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sabato 21 febbraio 2015

di Marghe Laurenti 

...Ogni vibrazione che i tre artisti creano è un nuovo momento che in quei quadri si rispecchia e vola via...

Da sinistra: Serafino Tedesi, Marco Mengoni, Gianluca Ballarin.Foto dalla pagina facebook di Marco Mengoni
 
Se un luogo fosse uguale all'altro, se ogni gesto artistico vivesse solo per se stesso, all'interno del proprio universo, allora tutti gli eventi lascerebbero la stessa traccia. 

I musei, come i teatri e i templi religiosi, sono luoghi a parte rispetto alla vita di ogni giorno. Chi vi entra cambia modalità interiore, parla a voce più bassa, respira con lo sguardo un senso di grandezza e si sente pronto ad accogliere ciò che gli verrà offerto. 
E soprattutto avverte, percepisce le migliaia e migliaia di persone che in quel luogo hanno dato al proprio cuore la possibilità di arricchirsi. 

Lo scorso 14 febbraio Marco Mengoni ha cantato C'è Tempo di Ivano Fossati in una sala della Pinacoteca di Brera, precisamente quella in cui molti quadri di Hayez, tra cui il famosissimo “Bacio”, galleggiano come isole preziose nella tonalità azzurra delle pareti. 
Tre strumenti - un violino, un pianoforte e la voce umana - realizzano un'opera invisibile nel regno del visibile, vestono il tempo di movimento, là dove la dimensione temporale sembra non contare più. Eppure il pezzo parla proprio di lui, il grande assente. 


«Dicono che c'è un tempo per seminare...» è un inizio solenne (il riferimento è addirittura la Sacra Scrittura), ma anche disteso e sereno, come il primo passo di una lunga passeggiata. 

E di lui si parla in tutto il brano: di tempo notturno e diurno, di tempo facile e difficile, di tempo battagliero, di tempo magico, di tempo da soli e di tempo insieme. 

L'aria intorno ai musicisti prende vita ed il suono sembra entrare e perdersi tra le mura dell'antico castello in cui i due innamorati si baciano eternamente, sembra sfiorare dolcemente il giglio e la pelle marmorea della fanciulla bruna di “Pensiero malinconico” per poi fare l'occhiolino all'espressione benevola di Alessandro Manzoni. E via via animare gli altri quadri e le statue della sala, fino a volteggiare libero nel museo. 

Ogni vibrazione che i tre artisti creano è un nuovo momento che in quei quadri si rispecchia e vola via. L'umanità, la “Fiumana” di Pellizza da Volpedo, nel brano è «quel mare infinito di gente» che continua a camminare, che crede e che vuole un avvenire migliore. 

Tutti i volti e i passi delle persone che in quella sala hanno sostato, hanno guardato e hanno pensato a cosa li divide e cosa invece li unisce a quelle figure dipinte vibrano nella musica

La voce di Mengoni è la linea che dà forma ai pensieri, che evoca le emozioni dell'autore, parole scritte da un altro, sì, ma a cui sa di poter dare molto di se stesso. 
Così, quando le parole sono finite, anche lui si trasforma in strumento e si unisce, come in una treccia finemente dipinta, agli altri due in un finale che è come un tramonto. 

No, non tutti i luoghi sono uguali. Ognuno ha la propria risonanza che rende ancor più ricca la qualità della musica che sta ospitando. Difficile, sicuramente, sarà trovare un accordo così perfetto come è avvenuto in questa esecuzione di C'è Tempo nel suo speciale, sontuoso teatro.

 
read more "Un tempo da sognare"

lunedì 16 febbraio 2015

di Emilia Gatti

«C'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare». Parole preziosissime di Ivano Fossati cui Marco Mengoni ha dato una profondità infinita. Parole che ci sollecitano pensieri in libertà. 

Marco Mengoni canta C'è Tempo di Ivano Fossati alla Pinacoteca di Brera. Foto dalla pagina facebook dell'artista

Perché chi ha seminato attenderà paziente, chi non ha seminato, e nulla ha da aspettare, allora sì, cercherà di riempire questa attesa come si fa con uno spazio vuoto, con un sacco dentro cui cacciare ogni sorta di inutile ammennicolo. Che sia musicale o no. 

Due anni lontano dai riflettori - da quanto ci azzardiamo a presupporre (le nostre, sia ben chiaro, sono tutte ipotesi, pensieri in libertà, appunto) - sono stati per Marco un lungo periodo di semina. Il primo germoglio che abbiamo potuto ammirare è stato Guerriero. L'albero, il primo di due, è stato Parole in Circolo

In un tempo così veloce, due anni di silenzio sono un'eternità. Ha atteso a lungo. Ha seminato e poi è rimasto lì, a prendersi cura del suo giardino. Un giardino in cui crescono parole e note, un giardino che va innaffiato, nutrito, curato con passione. Un amore che non è mai certo del risultato, perché quello - alla fine - arriverà solo dopo l'esposizione al pubblico di quanto si è creato. E in quel momento, di questo c'è assoluta certezza, non ci sarà più tempo per rimediare. 

Tempo. Parola mistica. Il tempo esiste a prescindere da ogni cosa. Il tempo si prende, si perde, si occupa, si spreca. Il tempo si condivide e si risparmia, si tiene e si lascia. Certo, il tempo non torna. E non perdona. 
Essere padroni del proprio tempo è la ricchezza più ambita, e saper usare il proprio tempo mette al riparo da rimorsi e amarezze. 

Il tempo, per chi è timido, è un amico-nemico. Perché lo si vede scorrere e non sempre si riesce ad acchiapparlo in quell'istante che è giusto, preciso, l'unico possibile. 
Per chi è riservato, è una cosa ancora più seria e temibile, perché chi pensa tanto trova sempre il tempo per riflettersi da qualche parte, guardarsi, vedersi, giudicarsi

Sul tempo Mengoni ha detto tutto quello che si poteva dire. Tempo come Vita nelle parole di Fossati. E su questa interpretazione non c'è bisogno di impiegare neppure un secondo per raccontarla, ché è stata così tanto semplicemente perfetta che ogni parola sarebbe uno spreco. 

Tempo invece bisogna concederlo alla necessità di comprendere quel tempo che il musicista ha impiegato a seminare. Quello dedicato a tracciare la strada del futuro, il tempo sognato di domani che bisogna sognare oggi per poter costruire. 

È il tempo di Marco Mengoni
È il suo tempo, e oggi più che mai sarà pieno di quello che lui vorrà, di quello che sente, di quello che batte dentro il suo petto. 

Sua la semina, suo il raccolto. In questo tempo mediocre si potrebbe anche restare confusi e abbagliati da un mutamento così radicale, proprio come lo è quello che trasforma un germoglio in albero possente. 

È una rivoluzione, con i suoi estimatori, i detrattori, difese appassionate e inquisizioni cieche. Ma è una rivoluzione

«Eppur si muove» disse Galileo per sovvertire l'ordine (sbagliato) delle cose. 
E ci è voluto un intero futuro per comprendere quanto coraggioso fosse quel passato inquisito.
read more "È tempo di futuro"

domenica 18 gennaio 2015

di M LaMarghe Laurenti

[...] Questo uno di due, il primo step di un progetto in continuo divenire, ha di Mengoni l'eclettismo e l'eleganza, l'irrequietezza del giovane di 26 anni e la maturità di chi ha sudato su ogni passo del proprio cammino [...]


  
Parole in Circolo è il titolo – decisamente esplicito – con il quale Marco Mengoni ha voluto dare la soluzione ancora prima di presentare l'enigma che ogni manifestazione artistica rappresenta. 
 
Nelle numerose interviste seguite all'uscita del suo nuovo album, il musicista spiega che a questo punto del suo percorso ha sentito il bisogno di lavorare maggiormente sui testi per raccontare di più e trasmettere con maggiore sviluppo le sue emozioni rispetto al passato. 
E questo è sicuramente vero anche se, come sempre, l'artista nella sua opera si rivela e si nasconde, si mostra sì, ma attraverso trucchi e maschere. 

Il testo di una canzone è un po' come la fotografia di una persona o il disegno della pianta di un edificio, ovvero un elemento di ottima fattura, già interessante se a realizzarlo è una mano sapiente, ma rimane statico, inerte senza l'effetto vitalizzante della musica che lo cambia e lo completa allo stesso tempo: le parole vanno veramente in circolo, diventano parte di chi le ascolta, entrano in lui fisicamente solo attraverso la voce. Così smettono di essere segni e diventano suoni. 

La voce è quella parte invisibile di noi che ci caratterizza profondamente e ci sfugge al tempo stesso. Nessuno può “sentire” la propria voce come la percepiscono gli altri, esattamente come l'immagine che di noi rende lo specchio ha il vizio di essere rovesciata rispetto alla realtà. Lavorare sulla propria voce vuol dire scendere nei nostri abissi, capire da dove arriva la nostra allegria, cosa ci commuove, cosa ci fa gridare e mormorare parole smozzicate nel sonno. Non è facile, e ci vuole molto tempo. 

Marco Mengoni - ragazzo giovanissimo con una voce incredibile per estensione, limpidezza, intonazione, consistenza - ha dovuto faticare immensamente per conoscerla e domarla, allontanandosi dalle trappole del sensazionalismo e trovando i canali giusti per esprimesi pienamente attraverso di essa, non solo sul piano superficiale della bravura, bensì su quello più denso della creazione musicale, dell'impronta dell'artista vero. Infatti, avere una voce “bella” o “brutta” non è così fondamentale per fare il cantante se si sanno veicolare delle emozioni intense (e da Bob Dylan a Vasco Rossi, da Maria Callas a Gianna Nannini gli esempi si sprecano), ma quando la voce più che bella è spettacolare, incantevole, dotata quasi di vita propria rispetto alla persona da cui arriva, può diventare una trappola mortale per un artista. Se ne può diventare schiavi, come un'attrice della propria bellezza, entrando nel labirinto di un ruolo da cui molti sono stati spezzati. 


Questo uno di due, il primo step di un progetto in continuo divenire, ha di Mengoni l'eclettismo e l'eleganza, l'irrequietezza del giovane di 26 anni e la maturità di chi ha sudato su ogni passo del proprio cammino. È frutto di un lavoro minuzioso, certosino

Marco dichiara di essere intervenuto anche 180 volte su una sola traccia, ma nessuno degli intervistatori di turno ha fatto un commento in proposito. Per arrivare al risultato di 180 interventi su un pezzo vuol dire che ogni dieci secondi di quel brano sono stati riascoltati e modificati almeno una ventina di volte ciascuno, un lavoro incredibile. Come se uno chef per arrivare al sapore perfetto buttasse tutto e ricominciasse 500 volte. 
Ogni suono è stato calibrato rispetto agli altri per ottenere l'esatto effetto voluto da Marco e dal suo produttore Michele Canova. Il risultato è tale che se in Guerriero si sente il soffio del vento, lo scalpitare dei cavalli, cento voci diverse che si intrecciano (incise da Marco su ottave diverse, in modo da sembrare un coro misto di uomini e donne ); se in Io Ti Aspetto il cantato è elegante e preciso come un bisturi dal manico di madreperla - ben diverso dall'intenzione diretta e coinvolgente di Esseri Umani - è perché Marco è saldamente alla guida del suo io vocale/musicale

Ascoltare Parole in Circolo significa salire su di un veicolo (astronave, carrozza, vascello, deltaplano...) progettato, realizzato e condotto da Marco Mengoni, che si è avvalso certamente di vari ed illustri collaboratori, ma che ha dato un'impronta assolutamente personale ad ogni minimo particolare. È un album molto più omogeneo dei precedenti, che scorre quasi senza soluzione di continuità da un brano all'altro nelle modalità di un pop a volte più melodico, a volte più ironicamente stuzzicante ma sempre di grande eleganza. 

Come enunciarono i pionieri del design industriale del xx secolo: la gente, tutta la gente, ha diritto di avere nella propria quotidianità la stessa bellezza cui nei secoli precedenti avevano diritto solo le classi agiate. Anzi, tanto maggiore è la diffusione di un prodotto, tanto più meticolosa ed accurata deve esserne la progettazione. Marco, per dirla in metafora, ha realizzato per questa sua playlist una serie di brani sì molto "indossabili”, ma curati in ogni dettaglio. Ad esempio, è straordinario come gli strumenti acustici e l'elettronica si fondano in una tensione anche molto “visuale”: certi sfondi, le atmosfere, i mood che solo l'elettronica può realizzare si sposano con la chiarezza di un arpeggio di chitarra, nitido, quasi solido nella sua matericità. Così Marco Mengoni firma una “collezione” che ha tutta la genialità e la cura dei particolari del vero Made in Italy, ma con un respiro internazionale che le assicura un grande futuro. 

Il due di due è ancora in viaggio e sicuramente porterà altri suoni ed altre atmosfere. Forse piatti dai gusti più decisi, profumati con spezie di altri continenti... Parole in Circolo parte uno è un album pop di altissimo livello, inventato, pensato, realizzato e “suonato con la voce” da un artista che ha tutto il tempo e le qualità per stupirci ancora in mille modi diversi.

read more "La forza del Guerriero"

mercoledì 14 gennaio 2015

di Emilia Gatti 

«Le parole sono pesanti», dice Marco Mengoni parlando del suo ultimo disco, Parole In Circolo (uno di due). Ha ragione, noi lo abbiamo sempre saputo che le parole sono pietre, e come tali possono essere usate per lapidare o per costruire. In questo caso, ascoltando il cd dell'artista, possiamo dire a ragion veduta che le parole sono mattoni. E Mengoni ci costruisce un mondo tutto nuovo

La copertina di Parole in Circolo (1/2) di Marco Mengoni

Folgorati da Guerriero, perfetto connubio di parole e musiche, avevamo molte aspettative per Parole In Circolo. E dopo averlo ascoltato una sola volta ci siamo ritrovati stupiti (ancora!) dal fatto che quello che abbiamo avuto non è quello che ci aspettavamo, ma molto di più. 

Parole pesanti, mai taglienti anche se spruzzate qui e là di acido, che si accompagnano a musiche leggiadre, frizzanti, soavi, ma sempre eleganti. E tutto un progetto in divenire che giorno dopo giorno svela la sua grandezza, la sua spinta innovativa che ci fa ragionare su molte cose, a cominciare dal fatto che un artista così proiettato verso il futuro forse l'Italia non lo ha mai avuto. 

«Le parole sono pesanti», dice Marco Mengoni rispondendo alle domande dei giornalisti, e chissà se è per questo che di parole lì sulla carta stampata oppure tra quelle degli speaker radiofonici abbiamo letto/ascoltato solo quelle di Mengoni. Forse perché c'è troppo da dire? Forse perché ancora non c'è la visione complessiva del progetto? Forse perché non ci si può sperticare in complimenti perché non usa per un giovane “ex talent”? Mah... Noi siamo fan, non abbiamo un canone da rispettare, possiamo sbagliare senza essere crocifissi, e abbiamo il tempo per approfondire l'argomento. A cominciare dal “progetto”. 

Progetto che vede in un unicum stile/fruizione/tecnologia/musica. Mengoni si è caricato del ruolo di icona – e visto che lo è davvero, la sua non è neanche una scelta, ma piuttosto un'espressione naturale – e in quanto tale detta e anticipa la moda (dal pantalone arrotolato sulle caviglie che gli conosciamo da tre anni ai colori "impensabili" come il giallo puro), scegliendo di lavorare sull'immagine (abbigliamento e grafica) in modo assolutamente innovativo: tanto per fare un esempio, il suo booklet, pur essendo stampato su carta, dà la sensazione del movimento grazie a una grafica in stile 3D

E visto che parliamo di movimento, ecco che ci troviamo nelle mani la sua app, flusso di informazioni a doppio senso di circolazione (mai vista una uguale prima di adesso), che si va riempendo di contenuti che aprono, oltre che nuove “stanze”, nuove vie di fruizione musicale (cosa sarà mai tutta la sezione ghost track?). Fruizione musicale che già si colora di nuovo quando il musicista annuncia “[...] questo potrebbe essere uno dei miei ultimi cd fisici, di plastica [...]” e scegliendo di rivolgersi a Parole in Circolo - 1/2 come a una prima playlist, in attesa che le emozioni del suo tour 2015 gli ispirino il sound di quel Parole in Circolo 2/2 che ci verrà offerto, a quanto pare, entro l'anno. E se così fosse? E se Mengoni stesse preparando il mercato a questa nuova rivoluzione/evoluzione? E se questo “ex talent” fosse il primo a scegliere di pubblicare playlist al posto di dischi, playlist che si arricchiscono di nuove canzoni tutte le volte che un brano viene finito, viene modificato, riarrangiato, rimodellato?

(Riflessione da fan: l'idea che questa rivoluzione sia stata approvata e che venga sostenuta dalla Major tra le major discografiche ci rende limpido il “peso specifico” di questo artista nell'ambito della discografia nazionale... e forse un po' di più.



Nuovo. Un mondo tutto nuovo. Che si muove sui quattro elementi di filosofica memoria: terra, aria, fuoco, acqua. Platone e Empedocle ci scuseranno per l'accostamento, ma... ma noi siamo fan, ce lo possiamo concedere! 

Cominciamo dall'aria, dalla musica, intesa qui proprio come prodotto degli strumenti musicali. Che si tratti di sintetizzatori o di un classico pianoforte poco importa, perché l'eleganza del risultato è così piena che non c'è differenza alcuna. Abbiamo ascoltato brani sostanziati solo da tastiere e brani che contengono oltre 160 tracce sonore (la maggior parte elettroniche), il tutto messo insieme in modo delicato e forte nello stesso tempo. Come l'aria, che soffia sul viso la brezza di una sera estiva o il vento tagliente di un temporale autunnale. Ci sono nuvole leggere di archi a fare più blu – per contrasto – il cielo infinito di questo disco; ci sono soffi di neve che cadono per dare più calore al nostro inverno; ci sono aliti di scirocco che sottolineano quel deserto di umanità in cui rischiamo di insabbiarci. Tutto con la stessa leggerezza (che è più trasparenza, non certo fragilità) di una giornata chiara in cui ci si attarda per una passeggiata primaverile sotto il sole. Leggerezza, sì, ma mai volo inteso come perdita di contatto con la terra. 

E se l'armonia è aria, la ritmica è terra, è materia, è onda sonora concreta che ti investe e ti sposta. Fisicamente. Grancassa di batteria e effetti elettronici che sanno di selvaggio, di piedi nudi su roccia e sassi, di contatto fisico con una realtà che è da ballare o da abbracciare; da tenere stretta o da offrire, così come si offre un dono. E se è facile pensare a Io Ti Aspetto, Come Un Attimo Fa ed È Per Questo, vi invitiamo ad ascoltare Esseri Umani, introdotto da quella nuvola leggerissima del pianoforte e poi tradotto in realtà, in “cosa possibile” dal battito che segna la coda del brano, quello che ripete come un mantra “amore è amore e amore ha vinto, vince e vincerà”. Eccoli qui i brividi, eccola qui la matericità dell'onda sonora che ci investe e che ci sposta. E non solo fisicamente. 

Onde sonore “pesanti”, pesanti come le parole delle liriche. Che sono il fuoco di questo Parole in Circolo. Non c'è uno solo dei dieci testi che non vada ascoltato, letto con attenzione. Perché qui non c'è solo la bella canzone, la bella poesia. Guerriero non è solo una canzone d'amore. Se Io Fossi Te non è solo una favola. L'argomento trattato, affrontato da 10 angolazioni diverse è sì l'amore, ma è quello con la maiuscola. È l'Amore degli umani, è Rispetto. È Libertà. Ed è rispetto (chiesto e offerto) per la libertà, propria così come per quella altrui. 
Se un paio di anni fa We Are One è stato solo un hashtag, oggi è un sentimento che cresce sempre più vigoroso, seminato e innaffiato dall'onestà del musicista

Acqua come il suono della voce che è il portale unico-e-solo per questo mondo. Suono come acqua perchè tutto permea, tutto travolge, tutto riempie e niente la può comprimere. Acqua che scorre, che si muove – e che muove - sempre, anche quando sembra ferma. 
Specchio d'acqua che sotto il sole delle emozioni completa l'aria, onda su cui riflettono fulmini, marea che sposta la terra. E che dalla terra, dissetata, si sposta in una nuvola, per poi piovere giù. Ma è come se piovesse all'insù, perché questa pioggia sembra sgorgare dalla parte più interna e più intima di chi la ascolta. Una voce che con Parole In Circolo parla, osando, di Amore Universale. Una voce che si fa ascoltare, diventando inattesa speranza per i cuori più giovani, dichiarazione d'onestà per i cuori meno giovani. 

In ogni caso, non c'è nulla da temere, ché quel batticuore, quel sorriso, quella gioia nata senza neanche sapere perché non può far male. In fondo, sono solo canzoni.
read more "Parole e suoni per un mondo tutto nuovo"

martedì 6 gennaio 2015

Parole in Circolo - Making of. Ovvero: tutto quello che si cela dietro la "costruzione" di un disco. Ma c'è molto di più, come ci racconta la clip n. 3.


Dopo aver visto l'arrivo a Los Angeles, lo studio di registrazione, l'incontro con i musicisti (clip n. 1); dopo aver visto le prime fasi di lavorazione, con la registrazione della voce (clip n. 2); ecco che Marco Mengoni offre nella clip n.3 la parte fino a ora più preziosa del suo lavoro backstage: se stesso, il suo mondo ben diviso tra pubblico e privato

E questo è davvero un regalo immenso, perché ci dà modo di conoscere un po' Marco-persona, l'uomo lontano dalle telecamere, quello "quotidiano", quello che nessuno (a parte i suoi parenti e i suoi amici più intimi) conoscerà mai: Marco ci ha fatto vedere con i suoi occhi quello che lui ha visto, dall'Hard Rock Café alle pale eoliche nell'interland losengelino, dagli scaffali del supermercato fino alle immense highways, percorse con lo spirito della gita, con tanto di rifornimento "fai da te" e pulizia dei vetri.

La clip è un riassunto della vita dell'artista, quella che di solito non si racconta, e che è fatta di privato e di pubblico insieme, tutto mescolato di continuo. 


La prima parte ha come protagonista Mengoni-pubblico, che parla della sua musica, del suo lavoro, del suo continuo confrontarsi con altre persone da un punto di vista professionale. Ma "il confronto è libertà, perché è così che si oltrepassano i propri limiti". 

Infatti, la telecamera oltrepassa il limite consentito ai fan, e si sposta su Mengoni-privato, quel ragazzo che si concede una gita insieme con un paio di amici al solo scopo di godersi una giornata normale, visitando un parco naturalistico ("che è veramente enorme, più grande di Villa Ada, diciamo..."), giocando senza maschera alcuna, tanto da ammettere che avevano finito per perdersi ("c'è pure scritto: LOST")




Marco che gioca a fare il selvaggio, la cugina Iaia e la compagna d'avventure Marta che lo guardano complici e divertite... Poi il ritorno al lavoro, con lo sguardo serio e infinito di Marco sul suo futuro.

Futuro che è fatto di lavoro. C'è tempo per un'ultima battuta, un ultimo lazzo arguto ("Tutto si crea, tutto si distrugge, niente si trasforma") prima di tornare a essere il "Signor Mengoni", la faccia da fotografare e stampare in ogni minima espressione glamour possibile. 

Per lavoro, solo per lavoro.

Ora si resta in attesa dell'ultima clip, la quarta, che verrà messa in onda su Real Time alle 21.05 di domenica 11 gennaio


Cosa ci riserverà di ancora più prezioso il nostro musicista?

Stay tuned!

 
read more "La differenza tra pubblico e privato"

giovedì 18 dicembre 2014



Parole In Circolo – Making Of
Quattro appuntamenti dedicati da Real Time al prossimo disco di Marco Mengoni


La notizia, così come la leggiamo, ci ha fatto balzare sulla sedia. Perché di solito, per quanto ci ricordiamo, i “making of” vengono sì pubblicati (in forma di video, film, documentari, a volte anche libri), ma sempre dopo l'uscita del disco. Diciamolo: normalmente sono operazioni celebrative legate a un prodotto musicale di grande successo, messi in vendita per continuare a cavalcare l'onda perfetta. 

Marco Mengoni, invece, la pensa diversamente. Anzi, ci sembra che invece di pensare – come fanno tutti – in prima persona singolare (io), l'artista laziale pensi in prima persona plurale, NOI. Così, dopo aver fornito gratuitamente a tutti i suoi fan un nuovo fan club tecnologicamente avanzato, la sua app (gratuita e bellissima!), la casa #DoveNasconoLeIdee come lui stesso l'ha presentata, ecco che sembra volerci far partecipi del suo lavoro, mettendoci a disposizione tutta la fase di lavorazione di un disco che già ci appartiene e che man mano che verranno trasmesse le quattro puntate di questo speciale sarà sempre più NOSTRO

Un Artista trasparente. Perché non c'è trucco né inganno: è tutto a disposizione, gratuitamente, ché Real Time, il canale televisivo che trasmetterà in quattro parti questo Making of, è un canale presente sul digitale terrestre, quindi senza bisogno di abbonamento. 

#SemplicementeNOI è stato un hashtag lanciato dal musicista qualche mese fa. Più trascorrono i giorni, più ne capiamo il senso e più ci accorgiamo di quanto immenso sia il suo modo di farci sentire davvero parte del suo progetto. Un progetto che nasce certo da una esigenza personale, quella di esprimersi in musica, ma che è pensato proprio per chi lo vorrà ascoltare, per chiunque voglia entrare a far parte del suo mondo. 

Un mondo che è fatto di note e che usa tutta la tecnologia più nuova per farci sentire protagonisti, come se fossimo sempre sotto al suo palcoscenico a cantare e ballare e ridere e scherzare insieme con lui. Insieme


Parole In Circolo – Making Of 
su Real Time 
canale 31 del digitale terrestre 
alle 21,05 
domenica 21 e 28 dicembre 2014; 4 e 11 gennaio 2015
read more "Un Making Of che sorprende in anticipo"

lunedì 8 dicembre 2014



Amazon, iTunes, IBS, Feltrinelli, Mondadori, Mediaworld... Marco Mengoni, si potrebbe riassumere, una ne pensa e cento ne fa! E visto che ogni cosa ha un suo posto e un suo perché, proviamo a capire cosa, quando, dove e come. 



Il prossimo 13 gennaio uscirà Parole in Circolo, il nuovo disco di inediti firmato Marco Mengoni, prima parte di un progetto in divenire la cui consistenza comincia ad essere concreta. Marco, infatti, ha pensato bene di diversificare l'offerta della sua musica, mettendo a disposizione dei fan tutta una serie di possibilità e soluzioni così da soddisfare ogni tipo di richiesta, sia per quanto riguarda il formato che per quanto riguarda il prezzo. 

Cominciamo dal più semplice, ovvero iTunes (acquisto con carta di credito/postapay o con iTunes Card). 
Preordinando adesso il cd in formato mp3 (quello che da sempre fornisce la piattaforma musicale apple), al costo di € 8,90 si avrà: 
1) il cd Parole In Circolo virtuale (in formato mp3, appunto); 
2) l'anticipazione di 1 traccia scaricabile già dal 1° gennaio 2015; 
3) al posto della solita track list, un messaggio personalizzato (al posto dei titoli dei singoli brani, un pensiero dell'autore). 

Su IBS.it (acquisto con carta di credito/postapay UPDATE e anche contrassegno ) ci troviamo davanti una doppia soluzione: 
1) il cd fisico Parole In Circolo a € 13,44 (i primi 300 ad effettuare il preorder si vedranno recapitare il cd autografato); 
2) il disco Parole In Circolo in vinile, il 33 giri che suona sul giradischi, al prezzo di € 17,60 

Il ventaglio di opzioni si amplia con Amazon (acquisto con carta di credito/postapay): 
1) il cd fisico Parole In Circolo a € 13,99 
UPDATE > 2) il cd fisico Parole In Circolo + il singolo Guerriero versione picture disc (un 45 giri colorato che suona sul giradischi) al prezzo speciale di € 14,99 fino a esaurimento scorte del picture disc) 
3) il singolo Guerriero versione picture disc a € 13,99 
4) il disco Parole In Circolo in vinile, il 33 giri che suona sul giradischi, al prezzo di € 19,56 

Per quanto riguarda i preordini nei negozi Feltrinelli (cd Parole In Circolo + dvd del singolo Guerriero) e Mediaworld non c'è link da cliccare, ma solo un negozio da raggiungere: effettuando la prenotazione del disco fisico Parole in Circolo, al momento dell'acquisto si riceverà in omaggio un poster. UPDATE > Per Mondadori,invece, oltre che la prenotazione e l'acquisto in negozio, c'è anche la prenotazione on line.

Stay Tuned!


read more "Tutti i modi per preordinare Parole In Circolo"

domenica 30 novembre 2014

di mlml

Giovedì 27 novembre Marco Mengoni ha cantato per la prima volta dal vivo la sua Guerriero, nuovo singolo a quasi due anni dall'Essenziale. Lo ha fatto sul palco dell'ottava edizione di XFactor, trasmissione che lo vide vincitore cinque anni fa. 


Considerando la velocità con la quale oggi si "consuma" musica e quanti nomi e volti passano in continuazione davanti ai fruitori delle numerose piattaforme musicali, cinque anni sono veramente tanti. Eppure, provando a fare mente locale su quello che quei nomi, quei visi, quelle voci e quei corpi ci offrono – la musica – è difficile distinguere un pezzo dall'altro, o ricordarne più di due o tre. 

L'originalità – ci dicono – ormai sta da un'altra parte, nel circuito "indie" o nei jazz clubs, nei festival di nicchia, e mai e poi mai potrà brillare nell'ambito di un talent show.

Come sempre, l'arte se ne infischia delle targhette messe lì per vendere il divertimento o l'emozione un tanto al chilo, e si manifesta attraverso chi ha il coraggio di farne il senso del proprio percorso. 

Nella performance di Mengoni tutto è stato pensato e realizzato con grandissima attenzione. È stato tutto fuorché "il famoso" che va lì a sciorinare il suo prodotto. È stato stupore e meraviglia fin da quando – mentre sullo sfondo scorrevano le immagini del video di cui Marco stesso è coregista – invece del cantante è salito sul palco il piccolo Matteo Valentini (suo alter-ego bambino nel filmato), così piccolo che il microfono, al confronto gigantesco, avrebbe potuto togliere il piacere dell'effetto play-back sulla voce del protagonista: ma il pubblico ha visto i suoi occhi, la sua interpretazione, l'innocenza di quello sguardo su parole forti di solitudine e predoni

Nella registrazione dello show si possono sentire le espressioni di stupore del pubblico e dei giudici mentre scorre tutta la prima strofa del pezzo, voci che vengono presto sommerse dagli applausi quando, all'inizio della seconda, appare Marco a fianco del suo giovanissimo partner. Si avverte come un sospiro di gioia generale e l'intera XFactor Arena è incantata. Sono passati 42 secondi.

Mengoni canta con quel concentrato di incredibile calma, forza e delicatezza che sono gli ingredienti principali del brano e tutto il pubblico (dal vivo e da casa) in un angolino della mente si chiede: "Cosa farà adesso? Che farà il bambino? Che s'inventa?". 
Marco non fa assolutamente niente, o meglio, non fa niente che possa distrarre dall'ascolto del bellissimo testo che sta interpretando (di cui è autore, così come sue sono le strip del fumetto da cui prende vita il Guerriero nel video); non fa altro per un minuto intero, ovvero fino alla fine dell'inciso. All'inizio della seconda strofa i due iniziano a venire in avanti, camminando fianco a fianco, senza guardarsi, come le due immagini parallele di uno specchio in due momenti diversi della vita. Siamo al momento centrale: Marco e Matteo si fermano di nuovo, i piedi ben piantati a terra con una determinazione assoluta. La frase Per te io mi rialzerò è la chiave di volta dell'azione e della narrazione, e l'Autore vuole focalizzare su di essa la massima attenzione di tutti. 

All'attacco della terza strofa, l'attesa per "qualcosa" prende di nuovo il sopravvento, ma sembra che l'artista voglia continuare a cantare lì dove si trova. Ed è proprio l'attesa di quel "qualcosa" che genera quell'atmosfera di magia che fa sbocciare il secondo inciso, quando sulle parole Amore mio grande, amore che mi credi si accedono tre fumogeni coi colori fondamentali scelti dall'artista come suo nuovo segno distintivo: giallo-blu-rosso. L'applauso scroscia spontaneo e forte, mentre Marco arriva al termine del cantato sulle parole Io sono il tuo Guerriero. Accordo. Pausa. 

Il pubblico continua ad applaudire entusiasticamente, Matteo e Marco stanno ancora fermi come le rocce citate nel testo. "Perché Marco non sorride? Perché non ringrazia? Perché ancora questa grande serietà?". Chi ha sentito il brano (e non nella versione radiofonica, purtroppo quasi sempre tagliata ) sa che ora c'è qualcosa che nella musica classica si chiama “cadenza ad inganno”, cioè un falso finale con una pausa prolungata per ottenere ancora maggiore effetto alla fine del brano. 

E mentre scorrono gli ultimi, bellissimi 50 secondi di musica (sapete, proprio quella cosa che si ascolta ad occhi chiusi ché sembra di volare ) i due protagonisti si portano ancora più avanti sul palco. Dall'alto una pioggia vera scende a bagnarli. Il pubblico è estasiato, ma ancora incredulo: "Sarà acqua vera? Sarà un effetto?". Il fiato è ancora sospeso fino a che, col termine del brano, tornano le luci in sala, Marco e Matteo sembrano reduci da un temporale improvviso, e il pubblico è tutto in piedi. Tutto questo - l'artista e il suo doppio-bambino, l'arrivo del Guerriero, la vicinanza eppure la distanza tra i due, il senso di calore nella voce di Marco, le avversità della vita simboleggiate dalla pioggia, i colori come speranza e forza - tutto questo in 4 minuti e 42 secondi

Era da molto, moltissimo tempo che in Italia non si pensava, non si respirava in grande come fa Marco Mengoni, che sa esprimere tutto se stesso in pochi minuti di pura arte

Stay tuned! 

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mercoledì 26 novembre 2014

di mlml

Ascoltare la voce di Marco Mengoni in un nuovo inedito è come assaggiare una bottiglia di nuova produzione di una pluripremiata azienda vinicola. La curiosità è mista al desiderio di assorbirne tutto il profumo e il sapore, e non si riesce a moderare l'impulso di “mandarlo giù” tutto in una volta.
Così, appena inizia l'ascolto del nuovo singolo Guerriero, ci si trova immediatamente presi da una storia fortissima che, snodandosi parallelamente tra realtà e fantasia, non lascia un attimo di respiro. Va solo ascoltata, vissuta, fatta propria. E lo diventa sempre di più ad ogni ascolto.



Come ogni vera novità, non rientra facilmente in schemi prefissati, sfuggendo in perfetto stile mengoniano a facili etichettature. Più che una ballad è una vera e propria ballata, cioè una composizione che racconta le avventure di un eroe con strofe narrative e un ritornello che focalizza il senso della vicenda. Il Guerriero si presenta con un'immagine che più classica non si può: la spada sguainata verso il cielo in un giuramento cavalleresco di protezione dei deboli contro qualsiasi nemico, fosse anche il più agguerrito e forte che esista. 

Ma che non si tratti di fiaba in quello stile gothic-fantasy ora tanto di moda viene spiegato subito dal bellissimo testo: il Guerriero rappresenta la forza interiore, il coraggio di affrontare una realtà spesso incomprensibile, la capacità di rialzarsi dopo una caduta, il trovare se stessi attraverso il confronto con gli altri. 

Ma come è riuscito l'artista a rendere questa complessa alchimia tra spirito cavalleresco e mondo di oggi, tra la città moderna e il regno da attraversare, e a rendere tutti noi protagonisti di questa avventura universale? Con una scelta – ancora una volta – antica e modernissima: è la voce narrante che, pur usando la prima persona, quindi identificandosi nel guerriero, rimane però in qualche modo al di sopra della narrazione, come se tutto fosse già successo. Una voce molto decisa, sicura, ma mai portata agli eccessi. Esprime la profonda calma interiore di chi sa usare la forza solo quando è necessario e non ha bisogno di dimostrare nulla

Infatti Marco tiene, per così dire, il "leone al guinzaglio" mantenendo il suo canto narrativo all'interno di una sola ottava, dal mi centrale al suo omologo nell'ottava più grave, cioè nella tonalità del parlato. Una scelta in controtendenza per chi si aspettava, in questo primo singolo dopo due anni, il ritorno del Mengoni “pirotecnico” e “funambolico”: una scelta precisa che mette al centro il contenuto della vicenda cantata la storia e il suo significato che nel bellissimo video – sarebbe meglio definirlo cortometraggio, codiretto da Mengoni stesso insieme a Cosimo Alemà – assume il suo senso più profondo. 

Eppure Guerriero è un brano estremamente evocativo, che suscita immagini dall'orizzonte infinito, che parla di mari e di alture, di regni e di luci accese nell'oscurità... come riesce a farci “respirare” tutto questo con una melodia che rientra in una sola ottava? Con la magia del suono, anzi delle centinaia di suoni diversi che Marco ha trovato necessari, come i colori sulla tavolozza di un pittore: cori che spalancano ventagli di sfumature su una nota, archi e tastiere che volano via come gabbiani, colpi di percussioni come galoppo di cavalli o il passo felpato che ti segue nell'ombra, la sorpresa delle chitarre e il basso che in tutto questo mantiene l'incedere del guerriero che forse cade, ma non fugge mai. 

Un lavoro straordinario, precisissimo, in cui sembra di vedere un Mengoni che con le cuffie mixa un suono vicino a un altro Mengoni che, con la matita, delinea un chiaroscuro proprio mentre è volontà del primo di ritrovare le infinite sfumature che il secondo traccia su un foglio. 

Guerriero è un brano che all'ascolto non riempie solo le orecchie, ma coinvolge gli occhi, il respiro, il passo. Colora le pareti delle stanze, vola al di sopra del tempo e con il suono ci fa sentire odori, rumori, attese, pause, inquietudine e gioia. 

È un percorso che possiamo riprendere in qualunque momento perché la circolarità del testo - che inizia e termina con un giuramento - e quella della melodia (che, come il segno grafico dell'infinito, parte dal mi più alto, s'intreccia in movimento rotatorio rispetto alla nota centrale, e si chiude nel mi più basso) dà alla composizione un magnetismo straordinario

Questo è il nuovo singolo di Marco Mengoni, un disegno fatto di note, un arazzo di effetti e di sonorità. E se conosciamo un po' l'artista di Ronciglione sappiamo che tutto il suo nuovo lavoro sarà vario e sorprendente, ricco di suggestioni diverse, intenso, divertente e sempre accuratissimo nella scelta dei suoni. 

Avremo un'ottima annata.            
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sabato 22 novembre 2014



Sapevamo tutti che sarebbe stato qualcosa di molto bello. Ma il ritorno di Marco Mengoni ha superato ogni aspettativa. Perché non era proprio possibile immaginare tanto, così tanto che per trovare qualcosa di simile in tutta la storia della musica italiana siamo riusciti a individuare solo un altro paio di nomi... 


Ebbene sì, siamo senza parole. Ammirati, stupiti, conquistati. Dalla canzone, dal suo testo e dalla sua musica, ma anche dal progetto, dall'intero disegno che ci sembra di scorgere dietro quei tre pallini colorati che "firmano" il ritorno di Marco Mengoni sulle scene. 

Un ritorno che sembra portare la musica italiana molti passi più avanti, ché non si tratta solo di sfornare un cd ben fatto, bensì quello di allargare il significato stesso del concetto "artista", cosa fino ad ora riuscita solo a due mostri sacri come Celentano e Renato Zero. Solo loro, e nessun altro, ci sembra siano riusciti a spaziare con la loro musica anche nel mondo dell'immagine, intesa non come foto patinata da rivista di alta moda, ma come arte: tutti si ricorderanno la copertina di Yuppi-Du di Celentano e del progetto a questo legato, e tutti avranno bene in mente l'idea di spettacolo che Renato Zero ha portato in ogni suo live. 

Ecco, i tempi sono cambiati, le tecnologie si prestano alla creatività degli artisti a tutto tondo e Marco Mengoni ne attinge a piene mani, facendo quello che qui in Italia ancora nessuno ha provato a fare. Mengoni ha portato il movimento nella musica, l'avanzamento, il passo "più in là" che potrebbe sdoganare in modo definito la nostra musica a livello internazionale. 

Movimento. Movimento a partire dalla app - con il suo flusso dall'artista al fan ma anche dal fan all'artista - e ora con Guerriero, singolo che annuncia il nuovo lavoro in uscita il prossimo gennaio. 

Cominciamo dalla canzone, strutturata su un insolito ma elengatissimo tempo 2/4, un tempo che è l'incedere, che è l'avanzare sicuro e forte che si sublima su un tessuto sonoro ricchissimo. Una canzone che sembra epica, quasi eroica proprio per questo suo ritmo netto e costante, ma che è soprattutto una ballad elegantissima nella sua elettronica di misura perfetta, con tutti i suoi volumi (proprio quelli dell'audio) precisi al centesimo di decibel. La grande forza della canzone sta proprio in questo magnifico equilibrio dei suoni, che sia un pianoforte o che sia una sezione di fiati, su cui la voce dell'artista dipinge mille sfumature che diventano racconto in sé: il modo di cantare la parola "forza" con sicurezza, oppure quello di aprirsi come un orizzonte sulla frase "da Occidente a Oriente", per una voce narrante che resta un passo indietro rispetto alla scena costruita con i suoni (pioggia, marcia, corsa, abbracci, energia, amore), voce che alla fine del brano sentiamo come provenire da noi stessi, annullando ogni possibile distanza, adesso trasformata in cambiamento personale di chi l'ha ascoltata. E questa è una cosa che accade molto più che raramente. 

Il testo è diretto, costruito con parole semplici che hanno 1 significato e uno solo. Non c'è possibilità di equivoco, il testo vuol dire proprio quello che si sente, così preciso nelle sue frasi brevi ed efficaci. Così tanto che sembrano scritte per le nuvolette di una graphic novel di classe: "ti terrò per mano per scaldarti sempre", solo per fare un esempio, è lì, su due mani che si stringono e che ci fanno sentire una guida sicura, forte, proprio fisicamente, come quasi fisicamente ci sentiamo ricchi di grande energia quando le parole tacciono e si apre un volo di suoni che sembra scritto sopra il the end finale. 

Una grafic novel 3.0, possiamo dire, ché il tutto è legato a un video dalla fattura preziosa, con lampi di rosso e blu stile interferenze di videogioco, e proprio sui colori giocato: come per passaggi a livelli successivi, dal blu della vita reale (un rudere di periferia, la sciocca cattiveria di un paio di bulli, i litigi in famiglia) al rosso del senso di sconfitta che pesa come un macigno (un ombrello che impedisce di vedere lo spazio tutto attorno), fino al giallo dell'energia che appare quando il Guerriero prende corpo. 

Una graphic novel che Mengoni stesso ha realizzato per questo singolo, creando il personaggio di Tsuki Deshu, così come è sempre l'artista che firma il soggetto del video - di cui è anche co-regista - e il testo e le musiche - insieme con Fortunato Zampaglione - e probabilmente anche l'arrangiamento (aspettiamo con molta curiosità il cd anche per leggere i crediti nel booklet). 

Musica e immagine, per una canzone immaginifica che pianta le sue radici dentro il cuore di chi l'ascolta, riuscendo a infondere una forza che sta a metà tra il sogno e la realtà ma che certo ci conquista, restituendo alla musica la sua virtù fondamentale di "elevazione": niente come la musica ci arricchisce spiritualmente, niente come la musica allarga gli orizzonti della nostra - possibile - conoscenza. 

E questa canzone appartiene di diritto a questa categoria di eccellenza.

Stay tuned!

 
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