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venerdì 24 gennaio 2014



Premessa - Una tavola rotonda composta da 20 rappresentanti di gruppi/pagine dell'universo mengoniano (gruppi italiani, spagnoli, greci, russi, argentini, messicani, brasiliani, tedeschi, francesi svizzeri) ha organizzato i festeggiamenti per il primo milione di iLike sulla bacheca ufficiale di Marco Mengoni. Quanto segue è il risultato di una messaggeria ricca e creativa, che si è arricchita delle idee di ciascun gruppo partecipante muovendosi dall'idea-base INSIEME PER FESTEGGIARE. Purtroppo, anche se cospicue, le amicizie di ciascun partecipante non sono infinite: chiediamo quindi a chiunque legga questo post di condividerne il contenuto con ogni suo contatto ma NON sulla bacheca ufficiale di Marco, altrimenti che sorpresa è? ;-) Grazie! 

Istruzioni 
per festeggiare 1.000.000 
di i-Like 
sulla bacheca ufficiale di Marco Mengoni





UN MILIONE di i-Like è un traguardo importante, è un EVENTO che festeggeremo così: 

- sulla pagina facebook di Marco
scrivendo una frase nella nostra lingua + #OneMillionLikesMARCOMENGONI  

- sulle nostre bacheche (profilo personale + gruppi di cui si è amministratori)
utilizzando per almeno 48 ore le immagini qui allegate come foto cover (ne trovate una per il profilo singolo e una per la pagina/gruppo). Chi può, è pregato di fare uno stamp (uno screenshot) della propria pagina facebook con la cover pubblicata e la posti sulla pagina facebook di Marco, accompagnandola con la frase personale e con #OneMillionLikesMARCOMENGONI 

FOTO PER PROFILO PERSONALE 
(la trovate anche sotto il post nella nostra pagina facebook)


FOTO PER PROFILO PAGINE E GRUPPI
(la trovate anche sotto il post nella nostra pagina facebook)

ATTENZIONE!!! LE FOTO VANNO UTILIZZATE SOLO QUANDO SI RAGGIUNGERA'  
1 MILIONE DI FAN IN BACHECA UFFICIALE E NON – NO! - PRIMA. 

- su twitter
allo scoccare del milionesimo “mi piace” ci troveremo tutti su twitter per la fan action globale #OneMillionLikesMARCOMENGONI 
ATTENZIONE: ognuno di noi farà anche 1 solo tweet pubblicando lo screenshot della propria pagina con la cover-evento e SOLO con la menzione @mengonimarco (NO hashtag, NO #OneMillionLikesMARCOMENGONI altrimenti twitter si arrabbia) 

- su instagram
pubblicando lo stamp (lo screenshot) della propria pagina + #OneMillionLikesMARCOMENGONI 

È la prima volta che tutto l'Esercito si unisce compatto per festeggiare Marco, un “raduno virtuale” pensato e organizzato INSIEME come UNO per dire a Marco SENTI IL SOUND DEL TUO ESERCITO! Mettiamo davanti il cuore e prepariamoci a far sentire forte il nostro WE ARE ONE!

read more "Festeggiamo TUTTI INSIEME il primo MILIONE"

mercoledì 15 gennaio 2014




“Anche il cammino più importante inizia con un piccolo primo passo”, potremmo dire citando il ben più marziale Sun Tzu. 
Ma così è: tutto ha un suo inizio, quel che importa è inziare bene! 


Marco Mengoni - Capodanno in Musica - Rimini (ph. Germano Pozzati)

Abbiamo visto cominciare la carriera professionale di Marco Mengoni con un numero scritto sul petto mentre le braccia si incrociavano a X per XFactor

Lo abbiamo visto affrontare ad occhi chiusi e con voce emozionata il primo provino del talent show e poi... 

Sono passati 4 anni, e Marco ci ha regalato a capodanno una preziosa anticipazione di quanto sarà a breve: con il ritornello de L'Essenziale in spagnolo abbiamo ascoltato tutti quale sarà la prossima mèta del suo viaggio. 

Ed ecco il primo passo verso Ovest, con Incomparable (il titolo della versione spagnola della hit mengoniana) a far da sottofondo a una trasmissione romantica come l'iberica versione del nostro "Uomini e Donne".




Non è una traduzione del singolo triplo platino, ma una versione diversa, con un diverso significato che chiede una voce modulata su frequenze più romantiche, la cui emozione resta e si conferma ancora come “incomparabile”. 

Sì, il primo mercato estero per il nostro Mengoni d'esportazione è la Spagna e tutti i Paesi di lingua spagnola. Come è giusto che sia adesso

Oggi abbiamo un artista che è specchio della migliore mediterraneità, con una voce calda e avvolgente a far brillare profondi occhi scuri. E qual è il mercato più affine a questo nostro DOC nazionale? 

Ogni cammino più importante comincia da un piccolo passo. Un passo che sia misurato con quanto abbiamo da portare avanti, così da mostrare tutta l'eleganza e la bellezza di un'avanzata sicura e precisa. Un primo piccolo passo, che è arrivato come sottofondo nelle case di milioni di spagnoli, così da sentire il profumo di quanto sarà senza svelarne subito tutta l'incomparabile magia. 

Questo è quanto di bello, potente e vero oggi ha il Mengoni nazionale da offrire Oltralpe. Così il primo passo è misurato, deciso, fatto, e mostra l'artista per quello che oggi è al di là di ogni dubbio: uno splendido e incomparabile artista italiano di enorme talento. 

Ed è solo il primo passo. Perché lungo il cammino, ne siamo certi, ci aspettano anche altri suoni, altri Paesi. Dove arrivare – quando sarà il tempo giusto - con tutta la forza che un percorso affrontato con cura può dare.

Stay tuned!

read more "Primo passo verso Ovest"

lunedì 6 gennaio 2014



Il 2013 è finito, viva il 2013! Così, tanto per fare la citazione. Perché come ci suggerisce lo stesso Mengoni, è già tempo di guardare avanti. 

Marco Mengoni sul palco di Rimini nel live di Capodanno


#Il MeglioDeveAncoraVenire, dice la sua manager, e noi ci crediamo, ancor di più guardando le novità portate sul palcoscenico riminese la notte di capodanno. 

Sì, il 2014 è arrivato con il suo bel carico di cose nuove da scartare come fossero preziosi regali, e da conoscere, un po' come si fa leggendo i libretti di istruzioni. E cominciamo subito con la #cosapiùbella, quella che ci ha fatto fare il primo sobbalzo entusiasta dell'anno: Incomparable

L'Essenziale avrà la sua versione in lingua spagnola, e quindi sarà – per misura musicale - “Incomparable”. Ne abbiamo sentito solo il ritornello, ma non vediamo l'ora di ascoltare tutta la canzone vestita di questa nuova, bellissima fragranza. E restiamo in attesa di gioire all'annuncio di quanto seguirà, perché se e quando uscirà questa versione international è certo che il Nostro dovrà promuoverla. E non in Italia! 

Andiamo avanti. Allarghiamo lo sguardo al palco e troviamo altre #cosebelle. Ritroviamo Gianluca Ballarin, musicista “noleggiato” per il tour 2013, ritrovato a Los Angeles e in tutte le altre esibizioni live del Protagonista. È molto bravo, ci piace, siamo contenti. 

Troviamo due coriste, Nicole Pellicani e Roberta Montanari. Voci, volti e nomi più che conosciuti visto che le abbiamo ascoltate sempre come backing vocals per Elisa e Cremonini, solo per fare due nomi. Ed è solo #buono&giusto per tantissimi motivi, il più importante dei quali riguarda la libertà del Solista di improvvisare, virare, carpiare, giocare come e più gli piace, libero finanche dai suoi stessi cori registrati e usati come base. Ora, con due voci femminili e due maschili in sottofondo (Peter Cornacchia e Giovanni Pallotti li abbiamo sentiti ancora pure ai cori), tutta la parte musicale diventa molto più corposa, più morbida e completa. 
Certo, le due fanciulle hanno avuto un battesimo del fuoco che più fuoco non si può: esordire davanti a più di centomila persone in diretta televisiva per la notte di capodanno con tutto l'Esercito schierato... un po' di tremarella verrebbe a chiunque, ma noi le abbiamo molto apprezzate, e applaudite di gusto soprattutto nella versione riminese di I Goth The Fear. Le rivedremo? Mah, chissà. Perché anche loro, come ogni singolo protagonista del mondo della musica, sono “a noleggio”, con contratto a tempo determinato. Non ci resta che apettare. 

Altra #cosabella è la presenza di Alessandro De Crescenzo alla chitarra. Che non prende il posto di Luca Colombo, ovviamente. De Crescenzo, “doc” per gli amici, è un chitarrista di tutto rispetto, con un passato vissuto sui palchi di artisti come Tiziano Ferro e Cremonini (e sì, ancora: si sa, i migliori si trovano sui palchi migliori!), con un suono ruvido e grunge che ben sposa l'energia del Frontman. Colombo, il miglior chitarrista italiano del 2013, ha da portare la sua eleganza, il suo mood di rocker sofisticato e un po' psichedelico in quel di Sanremo. E poi... bè, lui è un grande musicista con una sua carriera personale che certo ha già di per sé tempi molto fitti. 

Torniamo alla presenza di De Crescenzo. Questo nuovo inserimento ci ha fatto sentire tutta la meravigliosa energia del “vecchio” Peter Cornacchia, ora prima chitarra sul palco, che si rivela giorno dopo giorno sempre più fondamentale per quel certo sound da sentire: non avrà i decenni di esperienza di Colombo, ma certo l'alchimia che si innesca con il cantante è pura magia. E questa “rarità” è un tesoro da custodire, una #cosabella di cui prendersi cura perché cresca sempre di più. Oltre a tutto questo, Peter Cornacchia è davvero molto bravo: basta ascoltare la Kiss capodannesca per toccare con mano il suo indispensabile valore. 

E mentre ci manda in un brodo di giuggiole ascoltare la crescita musicale degli altri due “vecchi”, Davide Sollazzi e Giovanni Pallotti, restiamo con una domanda in sospeso: Marco Mengoni canta L'Essenziale in spagnolo e vola a Berlino? 

La risposta alla prossima puntata (forse). Stay tuned!

 
read more "#SoloCoseBelle fin dal primo dell'anno"

giovedì 2 gennaio 2014



Se fosse un film potremmo scegliere di commuoverci o di pensare “Eh certo, ma la realtà è un'altra cosa”. Ma è tutto vero, non abbiamo molta scelta. 


Marco Mengoni - ph. Marco Piraccini


Non c'è quasi bisogno di regia, è tutto lì: un giovane cantautore che sale per primo sul palco di Sanremo 2013, visibilmente emozionato per l'inizio di un nuovo, fondamentale capitolo della sua vita artistica, e poi lo stacco su di lui che alza il trofeo del Festival, felice ma anche un po' stupito. 

Poi il susseguirsi delle settimane in cima alle classifiche, come da decenni non succedeva, e la crescita vertiginosa delle vendite che ammantano di oro e platino la canzone “regina”. Ma non solo, perché quando esce l'album è di nuovo uno sfavillio di metalli preziosi, mentre si aprono le porte di ogni salotto virtuale, televisivo, radiofonico, scritto e orale. 

Dagli appassionati sostenitori della prima ora, tra i professionisti dell'ascolto e del glamour, è una corsa al riconoscere non più il talento (specialmente nella volgare traduzione di talent che sparisce dalla sera alla mattina), ma la grandezza e perfino il genio. Una volta si vedevano i titoli dei giornali che roteavano per esprimere la vertiginosità del successo del protagonista, ora basta sentire un click e volare da un social all'altro, da una testata online ad un blog di informazione per trovare sempre il suo nome, il suo sorriso, la sua consapevolissima svagatezza. 

Poi l'Eurovision Song Contest - con il Golia degli allestimenti più stravaganti per brani inesistenti - combattuto (e vinto alla grande nel lungo periodo) da un David che ha fatto dell'eleganza la sua bandiera, e dell'intensità la sua arma più efficace. 

Nel nostro ipotetico film i confini continentali sono velocemente superati, come testimoniano entusiastici post e tweets dall'Africa, dalle Americhe, dal Giappone e via dicendo. Il nostro protagonista si prepara al debutto del suo tour e non fa in tempo a dire “gatto”, ovvero ad annunciare una nuova data, che il sold out è “nel sacco”, e questo per più di quaranta volte, con città che implorano la terza, la quarta, la quinta data e non basterebbe. 

A questo punto lo sceneggiatore del film (che nel frattempo era andato un week end alle terme, tanto la sua presenza era inutile) torna e dice: “Ma no, via, mettiamoci qualche flop, qualche scivolone... se un equilibrista non dondola rischiosamente sulla fune, il pubblico si annoia!”. Ma dato che questo equilibrista ha già dato da quel punto di vista, lasciamogli proseguire la sua splendida corsa tra i più bei teatri d'Italia e luoghi di assoluto incanto per storia e tradizione artistica, fino alla meraviglia di Taormina, dove (che idea) si potrebbe realizzare la ripresa del concerto e poi farne qualcosa di più. Un film nel film, ah, come i più grandi registi! 

E infatti, quando in autunno cadono le foglie e le foto dell'estate sono quel che resta di momenti di grande emozione, ecco che l'artista rinnova l'appuntamento con quel pubblico che sente profondamente parte della propria storia, e crea l'occasione di una serata speciale, la proiezione del film in contemporanea nei cinema di tutta Italia del film realizzato durante il tour. 

Troppa fiction? Troppo autocompiacimento? Andiamo per strada, con una videocamera nascosta, ritroviamo quel sapore verace, amatoriale. Bambini che cantano L'Essenziale nelle recite scolastiche, signore mentre fanno la spesa, ragazzi che la fischiettano dappertutto. Il pezzo esce dagli altoparlanti dei supermercati, da ogni radio, fa da sfondo a servizi televisivi ed è richiestissimo ai matrimoni. Tra la gente vera, che ha tante difficoltà in questo periodo e si sente rispecchiata da un brano semplice e profondo. 

Ma la vicenda incalza e il nostro cantautore vola in America insieme al meglio della produzione musicale del nostro Paese, e fa in tempo a respirare aria di Hollywood che gli impegni nostrani lo richiamano in patria. Si avvicina il Natale ed il suo compleanno (“Nato il 25 dicembre? Ma dai..”, il povero sceneggiatore si dilegua, sopraffatto), ormai la sua popolarità è indiscussa e fioccano riconoscimenti da ogni lato. 

Artisti che lui ha seguito ed amato da sempre lo trattano da pari a pari, illustri critici gli dedicano lo spazio e l'attenzione che merita – mentre il silenzio di chi si ostinava a sminuirlo muove quasi a pietà – e dall'estero richiedono sempre più insistentemente suoi concerti. 

Siamo al finale: concerto di Capodanno davanti a centomila persone con collegamento in diretta televisiva. Il suo nome è annunciato con tono estatico da una bella e famosa attrice mentre la folla esplode. L'anno nuovo entra con L'Essenziale scandito da una folla a perdita d'occhio, in cui ogni viso è pieno di gioia. Lui guarda, sorride e dice “Il più bel coro della mia vita”. 

Fuochi d'artificio. 
Fine. 

Se fosse davvero un film, uno di quelli da “È nata una stella” in avanti, penseremmo “che bel sogno...”, ma non lo è. È la vita vera, la storia di una persona, di un artista che ha sentito qualcosa dentro di sé talmente forte e sincero da non riuscire a trattenerlo mai, in nessuna nota, in nessuna espressione, in nessun verso delle sue canzoni. 

È la storia di chi ha trovato in se stesso tanta energia da regalarla a migliaia di persone che a loro volta gliela restituiscono piena dei loro sguardi e delle loro storie. E dato che come diceva Marylin Monroe “Venticinque anni sono un quarto di secolo, è una cosa che dà da pensare”, non possiamo che aspettarci un altro, bellissimo film. - mlml
read more "Un anno in flashback"

mercoledì 11 dicembre 2013


Marco Mengoni al Medimex - Foto di Marianna Minafra


Sapevamo che l'appuntamento al Medimex era qualcosa da non mancare. Sapevamo che l'incontro con Ernesto Assante sarebbe stato importante. Perché era il Medimex, il luogo in cui si incontra il futuro della musica (sia da un punto di vista tecnologico che “filosofico”); perché c'era Ernesto Assante, la voce più stimata della critica musicale italiana che certo non avrebbe fatto le solite domande; perché c'era Marco Mengoni, cui il Medimex non ha assegnato neanche uno straccio di premio, che ha fatto segnare il record di presenze in loco, ma anche il record di partecipazione sui social messi in campo dall'evento barese. 

Abbiamo dovuto aspettare un po', ma – lo sapevamo e ci contavamo – ecco che sono arrivati puntuali (e benedetti!) i video che hanno permesso a tutti di seguire l'incontro di domenica 8 dicembre (trovate tutti i link in fondo al post). Un'oretta scarsa di chiacchiere che invitiamo ad ascoltare come fosse musica. Perché è musica. Per le nostre orecchie, per il nostro cuore, per la nostra curiosità.

Domanda dopo domanda, ecco che Assante ci presenta il Marco Mengoni che pochissimi conoscono: quello “di tutti i giorni”, che svolge un lavoro quotidiano faticoso (quanto quello di tutti, più o meno, ma con qualche responsabilità in più) perché poi, una volta pubblicato un disco o quando si sale su un palco non si può più dire “questa è venuta male: rifacciamola”. 


Lavoro. Un lavoro che parte da lontano, come Marco ricorda. Una storia che ascoltiamo come un racconto a lieto fine. Quello che invece qui vogliamo sottolineare è un altro aspetto messo in luce dalle risposte concrete e oneste del musicista: la sua consapevolezza


Consapevolezza che non sembra affatto conquistata con l'età, ma che sembra esserci da sempre, fin da quegli anni giovanissimi (14/15 anni) in cui “temeva” la musica perché la sentiva importante, così tanto da non sentirsi pronto. Fino all'incontro con Gabriella Ferri, fino alle serate karaoke con gli amici, fino alle “noiose” lezioni di pianoforte e di chitarra. 


Consapevolezza che esplode durante lo stage di jazz (sempre lì, attorno ai 16 anni), frequentato «senza neanche conoscere Summertime», da cui la voglia di ascoltare le grandi voci come Aretha Franklin e Billie Holiday per poi restare folgorato dalla "collosità" della voce di David Bowie, che suona sporca e imperfetta. 


Consapevolezza di sé e dei limiti incardinati dalla timidezza, sconfitta pian piano con un lavoro da ragazzino, dietro il bancone di un bar prima, poi come aiuto in uno studio di registrazione. Consapevolezza dell'importanza delle tecnologie in un mondo che non può prescindere dall'usarle, e consapevolezza nell'affrontare una vita adulta lontano da casa. 


Consapevolezza che cresce insieme con l'età. «Non mi sentivo pronto così giovane ad affrontare un tema importante come quello del testo dell'Essenziale»
, dice. Con onestà, così come racconta del suo rapporto con la sua voce, strumento potentissimo, ma che cambia, si modifica, come accade in tutti gli adolescenti. «Avevo paura e mi accorgevo di strafare», racconta prima di confessare, con semplicità, «la mia voce è cambiata tantissimo quest'anno, ora forse non arrivo più al Mi bemolle (ma subito precisa: "forse a un Re, un Do") ma non ho più paura», perché sa cosa vuole, dove vuole andare e come farlo. 


Una consapevolezza che c'è da tempo, visto che gli sentiamo dire «in tutte le canzoni che ho cantato ci sono io, perché porto stronzamente tutti i pezzi – anche quelli non miei – verso un modus che è mio». Niente è preso per quello che è, dunque, ma tutto è lavorato, interiorizzato, “mengonizzato”. 


La consapevolezza è fatica. Fatica nel dover affrontare giornate di lavoro lunghissime in cui confrontarsi con lo staff («io disegno il vestito, poi ho bisogno dei miei sarti perché lo si possa cucire proprio come lo voglio»), così come accaduto con Morgan, lì nelle sale prove di XFactor, quando si discuteva su tutto, «come affrontare una parola, una frase, la linea di basso per riarrangiarlo».


Consapevolezza che si svela in tutta la sua reale possenza quando dice «il mio mondo musicale non è pop», confermando di sentire alcuni dei pezzi da lui cantati fin troppo stretti, ché il suo orizzonte è molto più largo di quanto abbiamo ascoltato e che sa benissimo quanto sia tortuosa la strada che lo porterà, con forza e credibilità, a raggiungere la musica che sente essere la sua (bellissimo il discorso tutto attorno al “compromesso”). 


Consapevolezza anche del suo “successo” (lo mettiamo tra virgolette solo per rispetto al protagonista, che sembra non aver ancora preso confidenza con il vocabolo), di fronte al quale dice di sentirsi a proprio agio: «è vero che sono timido, ma per fare questo mestiere ci vuole una bella dose di egocentrismo», lasciando intendere che lui lo è, e che gli piace il rapporto cordiale e rispettoso instaurato con i suoi estimatori.

Non stiamo qui ad annoiarvi con i dettagli tecnici che sono venuti fuori sulla costruzione di una canzone o sul lavoro che c'è dietro ogni singola rima cantata, e torniamo a Marco Mengoni, al giovane uomo di 25 anni – quasi – che ci fa scoppiare in una risata quando, alla domanda «Uscito da XFactor non ti è capitato di perdere la testa, trovandoti di fronte una folla di fan, rischiando di sentirti un dio?» risponde: «Per uno nato il 25 dicembre, dico, sentirsi un dio è più che lecito!». 


Timido ed egocentrico. Consapevolmente artista.


Medimex - Incontri d'Autore - Mengoni/Assante - parte 1
Medimex - Incontri d'Autore - Mengoni/Assante - parte 2
Medimex - Incontri d'Autore - Mengoni/Assante - parte 3
Medimex - Incontri d'Autore - Mengoni/Assante - parte 4
Medimex - Incontri d'Autore - Mengoni/Assante - parte 5
 


 
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venerdì 6 dicembre 2013





Eccoci qui a condividere un'altra tappa di questo viaggio. Sì perché la vita è un viaggio... ed è bello poter sbagliare strada, tornare indietro, viaggiare con gli amici, viaggiare di giorno di notte. In silenzio. Con la musica nelle orechie. Anche viaggiare da soli. La cosa importante, per me, è poterlo raccontare! Mi piace pensare alla vita come un continuo godimento, consapevole che ogni momento è unico e non si torna indietro. quando mi trovo in bilico tra stanchezza e quotidianità che comincia una ricerca spasmodica di condividere. Storie, culture diverse, situazioni assurde, divertenti, pianti, sguardi che diventano lacrime e poi righe di espressione, quell'espressione di amicizia, quella voglia di sentirsi INSIEME. Tanto di questo rimane impresso nella mia mente ma non sempre riesco a scriverlo nelle canzoni, a raccontarvelo in qualche modo. Questo LIBRO VIRTUALE, come lo chiamo io, è un'altra tasca di quel portafoglio di ricordi, colori, di un anno, di un viaggio INIZIATO CON VOI e che continuerà a riempirsi delle mie e delle vostre emozioni... GRAZIE

Così Marco Mengoni presenta il concept di questo i-Book Author, un “libro” che iTunes gli ha proposto di fare, sulla scia di quelli già pubblicati dai Coldplay (nel novembre del 2012) e dai Led Zeppelin (marzo 2013). 

E sebbene già così questa nuova produzione ci sembra bellissima – sì, di i-Book Author al mondo ci sono solo questi tre – lo è ancor di più se pensiamo a cosa sia. Perché un i-Book, nonostante sia inserito negli stores come “libro”, in effetti è un canale aperto con il suo autore. E Marco è qui che è riuscito a fare la differenza, nonostante la grandezza dei suoi due predecessori.

Nel dettaglio, i Coldplay hanno messo dentro, in pieno stile glam, tutto il loro vissuto del Mylo Kyloto Live Tour, con immagini, interviste, video da backstage e varie altre curiosità, bellissime e molto interessanti. Ci sono pure le foto dei fogli di carta su cui sono nati – scritti a mano – i testi dell'album. I Led Zeppelin hanno pubblicato l'essenza della cult-band: miriadi di foto (alcune inedite) e memorabilia, interviste, commenti e chi più ne ha più ne metta. Il tutto introdotto magistralmente da Stevie Nicks.

Qui, nell'i-Book di Marco Mengoni, non ci sono le 312 pagine dei Led Zeppelin, né le 183 dei Coldplay. No. Qui ci sono – al momento – solo 46 pagine. Ma c'è Mengoni. Lui. Non uno che scrive per lui o un suo “presentatore”. C'è lui, direttamente, con tutta la quotidianità del suo essere un giovane artista che sul palco è il Re, ma dal backstage in poi è un giovane uomo di 25 anni (mancano pochi giorni, ormai possiamo dirlo) con i suoi amici, i suoi scherzi, i suoi momenti di riposo, il suo lavoro e soprattutto le sue risate.



Questa è la differenza fondamentale tra i due mitici predecessori e questo italianissimo, nuovo, rivoluzionario modo di intendere lo strumento i-Book Author. E se i selfies, gli autoscatti fatti con il cellulare, sono il must di questi nostri giorni, Marco ne ha fatto uno strumento ancora più totale, perché è attraverso queste pagine – che potremmo dire tutte selfies – che potrà restare “Marco” per tutti i suoi fan, anche se come musicista è sempre più “MarcoMengoni” (sì, tutto attaccato), l'artista di successo, quello bravo, quello cui affidare, ad esempio, il capodanno più trendy della Penisola.

Al momento ci sono solo 8 capitoli, pieni di pensieri, immagini e video. Ma l'i-Book è un canale aperto, in cui aggiungere pagine – o anche solo una foto – ogni volta che si vuole, ogni volta che il suo scrittore avrà voglia di condividere qualcosa in modo diretto, personale, semplicemente come “Marco” con tutti i suoi lettori.

Ora, che ci siano tanti o pochi aggiornamenti in fondo non importa: avere questo libro sul proprio i-Pad è un po' come avere sempre un contatto diretto con chi sta dietro quell'icona. E questo, visto dalla parte di un fan, ci sembra davvero il più bel regalo che si possa ricevere.
 

P.S. Questo tipo di "libro virtuale", che è possibile aggiornare costantemente senza dover obbligare a nuovi acquisti, è costruito su una piattaforma particolare, tecnologicamente avanzata, sviluppata da Apple per i supporti touch. Da qui non è possibile leggerlo con altri apparecchi che non siano i-Pad o computer Mac di ultima generazione (non hanno il touch, ma sono in grado di leggere il puntatore del mouse che farà sfogliare le pagine). E visto che la proposta è stata proprio dell'apple i-Tunes, al momento non c'è in commercio alcun software in grado di convertire un i-Book in un formato e-book "normale". Una limitazione oggi, certo. Ma è questo il prezzo che si paga quando si pensa mettendo i verbi al futuro. E gli artisti, quelli veri, è proprio così che pensano!

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domenica 1 dicembre 2013







Studio milanese di Michele Canova. Tra altoparlanti e mixer, Marco Mengoni risponde alle domande di una fan. E bisogna ammettere che le domande poste da questa ragazza ci sono sembrate molto più interessanti di quanto di solito sentiamo dai microfoni di blogger e presentatori di varia emittenza. 

Ci piace sottolineare un paio di passaggi dell'intervista che trovate sulla pagina web di Mediaset/video, passaggi che riguardano la musica e il modo di viverla di Marco quando non è su un palcoscenico, ovvero quel “momento” che noi fan non conosciamo. 

Il bello dell'essere in studio – racconta Mengoni – è che «puoi prenderti i tuoi momenti per scrivere», oppure per «chiuderti di là suonando il piano». Parole che ci proiettano un film in cui il musicista si assenta da ogni collegamento con il mondo esterno per scrivere quello che gli è arrivato come emozione, come ricordo, come immagine degna di essere raccontata; oppure lo vediamo seduto al pianoforte per mettere insieme accordi su accordi fino a trovare la sequenza giusta, che “suona” proprio come lui vuole... 

Si continua scoprendo un po' di quella che è – ad oggi – la sua idea di futuro. Marco parla del suo pubblico, che è sempre di numeroso e sempre più variegato, trasversale. Un pubblico al quale sente di dover dare «sempre cose nuove» ma che siano sempre sincere, “cose” che provengono da lui, dalla sua vita, dal suo sentire. Quindi, senza mai tradire l'ingrediente fondamentale che sta alla base del suo meraviglioso rapporto con i fan: l'onestà della comunicazione. 

E parlando del suo ultimo singolo, #Non Me Ne Accorgo, ecco che si continua a parlare di futuro. Perché è un brano che – secondo proprio quanto dice l'artista – lasciarebbe intravedere un po' della musica che ci aspetta, musica che non trascurerà parti classiche insieme con ritmi più sostenuti, senza fare a meno di un testo “forte”. 

Certo, magari domani cambierà tutto perché domani si “sentirà” in modo diverso... Ma intanto noi ci teniamo questi segnali, restando pronti a inaspettarci di tutto!

Stay tuned! 

 
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mercoledì 30 ottobre 2013



Marco Mengoni all'IIC di Los Angeles - Ph_Gianfilippo De Rossi per Hit Week


Che cosa ci vuole? Ci vuole carattere.  E forza e pazienza,  e la capacità di saperle  usare al momento giusto.
Ci vuole talento, certo, come in tutto, ma ci vuole soprattutto il cuore per tirarlo fuori e non inciampare su quell'ultimo gradino che porta sul palco.

Il palco è bello, elettrizzante, un trampolino da cui ci si butta nell'infinito, una rampa di lancio. Ma è anche il luogo in cui si è esposti come in nessun altro, in piena luce davanti a tutti quegli sconosciuti che da te cercano un'emozione, bella o brutta, qualcosa che valga la pena di essere ricordato.

E allora, sotto quelle luci con tutto un teatro, un palazzetto, un'arena che ti sta guardando vale la pena di starci solo per qualcosa di vero, per un momento che valga la pena non solo per il pubblico, ma soprattutto per l'artista che sera dopo sera si sta raccontando.

Marco Mengoni ha scandito in quaranta date la sua parte live del 2013, ed in ognuna di queste ha ringraziato e abbracciato nel modo più sincero tutti quei visi, quegli occhi che l'hanno circondato. Alcuni da sempre, altri da tempo e molti altri per la prima volta, coinvolti dall'entusiasmo di chi aveva già vissuto i suoi concerti dal vivo, oppure incuriositi da quel ragazzo così giovane che aveva vinto Sanremo. Ma sono stati tanti a riempire i teatri e le arene per due, tre, quattro, cinque volte con dei sold out così rapidi da stupire persino gli addetti ai lavori.

Marco ha lavorato a fianco dei massimi livelli di professionalità italiana sia a livello musicale che organizzativo e tecnico: le luci dello spettacolo erano tutt'uno con la geometria degli interventi strumentali ed il suono era curato il più possibile rispetto alle varie situazioni acustiche. Così la sua creatività, la sua naturale propensione a variare i pezzi ogni sera si è potuta appoggiare ad una base solida ma nello stesso tempo aperta ai suoi scatti di fantasia.

Ci vuole orecchio, ma anche occhio e un istinto innato a capire entro la fine del primo brano se il pubblico già ti conosce -e diventa quasi un alter ego, un compagno di giochi- o va conquistato piano piano, porgendo ogni pezzo con la delicatezza che lascia il tempo di gustare ogni passaggio, di far sentire quanta bella musica c'è dentro ogni canzone.

Con Marco si è ballato sotto la luna, si è sognato davanti al mare e si è riso ai suoi racconti, sempre più estesi ed articolati, di momenti surreali che un giovane artista può trovarsi a vivere; o ci si è commossi di fronte alla sua gratitudine intensa, sincera nei confronti del suo pubblico.

E sono arrivati i grandi numeri: i milioni di visualizzazioni, i premi, i platino e multiplatino, l'incredibile permanenza nelle classifiche e la fortissima presenza sui social network. Ma anche così si respira aria di partenza (e non di arrivo) di slancio, di avventura. 

E ci vuole tanta testa insieme a tanto cuore per stare davanti al gotha della produzione e del giornalismo musicale americano con solo una chitarra ed una tastiera a sostenerti, e far capire quanto vali a chi, in quel campo, la sa più di tutti, a chi non si beve un effetto per coprire il tremore nella voce o un vocalizzo tanto per prendere tempo. A quel punto ci vuole solo l'anima, quella che hanno solo i veri artisti, e il modo di farla venir fuori nei pochi minuti di una canzone.

Non ha più importanza dove, come e di fronte a chi si canta: c'è solo la musica e l'anima. E un brano cantato cento e cento volte, un brano tuo, uno che canti da quando non eri che un ragazzo qualunque si riempie di quel nuovo te che rinasce ogni giorno coi suoi dubbi, i suoi ricordi e la sua grande, inarrestabile forza.

Perché sì, ci vuole forza ma anche qualcosa di più. Ci vuole Marco Mengoni. (mlml)


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venerdì 11 ottobre 2013




Finalmente! L'elenco delle sale cinematografiche collegate al circuito Nexo Digital in cui verrà proiettato il film-documentario #PRONTOACORRERE-ILVIAGGIO è stato pubblicato sulla pagina Marco Mengoni - l'evento al cinema

La locandina del film-documentario #PRONTOACORRERE-ILVIAGGIO

Ben 172 sale cinematografiche, in 18 regioni italiane, il prossimo 6 novembre proietteranno in diretta via satellite l'anteprima di quanto poi verrà messo a disposizione (dal 12 novembre) con il cofanetto/dvd in cui - oltre alla registrazione del concerto live tenuto da Marco a Taormina lo scorso 26 agosto - siamo certi non mancheranno tanti bellissimi contenuti extra.

Torniamo all'evento, torniamo a #ILVIAGGIO nei cinema perché c'è ancora un "piccolo" dettaglio da riportare. Marco, collegato in diretta con tutte le sale cinematografiche in questione, avrà a disposizione un qualche strumento tecnologico (pad o computer o supercellulare, non lo sappiamo) sul quale leggere tutte le domande che gli spettatori presenti nelle sale cinematografiche gli faranno tramite social network, semplicemente scrivendole su facebook o twitter insieme con l'hashtag #marcomengoniilviaggio (occhio alla doppia i!). Come il Nostro risponderà non lo sappiamo: ci sarà una parte con Marco sullo schermo? oppure risponderà "stesso mezzo", ovvero rispondendo su twitter e/o facebook?

Intanto, che si apra la corsa al biglietto: anche se non tutte le 172 sale cinematografiche hanno iniziato la vendita proprio l'11 ottobre, non dubitiamo che in paio di giorni si apriranno tutti i botteghini. E facendo la citazione, vi salutiamo con un "Buona visione! no, Buon ascolto! no, Buona Visione..." insomma, Stay Tuned!

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sabato 5 ottobre 2013

Marco Mengoni a Taormina - Foto di Germano Pozzati

Era il 31 maggio 2013 quando alcuni protagonisti dell'Essenziale Tour 2013 rilasciavano le interviste di cui qui riportiamo stralci e video. E lo facciamo nonostante il fatto che ne abbiamo già letto e discusso abbondantemente perché vogliamo ribadire un paio di concetti che a volte sembrano finire in un secondo piano. La bravura di Marco è sempre così esuberante... poi ci si metta il fatto che è anche bello, ed ecco che quello che poi conta davvero per un concerto – la musica (voce e strumenti) e lo spettacolo in sé (luci e scenografia) – diventa quasi un fondale scolorito all'interno dei nostri discorsi su Marco Mengoni

No. Marco Mengoni è un musicista cui guardare con occhi ben diversi da quanto si faccia solitamente. Perché non è più il “ragazzo” che lasciava sorpresi per la bravura e presenza scenica. Ora è un giovane uomo, un serio professionista, che sa bene quello che vuole e che lavora tantissimo perché questo accada. 

Visto che lui, per quella grande umiltà che ben gli conosciamo, non se ne vanterà mai, lo facciamo noi. Esatto, con questo post – lunghissimo da leggere e vedere – vogliamo vantarci di lui, vogliamo riempirci il petto di orgoglio e soprattutto vogliamo che il maggior numero di persone ascoltino – e leggano – quello che di Mengoni viene detto. E non da suoi fan, bensì da alcuni tra i più grandi professionisti tecnici del settore musicale in Italia: Alberto “Mente” Butturini (considerato il miglior fonico da live) e Mamo Pozzoli (il “genio” delle luci conteso non solo a livello nazionale). 

Cominciamo proprio da Mente Butturini, di cui riportiamo per iscritto un estratto della sua intervista

«Sono sei musicisti più lui. Sono due tastieristi di cui uno è Gianluca Ballarin, che fa essenzialmente i pianoforti e cura le sequenze, e Andrea Pollione che fa hammond e tastiere. Poi abbiamo due chitarristi, Peter e Luca Colombo, che si dividono equamente le parti chitarristiche... (lo spettacolo sonoro) è molto virato verso il chiatarrismo... incastri di parti... l'arrangiamento... Poi c'è Giovanni e Davide -alla batteria- che sono due collaboratori di lunghissima data che Marco ha voluto rimanessero con lui... basso e batteria. E poi c'è Marco che mette d'accordo tutti: qualcunque cosa succeda lui in ogni caso raddrizza e porta a casa tutto. […] La tournée è partita con delle aspettative molto grandi e le ha confermate in pieno durante il percorso. Noi abbiamo fatto fin'ora teatri esauriti sempre, l'estate si prospetta altrettanto... è stata aperta una coda settembre-ottobre, dove molto probabilmente anche lì sarà così e quindi mi piacerebbe che ce ne fossero 50 di tournée così in Italia, capisci? Il fatto che abbiano deciso di prendere delle persone di una certa esperienza nei posti chiave evidentemente era per dare un piccolo valore aggiunto a quello già grosso che avevano dato creando questa band e dandola in mano prima a Michele Canova che ha prodotto Marco, e poi a Luca Colombo, chitarrista musicista che conoscono tutti, che ha preso in mano la produzione artistica della tournée che ha fatto un grandissimo grandissimo lavoro a livello musicale. Marco non si scopre, non si discute: lo metti sopra un palco e mette d'accordo tutti. Canta da paura, ci sa stare alla grande e quindi è un bel concerto che passa un po' tutti i generi musicali: citazioni anni Sessanta, anni Settanta, si va quasi nell'hip hop, nella musica dance... le ballad, e quindi insomma devo dire che il concerto è divertente, il pubblico è in delirio, scatenato (...)». 

Butturin dà tutta una serie di dati tecnici sul set-up che, tradotti per noi comuni mortali, vuol dire che c'è un gran bell'impianto, che è tutta musica suonata dal vivo e l'unico effetto speciale è un distorsore per alcune parti cantate da Marco (tipo nel ritornello di Dall'Inferno). L'impianto è molto buono, molto versatile tanto che si adatta perfettamente sia al chiuso che all'aperto. 

Ancora Butturin, sempre su Marco: «Io trovo che Marco sarebbe comunque arrivato qua anche senza passare dal talent. Perché lui comunque è un talent. In ogni caso. Quindi questo per lui sarebbe stato un percorso naturale a prescindere dall'esistenza o meno di un talent show. Perché io sono del parere che il talento quando c'è esce in ogni caso. Dopo, è chiaro che loro hanno una visione un po' diversa del mondo del live. Considera che tra me e Marco ci sono 20 anni di differenza, potrebbe essere mio figlio. Io ho un vissuto di tour di anni, di artisti e di musica da cui vengo, degli anni rock e indietro, che mi fa vedere con gli occhi probabilmente diversi di un giovane talento come lui. Però il rapporto che ha con noi è un rapporto da artista adulto, capisci, quindi si confronta alla pari, lui sa quello che vuole, lavora e fa lavorare gli altri, li motiva in modo che si raggiunga quello che lui vuole e credo che questo sia il modo migliore per essere stimati dalle persone. Perché noi stimiamo lui, perché quando entra sul palco noi siamo sicuri che una grande serata ci sarà di sicuro. Il fatto che lui stimi noi perchè gli ridiamo indietro quello che lui fa, il cerchio si chiude lì e quindi insomma è giovane però sa già come si fa a fare questo lavoro».  
Passiamo il microfono a Mamo Pozzoli, che tra i mille dettagli tecnici richiestigli proprio dal genere di testata che lo ha intervistato, dice un paio di cose che ci fanno scoprire ancora un'altra faccia dell'artista Marco Mengoni: «Marco non ha voluto il segui-persona (lo spot che illumina sempre il protagonista su un palco, ndr)... È una richiesta sua, particolare. Questo fatto, che lui abbia chiesto espressamente di non avere il segui-persona ha rappresentato da subito un spartiacque nel senso che siamo entrati in un mondo dove forse l'immagine dell'artista non è quella patinata televisiva da rivista a cui siamo abituati [...] lui ha accettato il fatto di entrare in un mondo in cui sono concesse delle deroghe... immagini volutamente un po' sporche che credo che gli piacciano molto. Marco è stato molto coraggioso a fare un tour con un tipo di palco come questo che non è esattamente un palco televisivo per eccellenza». 


ricca di bellissimi dettagli comprensibili per comprendere 
molto meglio quanto bello sia lo spettacolo pensato insieme con Marco) 

Altro tecnico, Pier Paolo Baldelli, direttore di produzione del tour F&P: «È un tour che sta andando benissimo, è davvero una piacevole scoperta, una piacevole sorpresa. Da un punto di vista artistico e dal punto si vista della resa, questo è il tour top dell'anno, sì. Nei confronti dei talent da parte di tanti addetti ai lavori noto una certa forma di snobismo invece secondo me il talent è una grandissima opportunità per fare emergere talenti che abbiamo in giro ma di cui nessuno si accorge perché magari non conoscono la figlia del discografico, che magari non hanno come contattare una radio, che magari non sanno da quale strada passare, non sanno qual è la via per arrivare. Il talent è secondo me una grandissima opportunità per fare emergere talenti e Marco ne è un esempio eclatante perché Marco probabimente sarebbe esploso lo stesso visto il talento però sicuramente il talent è stato un grande viatico per arrivare al grande pubblico. In questo momento attorno a Marco c'è una grandissima attenzione a livello discografico… A un certo punto si decide che questo ragazzo ha le potanzialità, ha le capacità, ha il talento per poter diventare – ammesso che già non lo sia – un nome top nel panorama nazionale e dopo l'Eurovision probabilmente anche nel panorama internazionale. In quel momento si decide di fare investimenti importanti. Avere in tour Pozzoli e Butturni vuol dire avere in tour nomi di fascia altissima [...]». 


Le conclusioni per una volta non le abbiamo tirate noi: vi facciamo ascoltare quelle registrate proprio dal giornalista che ha raccolto le interviste e che ha visto lo spettacolo con sguardo e udito del “tecnico”: 



Tutti i video, considerazioni riportate ed altri "tecnicismi" molto molto interessanti sul magazine soundlite.it 

Stay tuned!
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