dell'animale.
Il nostro musicista nel 2013 ha scelto il titolo Pronto a Correre per il suo secondo disco (i precendenti Marco e Re Matto –2009 e 2010- sono solo EP, mentre il primo album Solo 2.0 è del  2011, nda), ovvero quando si è sentito capace di esprimersi dosando sapientemente tutte le sue qualità artistiche.

Nel live 2015 che segue l'uscita del primo capitolo del progetto Parole in Circolo, Marco offre al pubblico una grande serata sotto tutti i punti di vista: musicale, emozionale, visivo e di partecipazione. Affiancato da musicisti non solo eccellenti tecnicamente, ma in perfetta sintonia con la sua eclettica personalità, l'artista può volare a piacimento attraverso i diversi momenti che formano il concerto e  sviluppare la tavolozza che ha deciso di usare.


Il palco è ampio quanto un tour nei palazzetti richiede («quanto la casa dei miei sogni», ha candidamente ammesso il cantautore).  All'occhio si presenta occupato solo dalla strumentazione che verrà utilizzata, fra cui spicca un pianoforte classico a mezzacoda circondato da una fitta prole di tastiere di vario genere.
È stato lo stesso Mengoni a disegnarlo – e a modificarlo poche settimane prima del debutto – calibrando attentamente ogni spazio a seconda dei passi che avrebbe eseguito sui vari brani: gradini, scivoli, passerella, botola, piattaforme rivelano la loro presenza solo quando l'artista vi si muove con la sicurezza di chi ne conosce ogni centimetro. Ma dato che la bidimensionalità non gli appartiene, sulla parete frontale si erge un enorme vidiwall all'interno del quale trovano spazio tre megaschermi che alterneranno momenti del live a racconti di grafica, filmati e cartoons sempre a firma del poliedrico musicista.
Completa l'allestimento un impressionante assortimento di luci che in un istante trasformano la scena da un coloratissimo sogno stile Magical Mistery Tour beatlesiano ad uno struggente bianco e nero in cui rivivono atmosfere cinéphile, passando per una discoteca newyorchese anni '80 per poi lasciare spazio ad un semplice occhio di bue in perfetto stile teatrale.


Ma a Mengoni persino le tre dimensioni non bastano. Se ne può aggiungere una quarta, una quinta... si può volare per essere al centro di un'esplosione di parole importanti, si può coinvolgere il pubblico attraverso i cellulari e creare coreografie luminose mai viste prima in Europa... Questo è il “campo di gioco” in cui Marco ha deciso di scendere, questa è la cena speciale che sa imbandire in due ore e in cui tutto è sapientemente dosato.


Foto di Germano Pozzati
La scaletta si apre alla grande con Guerriero, e chi era venuto per ascoltare la sua hit del periodo è subito accontentato. Seguono Non Me Ne Accorgo e Se Sei Come Sei portando subito il tachimetro a forte velocità, sfrecciando con Pronto a Correre su un rettilineo pieno di sole, con le palme a destra e l'oceano a sinistra. Su Invincibile e Mai e Per Sempre c'è una sosta romantica per ammirare il panorama, prima di ripartire a velocità di crociera con la new version di Dove si Vola, pop morbido e scorrevole in cui il Marco di oggi passeggia tranquillo e sorridente.

Un attimo di buio e ci troviamo in un altro tempo e in tutto un altro spazio emotivo. Mengoni canta un brano in spagnolo con un accompagnamento di chitarra acustica e fiati che ci proietta in Messico. È la sconvolgente Llorona di Chavela Vargas, in versione breve ma “picante y sabrosa” da far ammutolire un palazzetto stracolmo.
Qui non c'è trucco e non c'è inganno. Il silenzio del pubblico è un foglio bianco su cui la mano del maestro, con tratti sottili e veloci come coltellate, crea un disegno che si attacca al cuore in modo indelebile per non togliersi mai più.



Improvvisamente, il bianco e nero si colora del rosso degli schermi. Torniamo alla nostra epoca con una versione di Solo scandita dal martellare della batteria, come camminata di un condannato a morte.
Marco, poi, ci tira fuori da questo turbine emotivo con una Valle dei Re liberatoria e illuminata di verde acido. Siamo di nuovo a pieni giri e si fila via su Ed è Per Questo e Bellissimo, in cui regna di nuovo la fantasia multicolore.

Dalla curva spunta un nuovo panorama ed è giusto fermarsi per assaporare il medley tra 20 Sigarette e Natale Senza Regali, lì dove la band sfoggia un suono curatissimo e pieno di accenni a quel maestro di glamour musicale che è stato Burt Bacharach.
I motori rombano di nuovo, l'oceano risplende e si va a tutta birra con Come Un Attimo Fa.

Una rampa, una curva improvvisa e con I got the fear siamo al funky jazz più esplosivo, col basso e la batteria che pulsano nelle vene come non mai. Chitarre elastiche e fiati danzanti. Tastiere sornione e stop improvvisi in cui lo strumento-voce dardeggia come una fiamma nel buio.


Non si può correre sempre, e anche il Nostro rallenta, recuperando la dimensione della tenerezza su Non passerai, sempre amatissima dal pubblico e illuminata da migliaia di accendini digitali.

Siamo a tre quarti del concerto e se c'è qualcosa di importante da dire è meglio farlo adesso, prima di entrare nel rettilineo finale.
Mentre un testo registrato dall'artista introduce Esseri Umani, il brano più socialmente impegnato della sua produzione, Mengoni appare tranquillamente seduto in poltrona a svariati metri di altezza, al centro di un surreale salotto che presto svanisce per lasciarlo circondato dalle parole che ha scelto. Parole importanti, primordiali, che diventano sempre più grandi fino ad esplodere in una grandine di note.
Il pubblico è compatto nel suo canto e sembrano tornati i tempi in cui le canzoni erano cose dense che  invece di far “passare il tempo” lo inondavano di significato.



Dopo serve la dolcezza di La Neve Prima che Cada per riprendere fiato.

Le sorprese in questo live non danno tregua. Grazie ad un ricordo d'infanzia, di Marco che viaggiava in macchina coi suoi genitori, sul vidiwall si forma l'immagine di un videogioco ormai vintage come Tetris o Super Mario. Mentre il pubblico viene coinvolto attraverso il cellulare a partecipare a questa simpatica epifania, la band ne esegue la musichetta dal vivo. Chicca deliziosa per chi non smette di ascoltare, e divertissement per i brillanti musicisti.

Il sole sta tramontando in questo viaggio molto americano su una fuoriserie tutta italiana. Possiamo fermarci? Certamente no. La notte serve per divertirsi.


Tastiere a go-go, sfondi geometrici che cambiano a ritmo, un frontman biancovestito, un po' David Bowie e un po' David  Byrne quando negli anni '80 tornarono in Europa a dirci che la dance music poteva essere anche molto cool, fashion, insomma: roba da grandi.
Mengoni lo fa con un altro suo hit degli esordi, Stanco, ironico e divertente mentre tra una mossa e l'altra sbuca un assolo di sax.
Sembra che la festa continui con Una Parola e tutti sono pronti a ballare quando il brano viene stravolto da una ritmica sincopatissima e sofisticata in cui fiati e la sezione ritmica creano continui momenti di sospensione e Marco canta il testo in un tempo che è la metà dell'originale.



Ma si deve ballare o ascoltare? Si può fare l'uno e l'altro. A quanto pare siamo in un nuovo territorio che Mengoni ha appena iniziato ad esplorare, una cosa tutta sua che potrebbe chiamarsi “disco jazz”.

A questo punto possiamo fermarci, sembra dire Marco.
Scendere dalla macchina e guardarci negli occhi.
Il musicista guadagna l'estremità della passerella ed è proprio in mezzo al pubblico. Luce semplice. Non serve altro per cantare insieme L'Essenziale.

Un primo bis sempre occhi negli occhi con In Un Giorno Qualunque e poi a briglia sciolta con Io Ti Aspetto, quando grandi e morbidi palloni vengono lanciati sul pubblico. Un saluto festoso , un “arrivederci” gridato con gioia mentre la seconda parte del progetto è già “in forno” e manda un profumo allettante.

Il successo di Marco Mengoni ha un sapore diverso da quello di molti altri artisti italiani degli ultimi decenni. Ha radici in quel “mangianastri di ultima generazione” che cita nel monologo che precede la parte del videogioco. Marco è cresciuto cantando, e quello che si canta in macchina da piccoli, per far passare il tempo e contrastare la nausea, non passerà mai più. Quindi – come ha raccontato in molte occasioni – Mina, i Beatles, Battisti, De Gregori, De André, Gabriella Ferri e molti altri – le canzoni “vere”, che andavano cantate dall'inizio alla fine senza sbagliare una parola e con tutti gli effetti musicali, dal “bom bom bom” di Yesterday al “nainanananana” de I Giardini di Marzo. La melodia con tutte le sue mille interpretazioni, ma anche l'armonia dei cori e delle variazioni.


Frequentando gli stage di jazz da adolescente ha scoperto un mondo nuovo, affascinante, che apriva nuove prospettive. La voce come strumento vero e proprio che non solo poteva veicolare una melodia o fare dei virtuosismi, ma anche creare tessiture, richiamare atmosfere di altri tempi, fondersi col suono di altri strumenti.


C'è voluto del tempo perché la volontà di esplorare tanti e diversi modi di fare musica portasse Marco a cucirsi addosso un concerto su misura.
Coadiuvato da Gianluca Ballarin, col quale Mengoni sembra aver trovato un equilibrio molto produttivo, dal suo gruppo storico (Giovanni Pallotti al basso, Davide Sollazzi alla batteria e Peter Cornacchia alle chitarre) e dagli altri brillanti musicisti, l'artista sta osando portare il pubblico ad apprezzare tipi di musica che sicuramente nei palazzetti non erano mai stati ascoltati, tenendo sempre saldamente nelle sue mani le redini della sua straordinaria bravura.


Stay tuned! 


read more "Il viaggio nella musica del MengoniLive2015"

domenica 10 maggio 2015


«Siete le mie stelle!», dice Marco Mengoni subito dopo aver cantanto Dove Si Vola. La sua voce riesce a far comprendere a tutti quanto sia stato orgoglioso del suo pubblico, quanto ne sia felice. Perché ha ragione, e non esagera: per il tempo di una canzone il Forum di Assago si è trasformato in un cielo stellato, e lì a brillare tutto attorno al “Sole” delle due serate c'erano i dodicimila accorsi da ogni parte d'Italia (e non solo) per applaudirlo all'inizio del suo tour targato 2015. 


Ma non siamo qui per parlare del concerto, ché per farlo ci serve altro tempo: c'è così tanto e così tanto bello che le nostre parole – per fare la citazione – stanno ancora circolando, e sono così piene di meraviglia che ancora non riescono a trovare una forma adatta alla comunicazione scritta (mica possiamo scrivere “WOW” senza spiegarne tutta la densissima consistenza!). 

Adesso, oggi, siamo qui per parlare dell'effetto app, di chi, cosa, come, quando e soprattutto perché proprio noi fan abbiamo la possibilità di fare una piccola cosa per il nostro Marco

Innanzi tutto, ci piace sottolineare il fatto che Marco ha scelto di delegare al pubblico una parte importante della scenografia del suo spettacolo. Uno spettacolo in cui la tecnologia – e le luci sporattutto – giocano una parte fondamentale. Ecco, l'idea che l'artista sia così sicuro dell'affetto dei suoi fan ci piace moltissimo. Perché è vero, perché sono anni che glielo dimostriamo e adesso per la prima volta lui ci affida un compito, un ruolo serio e importante all'interno della sua carriera, per di più proprio quando lui è al massimo della visibilità: sul palcoscenico del tour più atteso dell'anno. Insomma, è un regalo che renderebbe orgoglioso chiunque, figuriamoci i fan, i rappresentanti di quell'Esercito che lo sostiene da sempre e che lui non manca mai di tenere presente in ogni suo gesto, in ogni sua scelta. 

Noi fan sappiamo ormai benissimo cosa fare. Abbiamo scaricato la app Marco Mengoni (che è gratis, cosa rarissima nel panorama musicale), e sappiamo che quando dal palco si sente il suono di un battito (il classico tu-tump tu-tump) e sul megaschermo appare il simbolo della mano che tiene il cellulare, proprio in quel momento dobbiamo prendere il nostro telefonino o iPad che sia, aprire la app (che si apre proprio nella sezione LIVE), cliccare al centro della banda grigia, lì dove c'è lo stesso simbolo della mano che tiene un cellulare, e poi semplicemente alzare lo smartphone. Nient'altro. Solo questo. 


Come potete vedere nel video di Letizia Gi, l'effetto è strepitoso! Grazie a una tecnologia nuovisima, che in Europa non è mai stata usata (è una novità persino per gli States), ogni singola app presente nel palazzetto viene utilizzata dal computer centrale del MengoniLive2015 per emttere luci che si accendono e si spengono al ritmo della musica, trasformando così il buio del palazzetto in un luminosissimo tappeto di stelle. Incredibile! Credeteci sulla parola: si rimane senza fiato!

Noi fan tutto questo lo sappiamo e lo facciamo, per la grande gioia del nostro artista. Però Marco quest'anno ha messo a segno una tripletta davvero entusiasmante prima con Guerriero, poi con il cd Parole In Circolo e poi con il secondo estratto Esseri Umani, conquistando nel giro di un paio di mesi un pubblico molto ma molto più vasto di quello rappresentato dal suo Esercito. Ecco, questo pubblico che è accorso ad Assago riempendo il Forum fin sugli spalti sotto il tetto e che ha velocizzato i sold-out di tutte le altre date del tour, questo pubblico che ha scoperto da pochi mesi l'incanto dell'universo musicale mengoniano, prorpio questo pubblico dell'app – ovviamente – ancora non sa nulla. E in tantissimi (ne siamo testimoni diretti) avrebbero voluto partecipare, avrebbero voluto essere parte di quel cielo stellato ma, come si sa, all'interno dei palazzetti la connessione internet viene schermata, per cui più o meno dopo le 20:30 non è più possibile scaricare la app se si è all'interno della location. 


Noi che sappiamo, noi che ci siamo e che niente ci è più prezioso di un sorriso di Marco, noi che stiamo in fila per il parterre o che gironzoliamo dalle parti dei varchi per le tribune, noi sì che possiamo raccontare della app, dell'effetto scenografico, della sua semplicità e soprattutto della sua utilità. Tra un sorriso e una battuta, possiamo accendere davanti agli occhi di Marco, sgranati per la meraviglia, il cielo più stellato che lui abbia mai visto! 

Noi lo abbiamo fatto e, superato un primo momento di imbarazzo, tutti coloro che abbiamo avvicinato hanno scaricato l'applicazione, ascoltato le nostre istruzioni e assicurato la partecipazione. D'altronde, quando si accende un intero palazzetto come si può non aver voglia di partecipare? 

Noi siamo l'Esercito. We Are One. L'Esercito + Marco =
È questo quello che ci rende speciali
Adesso tocca a noi rendere un po' più speciale Marco a chi lo ha appena conosciuto. 

Stay APPlauding!

read more ""Siete le mie stelle!""

martedì 28 aprile 2015


L'App Marco Mengoni è diventata in 24 ore la protagonista delle comunicazioni ufficiali che riguardano l'ormai prossimo Mengoni Live 2015. Un motivo ci sarà: noi ancora non lo sappiamo ma possiamo provare a ragionarci su.

Dal numero di tweet e post a firma dello Staff e dalle parole dell'artista («per essere protagonisti ai miei concerti servirà anche l'App, vi basta scaricarla», ha detto nel corso dell'ultima intervista a Radio Norba), si intuisce che la casa dove nascono le idee avrà un ruolo importante nel corso del #MengoniLive2015

Sappiamo che questa app, innovativa sotto ogni punto di vista, consente la comunicazione sia da Marco ai fan, sia dai fan a Marco, cosa che abbiamo trovato entusiasmante fin da subito. E visto che adesso lo slogan è "Al MengoniLive2015 il protagonista sarai anche tu", diciamo che si può supporre che verrà utilizzata la parte che mette in comunicazione noi fan con Marco.

Come?
Dovremo stare attenti alla app invece che al concerto?
Indubbiamente questa ci sembra un'ipotesi da scartare, visto che nessun artista vorrebbe trovarsi di fronte una folla di fan "distratti". È più plausibile che ci verrà chiesta una interazione in momenti ben precisi, chissà se durante lo spettacolo o forse anche prima (le code sono lunghe e piene di momenti di "stanca").

Che tipo di interazione? Ah, saperlo!
Però è vero che adesso la app si apre sulla sezione Live, con avviso golosissimo: "entra qui e rendi il tuo concerto unico!". Se "unico" vuol dire "irripetibile", vuol dire che sarà qualcosa di importante e a quanto pare semplicissimo, perché adesso cliccando su questo grigio "ansiogeno" si arriva solo a un ancora più ansiogeno countdown... Quindi, tutto quello che sarà, sarà possibile forse con un solo tap sul grigio.





Altro fatto su cui vogliamo speculare è il #MengoniGame, all'interno della sezione Parole In Circolo.

Visto che non ci si arriva così facilmente, è possibile che si tratti esattamente di quello che sembra: un gioco. Avendo imparato a inaspettarci di tutto quando si tratta di Marco Mengoni, ci sembra estremamente difficile che possa trattarsi di un "Mengoni Crush Saga", di un "Bubble Marco Adventure" o di un "Collapse Mad King"! In ogni caso, un gioco (che si tratti del gioco dell'oca o di risiko o di monopoli) ha sempre un percorso, un punteggio (?), un premio in palio. E se questo gioco sta su una app gratuita, certo i premi in palio non potranno essere per un solo vincitore, né per pochi.

Insomma, sia come sia, intanto noi la app l'abbiamo, tutta aggiornata. Sia quel che sia, ma è certo che se riguarda Mengoni ci sarà solo da divertirsi. E volete vedere che si tratta di un divertimento per tutti quanti insieme? Quel We Are One targato 2013 continua a ronzarci in testa...

Stay Tuned!


read more "Con l'app siamo apposto!"

lunedì 30 marzo 2015

Il 27 ottobre del 2012 abbiamo portato sugli store Google e Apple la nostra Mengoni Fan App gratuita, una applicazione che consentisse ai fan di tutto il mondo di avere sempre in tasca l'universo social mengoniano, un'unica icona da sfiorare per accedere non solo ai profili social ufficiali, ma anche agli strumenti che abbiamo affinato perché la voce di Marco Mengoni risuonasse ovunque: la nostra pagina facebook, il nostro profilo twitter, i nostri canali soundcloud e youtube, e soprattutto il nostro blog, dove leggere le ultime news, gli approfondimenti, le informazioni più utili relative al dove/come/quando “tradotte” per tutti noi che ancora facciamo a pugni con il lessico moderno e tecnologico. Insomma, proprio come era nelle intenzioni, abbiamo realizzato una app che fosse fatta da fan proprio per i fan.

Il nostro obiettivo questo era all'inizio e questo è sempre stato, e sempre ci siamo ben guardate dal voler entrare in “concorrenza” con gli strumenti ufficiali, unica fonte di infomazioni che riconosciamo e che consigliamo sempre prima di ogni altra risorsa. 
All'indomani della pubblicazione della bellissima App Marco Mengoni, strumento ufficiale realizzato da professionisti in modo superbo, attingendo alle ultime novità tecnologiche, con gli unici e soli canali in grado di mettere in comunicazione i fan con l'artista e l'artista con i fan, proprio per evitare di occupare un terreno che non è il nostro, non lo è mai stato e mai lo sarà, abbiamo deciso di apportare modifiche importanti alla nostra Fan App, a cominciare dall'icona, che ha perso il volto sorridente dell'artista ma si è colorato con il rosso della nostra passione; e continuando con il nome: la Mengoni Fan App adesso è la Dam for Marco Mengoni, così da sottolineare ancora una volta la distanza tra questa nostra fan app e quella ufficiale.
Da fan per fan, quindi, la Dam For Marco Mengoni App si è aggiornata proprio come l'artista che omaggia, aggiungendo al suo menu anche l'accesso al profilo instagram ufficiale e quello al nuovo sito dell'artista, rinnovando anche la biografia fino ai nuovi e nuovissimi successi.

Un “lavoro” appassionato che ci viene premiato ogni giorno: oltre diecimila app scaricate in tutto il mondo, dalle Hawaii al Giappone e dall'Alaska all'Australia, e ben 60.000 visualizzazioni al mese (in media) della pagina facebook. Il blog, che può essere tradotto in qualunque lingua, vanta visualizzazioni da oltre 68 Paesi diversi (dagli Stati Uniti alla Cina) e ha raggiunto la cifra di circa 400.000 visualizzazioni
È, lo sottolineamo ancora, solo una fan app, che mantiene il suo carattere gratuito e disponibile per tutti i supporti (iphone, smartphone, iPad), che a garanzia della sua onestà vanta, nonostante i nuovi aggiornamenti e le nuove restrizioni imposte da apple, l'accesso immediato sullo store iTunes con la classificazione 4+, ovvero la migliore.
Su Google Play per Android la classificazione è di 4,6 su 5: non sarà perfetta, ma ci si può accontentare ;-)

read more "Sugli store la Dam for Marco Mengoni App"

mercoledì 18 marzo 2015


Riassunti, info e suggerimenti per partecipare ai tre contest che vedono protagonista Marco Mengoni 


 
Twix, Tim Music e App Marco Mengoni: i tre contest che stanno tenendo impegnato l'Esercito di Marco Mengoni. Facciamo un rapido riassunto su come partecipare (e ci aggiungiamo qualche consiglio utile che male non fa).

TWIX - fino al 10 aprile 2015


Sulla pagina dedicata al contest è spiegato abbastanza chiaramente come partecipare. Ma noi preferiamo fare uno schema ancora più semplice, così da evitare ogni possibile fraintendimento.

1. Comprare uno di questi prodotti a scelta:
Twix 50gr, Twix 50gr +15%, Twix multipack x3, Twix multipack x6, Twix multipack x7, Twix Miniatures 130g -- Mars minis 170g, Mars 51gr, Mars multipack x4, Mars multipack x6, Mars multipack x7, Mars Miniatures 130 gr. -- Snickers 50gr, Snickers multipack x4, Snickers multipack x6 -- Bounty Minis, Bounty Miniatures, Bounty 57 gr, Bounty x6, Bounty x5, Bounty x9 -- M&M’s single peanut 45 gr,  M&M’s single chocolate 45 gr, M&M’s single crispy 36 gr.

2. Farsi dare lo scontrino (consigliamo scontrino singolo per ogni pezzo)

3. Andare sul sito e cliccare, in basso al centro, su PARTECIPA. Qui dovete aggiungere la vostra data di nascita (il concorso è riservato ai maggiorenni residenti in Italia), e poi compilare il form inserendo tutti i dati richiesti con l'asterisco. Il numero dello scontrino è quel numero che di solito è anticipato da SF

4. Dopo aver compilato il form, cliccare su PARTECIPA (sempre in basso) perché c'è anche la possibilità di vincere un biglietto per il tour. Della serie, tentar non nuoce.

5. Andare su twitter e scrivere un tweet che inizia con #twixonstageprivateshow e che racconti quali emozioni regalano le canzoni di Marco e/o perché si vuole vincere un concerto privato.

Dall'11 aprile verrà selezionato 1 vincitore che avrà diritto a partecipare, insieme con 5 amici, al concerto privato che Marco terrà per l'occasione per questi soli 6 spettatori. A tutti i 6 fortunati verrà pagato viaggio e alloggio.


TIM MUSIC - fino al 30 marzo


Su questa pagina c'è Marco in un video che spiega come si partecipa, ovvero:

1. Andare sulla pagina http://marcomengoni.timmusic.it/

2. Cliccare sulla freccia sotto il video.

3. Inserire il numero di telefono TIM - richiedere il codice - inserire il codice - cliccare su verifica.

4. Registrarsi compilando il form (il concorso è riservato ai residenti in Italia).

5. Scegliere la canzone tra le 11 proposte (sono le tracce di Parole In Circolo Tim Music Version, quella con la bonus track For You I Will).

6. Caricare la foto che avete fatto su ispirazione della canzone scelta.

7.  Scrivere il perché della foto e della canzone con un testo lungo massimo 60 caratteri spazi inclusi (praticamente la metà di un tweet).

8. Accettare la liberatoria sull’uso del contributo (la foto) fornito.

Se siete minorenni, dovete scaricare la liberatoria che trovate sul sito, farla firmare da mamma o papà e inviarla sempre tramite sito insieme con il documento di identità di chi ha firmato la liberatoria. 

Non inviate foto non vostre o che ritraggono altre persone o cose che possono essere pubblicità (niente lattine, bottiglie d'acqua o robe che abbiano un marchio visibile).

Si può partecipare solo 1 volta.


Agli 11 vincitori sarà pagato il pernottamento e il trasporto da stazione/aeroporto di Roma fino al luogo della cena.
(tutto il regolamento lo trovate qui)


#credonegliESSERIUMANI - App Marco Mengoni


Qui non si vince un incontro, ma si "vince" in modo diverso. Si vince un sorriso da parte di chiunque vedrà quello che verrà condiviso, e partecipare è semplicissimo:

1. Trovare un essere umano che ha coraggio di essere umano

 
2. Fargli una foto


3. Caricarla su instagram con un breve testo che racconti la storia di questo essere umano (non superate i 1000 caratteri spazi inclusi: instagram ha i suoi limiti) e che inizi con mi chiamo XXX (il nome della persona nella foto) e #credonegliESSERIUMANI

Dopo qualche giorno (sono foto, quindi vanno "moderate") la foto sarà disponibile nella sezione Community della app - cartella Il Racconto. Tra queste foto ne verranno scelte 7 che ogni domenica saranno pubblicate nell'album #credonegliESSERIUMANI sulla pagina facebook di Marco Mengoni.

 
Un modo per fare sentire all'artista che il suo Esercito c'è, che ha ricevuto il messaggio e che credere negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani fa veramente il mondo un posto migliore. Provare per credere!


read more "Il "come, dove e quando" per i contest mengoniani"

domenica 1 marzo 2015


di Emilia Gatti

"La finzione è come una tela di ragno attaccata, sempre leggermente forse, ma comunque attaccata alla vita con tutti e quattro gli angoli. Spesso il legame è appena percettibile" 

Marco Mengoni in un frame del video Esseri Umani

Sì, prendiamo in prestito le parole di Virginia Woolf per sottolineare un paio di cose che abbiamo trovato nel video di Esseri Umani e che ci hanno colpito molto, che ci sono sembrate importanti. 

La finzione è una ragnatela, un velo leggero che sembra debolissimo ma che cresce, si allarga, quasi dilaga, lasciando vedere il mondo - e noi al mondo - in modo poco nitido, opaco. Fuori fuoco, proprio come viene messo in evidenza dalle immagini pensate da Marco Mengoni e puntualmente dirette da Cosimo Alemà. 

È una sfocatura funzionale, che quasi nasconde le brutture di un mondo fatto di rovine, di cumuli di spazzatura, di grigio anonimo che tutto sembra voler contenere. Un senso di uniformità che non ha segni di vita, se non per il colore sgargiante delle maschere, di quel giallo che prorompe da ogni cuore pulsante, da ogni essere

Essere come essere che vive, e poco importa che sia rosso, bianco, nero o tutto colorato. Esseri che non sono perfetti, che indossano canottiere e camicette con la scollatura sgualcita, come ogni giorno, come sempre, ma soprattutto come ovunque. 

Esseri che si perdono a guardare la finzione altrui (cercando la verità dietro una fiction), in un gioco di rimandi che potrebbe non aver fine se non ci fosse un urlo, quell'urlo, quel «credo negli Esseri Umani» che aggiunge un aggettivo, e con lui la verità di ciò che siamo. Umani, ovvero consapevoli di avere diritto al rispetto e alla comprensione.

Comprensione soprattutto della nostra umanità, e quindi in grado di riconoscerla negli altri, perché negli altri ci specchiamo. Di nuovo un rimando senza fine: se cerchiamo la nostra verità negli altri, se gli altri indossano maschere si rischia di non vedere, di non vedersi più fino a non sentirsi più. 

Ecco l'importanza della lingua dei segni. Puoi essere sordo a te stesso, sordo a quell'urlo lanciato sulle macerie del mondo, ma puoi sempre vedere la realtà schietta e senza fraintendimendi in un gesto, che sia una lingua o semplicemente una mano tesa in aiuto. 

Non c'è emozione nei volti con le maschere gialle. Non c'è alcun segno di distinzione "umana". Tutti uguali, tutti egualmente fingitori. Tutti: la bella bionda, il giovane riccioluto, il tatuato... ognuno dei personaggi del video ha qualcosa che lo potrebbe rendere speciale, eppure non c'è alcuna messa a fuoco sull'avvenenza della bionda, sul piercing della rossa o sui bicipiti del forzuto. Niente. Tutti sotto la stessa, uguale, piatta maschera. 

Un messaggio che messo così sembra "senza speranza", ma il video - grazie alla profondità del soggetto e alla bella regia - infonde coraggio e forza. Perché non c'è retorica
Niente, neanche un accenno. 

Non ci sono "diversi", non c'è alcuna traccia di compassione. Non c'è alcun "poverino!" per cui parteggiare anche solo per i 4 minuti del video. Persino la ragazza con la sindrome di Down è un'atleta olimpionica, negando così ogni possibile effetto pietas al nostro ego in cerca di "inferiori". Siamo tutti uguali

Non c'è alcuna via d'uscita da questo - scomodo - concetto. Siamo tutti uguali, tutti ugualmente mascherati, addirittura tutti mascherati allo stesso modo. Perché tutti, in fondo, vogliamo le stesse cose. Anzi, la stessa identica cosa: vogliamo essere amati, e per di più vogliamo essere amati per quello che siamo davvero

L'immagine finale, la smorfia amara di chi si guarda allo specchio e non si riconosce, è il monito più terribile del video. Monito cui segue l'unica vera indiscutibile via d'uscita: siamo umani. Riconosciamolo agli altri, riconosciamolo a noi stessi. Accettiamoci per quello che siamo e accetteremo tutti per quello che sono.

La storia degli esseri umani lo insegna: l'amore ha vinto, vince e certamente vincerà.


read more "La leggera inconsapevolezza del fingere"

sabato 21 febbraio 2015

di Marghe Laurenti 

...Ogni vibrazione che i tre artisti creano è un nuovo momento che in quei quadri si rispecchia e vola via...

Da sinistra: Serafino Tedesi, Marco Mengoni, Gianluca Ballarin.Foto dalla pagina facebook di Marco Mengoni
 
Se un luogo fosse uguale all'altro, se ogni gesto artistico vivesse solo per se stesso, all'interno del proprio universo, allora tutti gli eventi lascerebbero la stessa traccia. 

I musei, come i teatri e i templi religiosi, sono luoghi a parte rispetto alla vita di ogni giorno. Chi vi entra cambia modalità interiore, parla a voce più bassa, respira con lo sguardo un senso di grandezza e si sente pronto ad accogliere ciò che gli verrà offerto. 
E soprattutto avverte, percepisce le migliaia e migliaia di persone che in quel luogo hanno dato al proprio cuore la possibilità di arricchirsi. 

Lo scorso 14 febbraio Marco Mengoni ha cantato C'è Tempo di Ivano Fossati in una sala della Pinacoteca di Brera, precisamente quella in cui molti quadri di Hayez, tra cui il famosissimo “Bacio”, galleggiano come isole preziose nella tonalità azzurra delle pareti. 
Tre strumenti - un violino, un pianoforte e la voce umana - realizzano un'opera invisibile nel regno del visibile, vestono il tempo di movimento, là dove la dimensione temporale sembra non contare più. Eppure il pezzo parla proprio di lui, il grande assente. 


«Dicono che c'è un tempo per seminare...» è un inizio solenne (il riferimento è addirittura la Sacra Scrittura), ma anche disteso e sereno, come il primo passo di una lunga passeggiata. 

E di lui si parla in tutto il brano: di tempo notturno e diurno, di tempo facile e difficile, di tempo battagliero, di tempo magico, di tempo da soli e di tempo insieme. 

L'aria intorno ai musicisti prende vita ed il suono sembra entrare e perdersi tra le mura dell'antico castello in cui i due innamorati si baciano eternamente, sembra sfiorare dolcemente il giglio e la pelle marmorea della fanciulla bruna di “Pensiero malinconico” per poi fare l'occhiolino all'espressione benevola di Alessandro Manzoni. E via via animare gli altri quadri e le statue della sala, fino a volteggiare libero nel museo. 

Ogni vibrazione che i tre artisti creano è un nuovo momento che in quei quadri si rispecchia e vola via. L'umanità, la “Fiumana” di Pellizza da Volpedo, nel brano è «quel mare infinito di gente» che continua a camminare, che crede e che vuole un avvenire migliore. 

Tutti i volti e i passi delle persone che in quella sala hanno sostato, hanno guardato e hanno pensato a cosa li divide e cosa invece li unisce a quelle figure dipinte vibrano nella musica

La voce di Mengoni è la linea che dà forma ai pensieri, che evoca le emozioni dell'autore, parole scritte da un altro, sì, ma a cui sa di poter dare molto di se stesso. 
Così, quando le parole sono finite, anche lui si trasforma in strumento e si unisce, come in una treccia finemente dipinta, agli altri due in un finale che è come un tramonto. 

No, non tutti i luoghi sono uguali. Ognuno ha la propria risonanza che rende ancor più ricca la qualità della musica che sta ospitando. Difficile, sicuramente, sarà trovare un accordo così perfetto come è avvenuto in questa esecuzione di C'è Tempo nel suo speciale, sontuoso teatro.

 
read more "Un tempo da sognare"

lunedì 16 febbraio 2015

di Emilia Gatti

«C'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare». Parole preziosissime di Ivano Fossati cui Marco Mengoni ha dato una profondità infinita. Parole che ci sollecitano pensieri in libertà. 

Marco Mengoni canta C'è Tempo di Ivano Fossati alla Pinacoteca di Brera. Foto dalla pagina facebook dell'artista

Perché chi ha seminato attenderà paziente, chi non ha seminato, e nulla ha da aspettare, allora sì, cercherà di riempire questa attesa come si fa con uno spazio vuoto, con un sacco dentro cui cacciare ogni sorta di inutile ammennicolo. Che sia musicale o no. 

Due anni lontano dai riflettori - da quanto ci azzardiamo a presupporre (le nostre, sia ben chiaro, sono tutte ipotesi, pensieri in libertà, appunto) - sono stati per Marco un lungo periodo di semina. Il primo germoglio che abbiamo potuto ammirare è stato Guerriero. L'albero, il primo di due, è stato Parole in Circolo

In un tempo così veloce, due anni di silenzio sono un'eternità. Ha atteso a lungo. Ha seminato e poi è rimasto lì, a prendersi cura del suo giardino. Un giardino in cui crescono parole e note, un giardino che va innaffiato, nutrito, curato con passione. Un amore che non è mai certo del risultato, perché quello - alla fine - arriverà solo dopo l'esposizione al pubblico di quanto si è creato. E in quel momento, di questo c'è assoluta certezza, non ci sarà più tempo per rimediare. 

Tempo. Parola mistica. Il tempo esiste a prescindere da ogni cosa. Il tempo si prende, si perde, si occupa, si spreca. Il tempo si condivide e si risparmia, si tiene e si lascia. Certo, il tempo non torna. E non perdona. 
Essere padroni del proprio tempo è la ricchezza più ambita, e saper usare il proprio tempo mette al riparo da rimorsi e amarezze. 

Il tempo, per chi è timido, è un amico-nemico. Perché lo si vede scorrere e non sempre si riesce ad acchiapparlo in quell'istante che è giusto, preciso, l'unico possibile. 
Per chi è riservato, è una cosa ancora più seria e temibile, perché chi pensa tanto trova sempre il tempo per riflettersi da qualche parte, guardarsi, vedersi, giudicarsi

Sul tempo Mengoni ha detto tutto quello che si poteva dire. Tempo come Vita nelle parole di Fossati. E su questa interpretazione non c'è bisogno di impiegare neppure un secondo per raccontarla, ché è stata così tanto semplicemente perfetta che ogni parola sarebbe uno spreco. 

Tempo invece bisogna concederlo alla necessità di comprendere quel tempo che il musicista ha impiegato a seminare. Quello dedicato a tracciare la strada del futuro, il tempo sognato di domani che bisogna sognare oggi per poter costruire. 

È il tempo di Marco Mengoni
È il suo tempo, e oggi più che mai sarà pieno di quello che lui vorrà, di quello che sente, di quello che batte dentro il suo petto. 

Sua la semina, suo il raccolto. In questo tempo mediocre si potrebbe anche restare confusi e abbagliati da un mutamento così radicale, proprio come lo è quello che trasforma un germoglio in albero possente. 

È una rivoluzione, con i suoi estimatori, i detrattori, difese appassionate e inquisizioni cieche. Ma è una rivoluzione

«Eppur si muove» disse Galileo per sovvertire l'ordine (sbagliato) delle cose. 
E ci è voluto un intero futuro per comprendere quanto coraggioso fosse quel passato inquisito.
read more "È tempo di futuro"

domenica 18 gennaio 2015

di M LaMarghe Laurenti

[...] Questo uno di due, il primo step di un progetto in continuo divenire, ha di Mengoni l'eclettismo e l'eleganza, l'irrequietezza del giovane di 26 anni e la maturità di chi ha sudato su ogni passo del proprio cammino [...]


  
Parole in Circolo è il titolo – decisamente esplicito – con il quale Marco Mengoni ha voluto dare la soluzione ancora prima di presentare l'enigma che ogni manifestazione artistica rappresenta. 
 
Nelle numerose interviste seguite all'uscita del suo nuovo album, il musicista spiega che a questo punto del suo percorso ha sentito il bisogno di lavorare maggiormente sui testi per raccontare di più e trasmettere con maggiore sviluppo le sue emozioni rispetto al passato. 
E questo è sicuramente vero anche se, come sempre, l'artista nella sua opera si rivela e si nasconde, si mostra sì, ma attraverso trucchi e maschere. 

Il testo di una canzone è un po' come la fotografia di una persona o il disegno della pianta di un edificio, ovvero un elemento di ottima fattura, già interessante se a realizzarlo è una mano sapiente, ma rimane statico, inerte senza l'effetto vitalizzante della musica che lo cambia e lo completa allo stesso tempo: le parole vanno veramente in circolo, diventano parte di chi le ascolta, entrano in lui fisicamente solo attraverso la voce. Così smettono di essere segni e diventano suoni. 

La voce è quella parte invisibile di noi che ci caratterizza profondamente e ci sfugge al tempo stesso. Nessuno può “sentire” la propria voce come la percepiscono gli altri, esattamente come l'immagine che di noi rende lo specchio ha il vizio di essere rovesciata rispetto alla realtà. Lavorare sulla propria voce vuol dire scendere nei nostri abissi, capire da dove arriva la nostra allegria, cosa ci commuove, cosa ci fa gridare e mormorare parole smozzicate nel sonno. Non è facile, e ci vuole molto tempo. 

Marco Mengoni - ragazzo giovanissimo con una voce incredibile per estensione, limpidezza, intonazione, consistenza - ha dovuto faticare immensamente per conoscerla e domarla, allontanandosi dalle trappole del sensazionalismo e trovando i canali giusti per esprimesi pienamente attraverso di essa, non solo sul piano superficiale della bravura, bensì su quello più denso della creazione musicale, dell'impronta dell'artista vero. Infatti, avere una voce “bella” o “brutta” non è così fondamentale per fare il cantante se si sanno veicolare delle emozioni intense (e da Bob Dylan a Vasco Rossi, da Maria Callas a Gianna Nannini gli esempi si sprecano), ma quando la voce più che bella è spettacolare, incantevole, dotata quasi di vita propria rispetto alla persona da cui arriva, può diventare una trappola mortale per un artista. Se ne può diventare schiavi, come un'attrice della propria bellezza, entrando nel labirinto di un ruolo da cui molti sono stati spezzati. 


Questo uno di due, il primo step di un progetto in continuo divenire, ha di Mengoni l'eclettismo e l'eleganza, l'irrequietezza del giovane di 26 anni e la maturità di chi ha sudato su ogni passo del proprio cammino. È frutto di un lavoro minuzioso, certosino

Marco dichiara di essere intervenuto anche 180 volte su una sola traccia, ma nessuno degli intervistatori di turno ha fatto un commento in proposito. Per arrivare al risultato di 180 interventi su un pezzo vuol dire che ogni dieci secondi di quel brano sono stati riascoltati e modificati almeno una ventina di volte ciascuno, un lavoro incredibile. Come se uno chef per arrivare al sapore perfetto buttasse tutto e ricominciasse 500 volte. 
Ogni suono è stato calibrato rispetto agli altri per ottenere l'esatto effetto voluto da Marco e dal suo produttore Michele Canova. Il risultato è tale che se in Guerriero si sente il soffio del vento, lo scalpitare dei cavalli, cento voci diverse che si intrecciano (incise da Marco su ottave diverse, in modo da sembrare un coro misto di uomini e donne ); se in Io Ti Aspetto il cantato è elegante e preciso come un bisturi dal manico di madreperla - ben diverso dall'intenzione diretta e coinvolgente di Esseri Umani - è perché Marco è saldamente alla guida del suo io vocale/musicale

Ascoltare Parole in Circolo significa salire su di un veicolo (astronave, carrozza, vascello, deltaplano...) progettato, realizzato e condotto da Marco Mengoni, che si è avvalso certamente di vari ed illustri collaboratori, ma che ha dato un'impronta assolutamente personale ad ogni minimo particolare. È un album molto più omogeneo dei precedenti, che scorre quasi senza soluzione di continuità da un brano all'altro nelle modalità di un pop a volte più melodico, a volte più ironicamente stuzzicante ma sempre di grande eleganza. 

Come enunciarono i pionieri del design industriale del xx secolo: la gente, tutta la gente, ha diritto di avere nella propria quotidianità la stessa bellezza cui nei secoli precedenti avevano diritto solo le classi agiate. Anzi, tanto maggiore è la diffusione di un prodotto, tanto più meticolosa ed accurata deve esserne la progettazione. Marco, per dirla in metafora, ha realizzato per questa sua playlist una serie di brani sì molto "indossabili”, ma curati in ogni dettaglio. Ad esempio, è straordinario come gli strumenti acustici e l'elettronica si fondano in una tensione anche molto “visuale”: certi sfondi, le atmosfere, i mood che solo l'elettronica può realizzare si sposano con la chiarezza di un arpeggio di chitarra, nitido, quasi solido nella sua matericità. Così Marco Mengoni firma una “collezione” che ha tutta la genialità e la cura dei particolari del vero Made in Italy, ma con un respiro internazionale che le assicura un grande futuro. 

Il due di due è ancora in viaggio e sicuramente porterà altri suoni ed altre atmosfere. Forse piatti dai gusti più decisi, profumati con spezie di altri continenti... Parole in Circolo parte uno è un album pop di altissimo livello, inventato, pensato, realizzato e “suonato con la voce” da un artista che ha tutto il tempo e le qualità per stupirci ancora in mille modi diversi.

read more "La forza del Guerriero"