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martedì 28 aprile 2015


L'App Marco Mengoni è diventata in 24 ore la protagonista delle comunicazioni ufficiali che riguardano l'ormai prossimo Mengoni Live 2015. Un motivo ci sarà: noi ancora non lo sappiamo ma possiamo provare a ragionarci su.

Dal numero di tweet e post a firma dello Staff e dalle parole dell'artista («per essere protagonisti ai miei concerti servirà anche l'App, vi basta scaricarla», ha detto nel corso dell'ultima intervista a Radio Norba), si intuisce che la casa dove nascono le idee avrà un ruolo importante nel corso del #MengoniLive2015

Sappiamo che questa app, innovativa sotto ogni punto di vista, consente la comunicazione sia da Marco ai fan, sia dai fan a Marco, cosa che abbiamo trovato entusiasmante fin da subito. E visto che adesso lo slogan è "Al MengoniLive2015 il protagonista sarai anche tu", diciamo che si può supporre che verrà utilizzata la parte che mette in comunicazione noi fan con Marco.

Come?
Dovremo stare attenti alla app invece che al concerto?
Indubbiamente questa ci sembra un'ipotesi da scartare, visto che nessun artista vorrebbe trovarsi di fronte una folla di fan "distratti". È più plausibile che ci verrà chiesta una interazione in momenti ben precisi, chissà se durante lo spettacolo o forse anche prima (le code sono lunghe e piene di momenti di "stanca").

Che tipo di interazione? Ah, saperlo!
Però è vero che adesso la app si apre sulla sezione Live, con avviso golosissimo: "entra qui e rendi il tuo concerto unico!". Se "unico" vuol dire "irripetibile", vuol dire che sarà qualcosa di importante e a quanto pare semplicissimo, perché adesso cliccando su questo grigio "ansiogeno" si arriva solo a un ancora più ansiogeno countdown... Quindi, tutto quello che sarà, sarà possibile forse con un solo tap sul grigio.





Altro fatto su cui vogliamo speculare è il #MengoniGame, all'interno della sezione Parole In Circolo.

Visto che non ci si arriva così facilmente, è possibile che si tratti esattamente di quello che sembra: un gioco. Avendo imparato a inaspettarci di tutto quando si tratta di Marco Mengoni, ci sembra estremamente difficile che possa trattarsi di un "Mengoni Crush Saga", di un "Bubble Marco Adventure" o di un "Collapse Mad King"! In ogni caso, un gioco (che si tratti del gioco dell'oca o di risiko o di monopoli) ha sempre un percorso, un punteggio (?), un premio in palio. E se questo gioco sta su una app gratuita, certo i premi in palio non potranno essere per un solo vincitore, né per pochi.

Insomma, sia come sia, intanto noi la app l'abbiamo, tutta aggiornata. Sia quel che sia, ma è certo che se riguarda Mengoni ci sarà solo da divertirsi. E volete vedere che si tratta di un divertimento per tutti quanti insieme? Quel We Are One targato 2013 continua a ronzarci in testa...

Stay Tuned!


read more "Con l'app siamo apposto!"

lunedì 30 marzo 2015

Il 27 ottobre del 2012 abbiamo portato sugli store Google e Apple la nostra Mengoni Fan App gratuita, una applicazione che consentisse ai fan di tutto il mondo di avere sempre in tasca l'universo social mengoniano, un'unica icona da sfiorare per accedere non solo ai profili social ufficiali, ma anche agli strumenti che abbiamo affinato perché la voce di Marco Mengoni risuonasse ovunque: la nostra pagina facebook, il nostro profilo twitter, i nostri canali soundcloud e youtube, e soprattutto il nostro blog, dove leggere le ultime news, gli approfondimenti, le informazioni più utili relative al dove/come/quando “tradotte” per tutti noi che ancora facciamo a pugni con il lessico moderno e tecnologico. Insomma, proprio come era nelle intenzioni, abbiamo realizzato una app che fosse fatta da fan proprio per i fan.

Il nostro obiettivo questo era all'inizio e questo è sempre stato, e sempre ci siamo ben guardate dal voler entrare in “concorrenza” con gli strumenti ufficiali, unica fonte di infomazioni che riconosciamo e che consigliamo sempre prima di ogni altra risorsa. 
All'indomani della pubblicazione della bellissima App Marco Mengoni, strumento ufficiale realizzato da professionisti in modo superbo, attingendo alle ultime novità tecnologiche, con gli unici e soli canali in grado di mettere in comunicazione i fan con l'artista e l'artista con i fan, proprio per evitare di occupare un terreno che non è il nostro, non lo è mai stato e mai lo sarà, abbiamo deciso di apportare modifiche importanti alla nostra Fan App, a cominciare dall'icona, che ha perso il volto sorridente dell'artista ma si è colorato con il rosso della nostra passione; e continuando con il nome: la Mengoni Fan App adesso è la Dam for Marco Mengoni, così da sottolineare ancora una volta la distanza tra questa nostra fan app e quella ufficiale.
Da fan per fan, quindi, la Dam For Marco Mengoni App si è aggiornata proprio come l'artista che omaggia, aggiungendo al suo menu anche l'accesso al profilo instagram ufficiale e quello al nuovo sito dell'artista, rinnovando anche la biografia fino ai nuovi e nuovissimi successi.

Un “lavoro” appassionato che ci viene premiato ogni giorno: oltre diecimila app scaricate in tutto il mondo, dalle Hawaii al Giappone e dall'Alaska all'Australia, e ben 60.000 visualizzazioni al mese (in media) della pagina facebook. Il blog, che può essere tradotto in qualunque lingua, vanta visualizzazioni da oltre 68 Paesi diversi (dagli Stati Uniti alla Cina) e ha raggiunto la cifra di circa 400.000 visualizzazioni
È, lo sottolineamo ancora, solo una fan app, che mantiene il suo carattere gratuito e disponibile per tutti i supporti (iphone, smartphone, iPad), che a garanzia della sua onestà vanta, nonostante i nuovi aggiornamenti e le nuove restrizioni imposte da apple, l'accesso immediato sullo store iTunes con la classificazione 4+, ovvero la migliore.
Su Google Play per Android la classificazione è di 4,6 su 5: non sarà perfetta, ma ci si può accontentare ;-)

read more "Sugli store la Dam for Marco Mengoni App"

mercoledì 18 marzo 2015


Riassunti, info e suggerimenti per partecipare ai tre contest che vedono protagonista Marco Mengoni 


 
Twix, Tim Music e App Marco Mengoni: i tre contest che stanno tenendo impegnato l'Esercito di Marco Mengoni. Facciamo un rapido riassunto su come partecipare (e ci aggiungiamo qualche consiglio utile che male non fa).

TWIX - fino al 10 aprile 2015


Sulla pagina dedicata al contest è spiegato abbastanza chiaramente come partecipare. Ma noi preferiamo fare uno schema ancora più semplice, così da evitare ogni possibile fraintendimento.

1. Comprare uno di questi prodotti a scelta:
Twix 50gr, Twix 50gr +15%, Twix multipack x3, Twix multipack x6, Twix multipack x7, Twix Miniatures 130g -- Mars minis 170g, Mars 51gr, Mars multipack x4, Mars multipack x6, Mars multipack x7, Mars Miniatures 130 gr. -- Snickers 50gr, Snickers multipack x4, Snickers multipack x6 -- Bounty Minis, Bounty Miniatures, Bounty 57 gr, Bounty x6, Bounty x5, Bounty x9 -- M&M’s single peanut 45 gr,  M&M’s single chocolate 45 gr, M&M’s single crispy 36 gr.

2. Farsi dare lo scontrino (consigliamo scontrino singolo per ogni pezzo)

3. Andare sul sito e cliccare, in basso al centro, su PARTECIPA. Qui dovete aggiungere la vostra data di nascita (il concorso è riservato ai maggiorenni residenti in Italia), e poi compilare il form inserendo tutti i dati richiesti con l'asterisco. Il numero dello scontrino è quel numero che di solito è anticipato da SF

4. Dopo aver compilato il form, cliccare su PARTECIPA (sempre in basso) perché c'è anche la possibilità di vincere un biglietto per il tour. Della serie, tentar non nuoce.

5. Andare su twitter e scrivere un tweet che inizia con #twixonstageprivateshow e che racconti quali emozioni regalano le canzoni di Marco e/o perché si vuole vincere un concerto privato.

Dall'11 aprile verrà selezionato 1 vincitore che avrà diritto a partecipare, insieme con 5 amici, al concerto privato che Marco terrà per l'occasione per questi soli 6 spettatori. A tutti i 6 fortunati verrà pagato viaggio e alloggio.


TIM MUSIC - fino al 30 marzo


Su questa pagina c'è Marco in un video che spiega come si partecipa, ovvero:

1. Andare sulla pagina http://marcomengoni.timmusic.it/

2. Cliccare sulla freccia sotto il video.

3. Inserire il numero di telefono TIM - richiedere il codice - inserire il codice - cliccare su verifica.

4. Registrarsi compilando il form (il concorso è riservato ai residenti in Italia).

5. Scegliere la canzone tra le 11 proposte (sono le tracce di Parole In Circolo Tim Music Version, quella con la bonus track For You I Will).

6. Caricare la foto che avete fatto su ispirazione della canzone scelta.

7.  Scrivere il perché della foto e della canzone con un testo lungo massimo 60 caratteri spazi inclusi (praticamente la metà di un tweet).

8. Accettare la liberatoria sull’uso del contributo (la foto) fornito.

Se siete minorenni, dovete scaricare la liberatoria che trovate sul sito, farla firmare da mamma o papà e inviarla sempre tramite sito insieme con il documento di identità di chi ha firmato la liberatoria. 

Non inviate foto non vostre o che ritraggono altre persone o cose che possono essere pubblicità (niente lattine, bottiglie d'acqua o robe che abbiano un marchio visibile).

Si può partecipare solo 1 volta.


Agli 11 vincitori sarà pagato il pernottamento e il trasporto da stazione/aeroporto di Roma fino al luogo della cena.
(tutto il regolamento lo trovate qui)


#credonegliESSERIUMANI - App Marco Mengoni


Qui non si vince un incontro, ma si "vince" in modo diverso. Si vince un sorriso da parte di chiunque vedrà quello che verrà condiviso, e partecipare è semplicissimo:

1. Trovare un essere umano che ha coraggio di essere umano

 
2. Fargli una foto


3. Caricarla su instagram con un breve testo che racconti la storia di questo essere umano (non superate i 1000 caratteri spazi inclusi: instagram ha i suoi limiti) e che inizi con mi chiamo XXX (il nome della persona nella foto) e #credonegliESSERIUMANI

Dopo qualche giorno (sono foto, quindi vanno "moderate") la foto sarà disponibile nella sezione Community della app - cartella Il Racconto. Tra queste foto ne verranno scelte 7 che ogni domenica saranno pubblicate nell'album #credonegliESSERIUMANI sulla pagina facebook di Marco Mengoni.

 
Un modo per fare sentire all'artista che il suo Esercito c'è, che ha ricevuto il messaggio e che credere negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani fa veramente il mondo un posto migliore. Provare per credere!


read more "Il "come, dove e quando" per i contest mengoniani"

domenica 1 marzo 2015


di Emilia Gatti

"La finzione è come una tela di ragno attaccata, sempre leggermente forse, ma comunque attaccata alla vita con tutti e quattro gli angoli. Spesso il legame è appena percettibile" 

Marco Mengoni in un frame del video Esseri Umani

Sì, prendiamo in prestito le parole di Virginia Woolf per sottolineare un paio di cose che abbiamo trovato nel video di Esseri Umani e che ci hanno colpito molto, che ci sono sembrate importanti. 

La finzione è una ragnatela, un velo leggero che sembra debolissimo ma che cresce, si allarga, quasi dilaga, lasciando vedere il mondo - e noi al mondo - in modo poco nitido, opaco. Fuori fuoco, proprio come viene messo in evidenza dalle immagini pensate da Marco Mengoni e puntualmente dirette da Cosimo Alemà. 

È una sfocatura funzionale, che quasi nasconde le brutture di un mondo fatto di rovine, di cumuli di spazzatura, di grigio anonimo che tutto sembra voler contenere. Un senso di uniformità che non ha segni di vita, se non per il colore sgargiante delle maschere, di quel giallo che prorompe da ogni cuore pulsante, da ogni essere

Essere come essere che vive, e poco importa che sia rosso, bianco, nero o tutto colorato. Esseri che non sono perfetti, che indossano canottiere e camicette con la scollatura sgualcita, come ogni giorno, come sempre, ma soprattutto come ovunque. 

Esseri che si perdono a guardare la finzione altrui (cercando la verità dietro una fiction), in un gioco di rimandi che potrebbe non aver fine se non ci fosse un urlo, quell'urlo, quel «credo negli Esseri Umani» che aggiunge un aggettivo, e con lui la verità di ciò che siamo. Umani, ovvero consapevoli di avere diritto al rispetto e alla comprensione.

Comprensione soprattutto della nostra umanità, e quindi in grado di riconoscerla negli altri, perché negli altri ci specchiamo. Di nuovo un rimando senza fine: se cerchiamo la nostra verità negli altri, se gli altri indossano maschere si rischia di non vedere, di non vedersi più fino a non sentirsi più. 

Ecco l'importanza della lingua dei segni. Puoi essere sordo a te stesso, sordo a quell'urlo lanciato sulle macerie del mondo, ma puoi sempre vedere la realtà schietta e senza fraintendimendi in un gesto, che sia una lingua o semplicemente una mano tesa in aiuto. 

Non c'è emozione nei volti con le maschere gialle. Non c'è alcun segno di distinzione "umana". Tutti uguali, tutti egualmente fingitori. Tutti: la bella bionda, il giovane riccioluto, il tatuato... ognuno dei personaggi del video ha qualcosa che lo potrebbe rendere speciale, eppure non c'è alcuna messa a fuoco sull'avvenenza della bionda, sul piercing della rossa o sui bicipiti del forzuto. Niente. Tutti sotto la stessa, uguale, piatta maschera. 

Un messaggio che messo così sembra "senza speranza", ma il video - grazie alla profondità del soggetto e alla bella regia - infonde coraggio e forza. Perché non c'è retorica
Niente, neanche un accenno. 

Non ci sono "diversi", non c'è alcuna traccia di compassione. Non c'è alcun "poverino!" per cui parteggiare anche solo per i 4 minuti del video. Persino la ragazza con la sindrome di Down è un'atleta olimpionica, negando così ogni possibile effetto pietas al nostro ego in cerca di "inferiori". Siamo tutti uguali

Non c'è alcuna via d'uscita da questo - scomodo - concetto. Siamo tutti uguali, tutti ugualmente mascherati, addirittura tutti mascherati allo stesso modo. Perché tutti, in fondo, vogliamo le stesse cose. Anzi, la stessa identica cosa: vogliamo essere amati, e per di più vogliamo essere amati per quello che siamo davvero

L'immagine finale, la smorfia amara di chi si guarda allo specchio e non si riconosce, è il monito più terribile del video. Monito cui segue l'unica vera indiscutibile via d'uscita: siamo umani. Riconosciamolo agli altri, riconosciamolo a noi stessi. Accettiamoci per quello che siamo e accetteremo tutti per quello che sono.

La storia degli esseri umani lo insegna: l'amore ha vinto, vince e certamente vincerà.


read more "La leggera inconsapevolezza del fingere"

sabato 21 febbraio 2015

di Marghe Laurenti 

...Ogni vibrazione che i tre artisti creano è un nuovo momento che in quei quadri si rispecchia e vola via...

Da sinistra: Serafino Tedesi, Marco Mengoni, Gianluca Ballarin.Foto dalla pagina facebook di Marco Mengoni
 
Se un luogo fosse uguale all'altro, se ogni gesto artistico vivesse solo per se stesso, all'interno del proprio universo, allora tutti gli eventi lascerebbero la stessa traccia. 

I musei, come i teatri e i templi religiosi, sono luoghi a parte rispetto alla vita di ogni giorno. Chi vi entra cambia modalità interiore, parla a voce più bassa, respira con lo sguardo un senso di grandezza e si sente pronto ad accogliere ciò che gli verrà offerto. 
E soprattutto avverte, percepisce le migliaia e migliaia di persone che in quel luogo hanno dato al proprio cuore la possibilità di arricchirsi. 

Lo scorso 14 febbraio Marco Mengoni ha cantato C'è Tempo di Ivano Fossati in una sala della Pinacoteca di Brera, precisamente quella in cui molti quadri di Hayez, tra cui il famosissimo “Bacio”, galleggiano come isole preziose nella tonalità azzurra delle pareti. 
Tre strumenti - un violino, un pianoforte e la voce umana - realizzano un'opera invisibile nel regno del visibile, vestono il tempo di movimento, là dove la dimensione temporale sembra non contare più. Eppure il pezzo parla proprio di lui, il grande assente. 


«Dicono che c'è un tempo per seminare...» è un inizio solenne (il riferimento è addirittura la Sacra Scrittura), ma anche disteso e sereno, come il primo passo di una lunga passeggiata. 

E di lui si parla in tutto il brano: di tempo notturno e diurno, di tempo facile e difficile, di tempo battagliero, di tempo magico, di tempo da soli e di tempo insieme. 

L'aria intorno ai musicisti prende vita ed il suono sembra entrare e perdersi tra le mura dell'antico castello in cui i due innamorati si baciano eternamente, sembra sfiorare dolcemente il giglio e la pelle marmorea della fanciulla bruna di “Pensiero malinconico” per poi fare l'occhiolino all'espressione benevola di Alessandro Manzoni. E via via animare gli altri quadri e le statue della sala, fino a volteggiare libero nel museo. 

Ogni vibrazione che i tre artisti creano è un nuovo momento che in quei quadri si rispecchia e vola via. L'umanità, la “Fiumana” di Pellizza da Volpedo, nel brano è «quel mare infinito di gente» che continua a camminare, che crede e che vuole un avvenire migliore. 

Tutti i volti e i passi delle persone che in quella sala hanno sostato, hanno guardato e hanno pensato a cosa li divide e cosa invece li unisce a quelle figure dipinte vibrano nella musica

La voce di Mengoni è la linea che dà forma ai pensieri, che evoca le emozioni dell'autore, parole scritte da un altro, sì, ma a cui sa di poter dare molto di se stesso. 
Così, quando le parole sono finite, anche lui si trasforma in strumento e si unisce, come in una treccia finemente dipinta, agli altri due in un finale che è come un tramonto. 

No, non tutti i luoghi sono uguali. Ognuno ha la propria risonanza che rende ancor più ricca la qualità della musica che sta ospitando. Difficile, sicuramente, sarà trovare un accordo così perfetto come è avvenuto in questa esecuzione di C'è Tempo nel suo speciale, sontuoso teatro.

 
read more "Un tempo da sognare"

lunedì 16 febbraio 2015

di Emilia Gatti

«C'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare». Parole preziosissime di Ivano Fossati cui Marco Mengoni ha dato una profondità infinita. Parole che ci sollecitano pensieri in libertà. 

Marco Mengoni canta C'è Tempo di Ivano Fossati alla Pinacoteca di Brera. Foto dalla pagina facebook dell'artista

Perché chi ha seminato attenderà paziente, chi non ha seminato, e nulla ha da aspettare, allora sì, cercherà di riempire questa attesa come si fa con uno spazio vuoto, con un sacco dentro cui cacciare ogni sorta di inutile ammennicolo. Che sia musicale o no. 

Due anni lontano dai riflettori - da quanto ci azzardiamo a presupporre (le nostre, sia ben chiaro, sono tutte ipotesi, pensieri in libertà, appunto) - sono stati per Marco un lungo periodo di semina. Il primo germoglio che abbiamo potuto ammirare è stato Guerriero. L'albero, il primo di due, è stato Parole in Circolo

In un tempo così veloce, due anni di silenzio sono un'eternità. Ha atteso a lungo. Ha seminato e poi è rimasto lì, a prendersi cura del suo giardino. Un giardino in cui crescono parole e note, un giardino che va innaffiato, nutrito, curato con passione. Un amore che non è mai certo del risultato, perché quello - alla fine - arriverà solo dopo l'esposizione al pubblico di quanto si è creato. E in quel momento, di questo c'è assoluta certezza, non ci sarà più tempo per rimediare. 

Tempo. Parola mistica. Il tempo esiste a prescindere da ogni cosa. Il tempo si prende, si perde, si occupa, si spreca. Il tempo si condivide e si risparmia, si tiene e si lascia. Certo, il tempo non torna. E non perdona. 
Essere padroni del proprio tempo è la ricchezza più ambita, e saper usare il proprio tempo mette al riparo da rimorsi e amarezze. 

Il tempo, per chi è timido, è un amico-nemico. Perché lo si vede scorrere e non sempre si riesce ad acchiapparlo in quell'istante che è giusto, preciso, l'unico possibile. 
Per chi è riservato, è una cosa ancora più seria e temibile, perché chi pensa tanto trova sempre il tempo per riflettersi da qualche parte, guardarsi, vedersi, giudicarsi

Sul tempo Mengoni ha detto tutto quello che si poteva dire. Tempo come Vita nelle parole di Fossati. E su questa interpretazione non c'è bisogno di impiegare neppure un secondo per raccontarla, ché è stata così tanto semplicemente perfetta che ogni parola sarebbe uno spreco. 

Tempo invece bisogna concederlo alla necessità di comprendere quel tempo che il musicista ha impiegato a seminare. Quello dedicato a tracciare la strada del futuro, il tempo sognato di domani che bisogna sognare oggi per poter costruire. 

È il tempo di Marco Mengoni
È il suo tempo, e oggi più che mai sarà pieno di quello che lui vorrà, di quello che sente, di quello che batte dentro il suo petto. 

Sua la semina, suo il raccolto. In questo tempo mediocre si potrebbe anche restare confusi e abbagliati da un mutamento così radicale, proprio come lo è quello che trasforma un germoglio in albero possente. 

È una rivoluzione, con i suoi estimatori, i detrattori, difese appassionate e inquisizioni cieche. Ma è una rivoluzione

«Eppur si muove» disse Galileo per sovvertire l'ordine (sbagliato) delle cose. 
E ci è voluto un intero futuro per comprendere quanto coraggioso fosse quel passato inquisito.
read more "È tempo di futuro"

domenica 18 gennaio 2015

di M LaMarghe Laurenti

[...] Questo uno di due, il primo step di un progetto in continuo divenire, ha di Mengoni l'eclettismo e l'eleganza, l'irrequietezza del giovane di 26 anni e la maturità di chi ha sudato su ogni passo del proprio cammino [...]


  
Parole in Circolo è il titolo – decisamente esplicito – con il quale Marco Mengoni ha voluto dare la soluzione ancora prima di presentare l'enigma che ogni manifestazione artistica rappresenta. 
 
Nelle numerose interviste seguite all'uscita del suo nuovo album, il musicista spiega che a questo punto del suo percorso ha sentito il bisogno di lavorare maggiormente sui testi per raccontare di più e trasmettere con maggiore sviluppo le sue emozioni rispetto al passato. 
E questo è sicuramente vero anche se, come sempre, l'artista nella sua opera si rivela e si nasconde, si mostra sì, ma attraverso trucchi e maschere. 

Il testo di una canzone è un po' come la fotografia di una persona o il disegno della pianta di un edificio, ovvero un elemento di ottima fattura, già interessante se a realizzarlo è una mano sapiente, ma rimane statico, inerte senza l'effetto vitalizzante della musica che lo cambia e lo completa allo stesso tempo: le parole vanno veramente in circolo, diventano parte di chi le ascolta, entrano in lui fisicamente solo attraverso la voce. Così smettono di essere segni e diventano suoni. 

La voce è quella parte invisibile di noi che ci caratterizza profondamente e ci sfugge al tempo stesso. Nessuno può “sentire” la propria voce come la percepiscono gli altri, esattamente come l'immagine che di noi rende lo specchio ha il vizio di essere rovesciata rispetto alla realtà. Lavorare sulla propria voce vuol dire scendere nei nostri abissi, capire da dove arriva la nostra allegria, cosa ci commuove, cosa ci fa gridare e mormorare parole smozzicate nel sonno. Non è facile, e ci vuole molto tempo. 

Marco Mengoni - ragazzo giovanissimo con una voce incredibile per estensione, limpidezza, intonazione, consistenza - ha dovuto faticare immensamente per conoscerla e domarla, allontanandosi dalle trappole del sensazionalismo e trovando i canali giusti per esprimesi pienamente attraverso di essa, non solo sul piano superficiale della bravura, bensì su quello più denso della creazione musicale, dell'impronta dell'artista vero. Infatti, avere una voce “bella” o “brutta” non è così fondamentale per fare il cantante se si sanno veicolare delle emozioni intense (e da Bob Dylan a Vasco Rossi, da Maria Callas a Gianna Nannini gli esempi si sprecano), ma quando la voce più che bella è spettacolare, incantevole, dotata quasi di vita propria rispetto alla persona da cui arriva, può diventare una trappola mortale per un artista. Se ne può diventare schiavi, come un'attrice della propria bellezza, entrando nel labirinto di un ruolo da cui molti sono stati spezzati. 


Questo uno di due, il primo step di un progetto in continuo divenire, ha di Mengoni l'eclettismo e l'eleganza, l'irrequietezza del giovane di 26 anni e la maturità di chi ha sudato su ogni passo del proprio cammino. È frutto di un lavoro minuzioso, certosino

Marco dichiara di essere intervenuto anche 180 volte su una sola traccia, ma nessuno degli intervistatori di turno ha fatto un commento in proposito. Per arrivare al risultato di 180 interventi su un pezzo vuol dire che ogni dieci secondi di quel brano sono stati riascoltati e modificati almeno una ventina di volte ciascuno, un lavoro incredibile. Come se uno chef per arrivare al sapore perfetto buttasse tutto e ricominciasse 500 volte. 
Ogni suono è stato calibrato rispetto agli altri per ottenere l'esatto effetto voluto da Marco e dal suo produttore Michele Canova. Il risultato è tale che se in Guerriero si sente il soffio del vento, lo scalpitare dei cavalli, cento voci diverse che si intrecciano (incise da Marco su ottave diverse, in modo da sembrare un coro misto di uomini e donne ); se in Io Ti Aspetto il cantato è elegante e preciso come un bisturi dal manico di madreperla - ben diverso dall'intenzione diretta e coinvolgente di Esseri Umani - è perché Marco è saldamente alla guida del suo io vocale/musicale

Ascoltare Parole in Circolo significa salire su di un veicolo (astronave, carrozza, vascello, deltaplano...) progettato, realizzato e condotto da Marco Mengoni, che si è avvalso certamente di vari ed illustri collaboratori, ma che ha dato un'impronta assolutamente personale ad ogni minimo particolare. È un album molto più omogeneo dei precedenti, che scorre quasi senza soluzione di continuità da un brano all'altro nelle modalità di un pop a volte più melodico, a volte più ironicamente stuzzicante ma sempre di grande eleganza. 

Come enunciarono i pionieri del design industriale del xx secolo: la gente, tutta la gente, ha diritto di avere nella propria quotidianità la stessa bellezza cui nei secoli precedenti avevano diritto solo le classi agiate. Anzi, tanto maggiore è la diffusione di un prodotto, tanto più meticolosa ed accurata deve esserne la progettazione. Marco, per dirla in metafora, ha realizzato per questa sua playlist una serie di brani sì molto "indossabili”, ma curati in ogni dettaglio. Ad esempio, è straordinario come gli strumenti acustici e l'elettronica si fondano in una tensione anche molto “visuale”: certi sfondi, le atmosfere, i mood che solo l'elettronica può realizzare si sposano con la chiarezza di un arpeggio di chitarra, nitido, quasi solido nella sua matericità. Così Marco Mengoni firma una “collezione” che ha tutta la genialità e la cura dei particolari del vero Made in Italy, ma con un respiro internazionale che le assicura un grande futuro. 

Il due di due è ancora in viaggio e sicuramente porterà altri suoni ed altre atmosfere. Forse piatti dai gusti più decisi, profumati con spezie di altri continenti... Parole in Circolo parte uno è un album pop di altissimo livello, inventato, pensato, realizzato e “suonato con la voce” da un artista che ha tutto il tempo e le qualità per stupirci ancora in mille modi diversi.

read more "La forza del Guerriero"

mercoledì 14 gennaio 2015

di Emilia Gatti 

«Le parole sono pesanti», dice Marco Mengoni parlando del suo ultimo disco, Parole In Circolo (uno di due). Ha ragione, noi lo abbiamo sempre saputo che le parole sono pietre, e come tali possono essere usate per lapidare o per costruire. In questo caso, ascoltando il cd dell'artista, possiamo dire a ragion veduta che le parole sono mattoni. E Mengoni ci costruisce un mondo tutto nuovo

La copertina di Parole in Circolo (1/2) di Marco Mengoni

Folgorati da Guerriero, perfetto connubio di parole e musiche, avevamo molte aspettative per Parole In Circolo. E dopo averlo ascoltato una sola volta ci siamo ritrovati stupiti (ancora!) dal fatto che quello che abbiamo avuto non è quello che ci aspettavamo, ma molto di più. 

Parole pesanti, mai taglienti anche se spruzzate qui e là di acido, che si accompagnano a musiche leggiadre, frizzanti, soavi, ma sempre eleganti. E tutto un progetto in divenire che giorno dopo giorno svela la sua grandezza, la sua spinta innovativa che ci fa ragionare su molte cose, a cominciare dal fatto che un artista così proiettato verso il futuro forse l'Italia non lo ha mai avuto. 

«Le parole sono pesanti», dice Marco Mengoni rispondendo alle domande dei giornalisti, e chissà se è per questo che di parole lì sulla carta stampata oppure tra quelle degli speaker radiofonici abbiamo letto/ascoltato solo quelle di Mengoni. Forse perché c'è troppo da dire? Forse perché ancora non c'è la visione complessiva del progetto? Forse perché non ci si può sperticare in complimenti perché non usa per un giovane “ex talent”? Mah... Noi siamo fan, non abbiamo un canone da rispettare, possiamo sbagliare senza essere crocifissi, e abbiamo il tempo per approfondire l'argomento. A cominciare dal “progetto”. 

Progetto che vede in un unicum stile/fruizione/tecnologia/musica. Mengoni si è caricato del ruolo di icona – e visto che lo è davvero, la sua non è neanche una scelta, ma piuttosto un'espressione naturale – e in quanto tale detta e anticipa la moda (dal pantalone arrotolato sulle caviglie che gli conosciamo da tre anni ai colori "impensabili" come il giallo puro), scegliendo di lavorare sull'immagine (abbigliamento e grafica) in modo assolutamente innovativo: tanto per fare un esempio, il suo booklet, pur essendo stampato su carta, dà la sensazione del movimento grazie a una grafica in stile 3D

E visto che parliamo di movimento, ecco che ci troviamo nelle mani la sua app, flusso di informazioni a doppio senso di circolazione (mai vista una uguale prima di adesso), che si va riempendo di contenuti che aprono, oltre che nuove “stanze”, nuove vie di fruizione musicale (cosa sarà mai tutta la sezione ghost track?). Fruizione musicale che già si colora di nuovo quando il musicista annuncia “[...] questo potrebbe essere uno dei miei ultimi cd fisici, di plastica [...]” e scegliendo di rivolgersi a Parole in Circolo - 1/2 come a una prima playlist, in attesa che le emozioni del suo tour 2015 gli ispirino il sound di quel Parole in Circolo 2/2 che ci verrà offerto, a quanto pare, entro l'anno. E se così fosse? E se Mengoni stesse preparando il mercato a questa nuova rivoluzione/evoluzione? E se questo “ex talent” fosse il primo a scegliere di pubblicare playlist al posto di dischi, playlist che si arricchiscono di nuove canzoni tutte le volte che un brano viene finito, viene modificato, riarrangiato, rimodellato?

(Riflessione da fan: l'idea che questa rivoluzione sia stata approvata e che venga sostenuta dalla Major tra le major discografiche ci rende limpido il “peso specifico” di questo artista nell'ambito della discografia nazionale... e forse un po' di più.



Nuovo. Un mondo tutto nuovo. Che si muove sui quattro elementi di filosofica memoria: terra, aria, fuoco, acqua. Platone e Empedocle ci scuseranno per l'accostamento, ma... ma noi siamo fan, ce lo possiamo concedere! 

Cominciamo dall'aria, dalla musica, intesa qui proprio come prodotto degli strumenti musicali. Che si tratti di sintetizzatori o di un classico pianoforte poco importa, perché l'eleganza del risultato è così piena che non c'è differenza alcuna. Abbiamo ascoltato brani sostanziati solo da tastiere e brani che contengono oltre 160 tracce sonore (la maggior parte elettroniche), il tutto messo insieme in modo delicato e forte nello stesso tempo. Come l'aria, che soffia sul viso la brezza di una sera estiva o il vento tagliente di un temporale autunnale. Ci sono nuvole leggere di archi a fare più blu – per contrasto – il cielo infinito di questo disco; ci sono soffi di neve che cadono per dare più calore al nostro inverno; ci sono aliti di scirocco che sottolineano quel deserto di umanità in cui rischiamo di insabbiarci. Tutto con la stessa leggerezza (che è più trasparenza, non certo fragilità) di una giornata chiara in cui ci si attarda per una passeggiata primaverile sotto il sole. Leggerezza, sì, ma mai volo inteso come perdita di contatto con la terra. 

E se l'armonia è aria, la ritmica è terra, è materia, è onda sonora concreta che ti investe e ti sposta. Fisicamente. Grancassa di batteria e effetti elettronici che sanno di selvaggio, di piedi nudi su roccia e sassi, di contatto fisico con una realtà che è da ballare o da abbracciare; da tenere stretta o da offrire, così come si offre un dono. E se è facile pensare a Io Ti Aspetto, Come Un Attimo Fa ed È Per Questo, vi invitiamo ad ascoltare Esseri Umani, introdotto da quella nuvola leggerissima del pianoforte e poi tradotto in realtà, in “cosa possibile” dal battito che segna la coda del brano, quello che ripete come un mantra “amore è amore e amore ha vinto, vince e vincerà”. Eccoli qui i brividi, eccola qui la matericità dell'onda sonora che ci investe e che ci sposta. E non solo fisicamente. 

Onde sonore “pesanti”, pesanti come le parole delle liriche. Che sono il fuoco di questo Parole in Circolo. Non c'è uno solo dei dieci testi che non vada ascoltato, letto con attenzione. Perché qui non c'è solo la bella canzone, la bella poesia. Guerriero non è solo una canzone d'amore. Se Io Fossi Te non è solo una favola. L'argomento trattato, affrontato da 10 angolazioni diverse è sì l'amore, ma è quello con la maiuscola. È l'Amore degli umani, è Rispetto. È Libertà. Ed è rispetto (chiesto e offerto) per la libertà, propria così come per quella altrui. 
Se un paio di anni fa We Are One è stato solo un hashtag, oggi è un sentimento che cresce sempre più vigoroso, seminato e innaffiato dall'onestà del musicista

Acqua come il suono della voce che è il portale unico-e-solo per questo mondo. Suono come acqua perchè tutto permea, tutto travolge, tutto riempie e niente la può comprimere. Acqua che scorre, che si muove – e che muove - sempre, anche quando sembra ferma. 
Specchio d'acqua che sotto il sole delle emozioni completa l'aria, onda su cui riflettono fulmini, marea che sposta la terra. E che dalla terra, dissetata, si sposta in una nuvola, per poi piovere giù. Ma è come se piovesse all'insù, perché questa pioggia sembra sgorgare dalla parte più interna e più intima di chi la ascolta. Una voce che con Parole In Circolo parla, osando, di Amore Universale. Una voce che si fa ascoltare, diventando inattesa speranza per i cuori più giovani, dichiarazione d'onestà per i cuori meno giovani. 

In ogni caso, non c'è nulla da temere, ché quel batticuore, quel sorriso, quella gioia nata senza neanche sapere perché non può far male. In fondo, sono solo canzoni.
read more "Parole e suoni per un mondo tutto nuovo"

martedì 6 gennaio 2015

Parole in Circolo - Making of. Ovvero: tutto quello che si cela dietro la "costruzione" di un disco. Ma c'è molto di più, come ci racconta la clip n. 3.


Dopo aver visto l'arrivo a Los Angeles, lo studio di registrazione, l'incontro con i musicisti (clip n. 1); dopo aver visto le prime fasi di lavorazione, con la registrazione della voce (clip n. 2); ecco che Marco Mengoni offre nella clip n.3 la parte fino a ora più preziosa del suo lavoro backstage: se stesso, il suo mondo ben diviso tra pubblico e privato

E questo è davvero un regalo immenso, perché ci dà modo di conoscere un po' Marco-persona, l'uomo lontano dalle telecamere, quello "quotidiano", quello che nessuno (a parte i suoi parenti e i suoi amici più intimi) conoscerà mai: Marco ci ha fatto vedere con i suoi occhi quello che lui ha visto, dall'Hard Rock Café alle pale eoliche nell'interland losengelino, dagli scaffali del supermercato fino alle immense highways, percorse con lo spirito della gita, con tanto di rifornimento "fai da te" e pulizia dei vetri.

La clip è un riassunto della vita dell'artista, quella che di solito non si racconta, e che è fatta di privato e di pubblico insieme, tutto mescolato di continuo. 


La prima parte ha come protagonista Mengoni-pubblico, che parla della sua musica, del suo lavoro, del suo continuo confrontarsi con altre persone da un punto di vista professionale. Ma "il confronto è libertà, perché è così che si oltrepassano i propri limiti". 

Infatti, la telecamera oltrepassa il limite consentito ai fan, e si sposta su Mengoni-privato, quel ragazzo che si concede una gita insieme con un paio di amici al solo scopo di godersi una giornata normale, visitando un parco naturalistico ("che è veramente enorme, più grande di Villa Ada, diciamo..."), giocando senza maschera alcuna, tanto da ammettere che avevano finito per perdersi ("c'è pure scritto: LOST")




Marco che gioca a fare il selvaggio, la cugina Iaia e la compagna d'avventure Marta che lo guardano complici e divertite... Poi il ritorno al lavoro, con lo sguardo serio e infinito di Marco sul suo futuro.

Futuro che è fatto di lavoro. C'è tempo per un'ultima battuta, un ultimo lazzo arguto ("Tutto si crea, tutto si distrugge, niente si trasforma") prima di tornare a essere il "Signor Mengoni", la faccia da fotografare e stampare in ogni minima espressione glamour possibile. 

Per lavoro, solo per lavoro.

Ora si resta in attesa dell'ultima clip, la quarta, che verrà messa in onda su Real Time alle 21.05 di domenica 11 gennaio


Cosa ci riserverà di ancora più prezioso il nostro musicista?

Stay tuned!

 
read more "La differenza tra pubblico e privato"

giovedì 18 dicembre 2014



Parole In Circolo – Making Of
Quattro appuntamenti dedicati da Real Time al prossimo disco di Marco Mengoni


La notizia, così come la leggiamo, ci ha fatto balzare sulla sedia. Perché di solito, per quanto ci ricordiamo, i “making of” vengono sì pubblicati (in forma di video, film, documentari, a volte anche libri), ma sempre dopo l'uscita del disco. Diciamolo: normalmente sono operazioni celebrative legate a un prodotto musicale di grande successo, messi in vendita per continuare a cavalcare l'onda perfetta. 

Marco Mengoni, invece, la pensa diversamente. Anzi, ci sembra che invece di pensare – come fanno tutti – in prima persona singolare (io), l'artista laziale pensi in prima persona plurale, NOI. Così, dopo aver fornito gratuitamente a tutti i suoi fan un nuovo fan club tecnologicamente avanzato, la sua app (gratuita e bellissima!), la casa #DoveNasconoLeIdee come lui stesso l'ha presentata, ecco che sembra volerci far partecipi del suo lavoro, mettendoci a disposizione tutta la fase di lavorazione di un disco che già ci appartiene e che man mano che verranno trasmesse le quattro puntate di questo speciale sarà sempre più NOSTRO

Un Artista trasparente. Perché non c'è trucco né inganno: è tutto a disposizione, gratuitamente, ché Real Time, il canale televisivo che trasmetterà in quattro parti questo Making of, è un canale presente sul digitale terrestre, quindi senza bisogno di abbonamento. 

#SemplicementeNOI è stato un hashtag lanciato dal musicista qualche mese fa. Più trascorrono i giorni, più ne capiamo il senso e più ci accorgiamo di quanto immenso sia il suo modo di farci sentire davvero parte del suo progetto. Un progetto che nasce certo da una esigenza personale, quella di esprimersi in musica, ma che è pensato proprio per chi lo vorrà ascoltare, per chiunque voglia entrare a far parte del suo mondo. 

Un mondo che è fatto di note e che usa tutta la tecnologia più nuova per farci sentire protagonisti, come se fossimo sempre sotto al suo palcoscenico a cantare e ballare e ridere e scherzare insieme con lui. Insieme


Parole In Circolo – Making Of 
su Real Time 
canale 31 del digitale terrestre 
alle 21,05 
domenica 21 e 28 dicembre 2014; 4 e 11 gennaio 2015
read more "Un Making Of che sorprende in anticipo"